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Da Gramsci a Lele

lele-moraL’altro ieri  era circolata la voce che Lele Mora, nota maitresse del berlusconismo per quanto concerne anche il cotè gay della corte dei miracoli, sarebbe diventato direttore de l’Unità o almeno dell’ennesimo tentativo di riedizione del giornale. Un direttore peraltro perfetto per un giornale del renzusconismo, sia perché il personaggio per quanto riguarda il lato “a” è stato condannato per evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, spaccio di droga e favoreggiamento della prostituzione e messo da qualche buon prete sempre disponibile a far servizio sociale, sia perché molte mezze tacche  dello gossip set  televisivo hanno sfiorato il suo lato b in cerca di visibilità. Insomma una specie di cortigiana a tutto tondo  che esprime la volgarità, l’ atonia  e l’idiozia del Paese, quella stessa che l’altro giorno ha permesso a una decerebrata invitata, per spirito di colleganza, nel siparietto della Gruber, di spiegare che ha partecipato alla manifestazione anti no Tav (la doppia negazione esprime a pieno la vuotaggine delle manovre mazzettare) non perché sappia alcunché della ferrovia ad alta capacità, ma perché si fida dei governi precedenti. La poverina nella sua supponente atarassia intellettuale nemmeno immagina  che proprio i tecnici dei governi precedenti  hanno dovuto alla fine ammettere l’inutilità dell’opera e dunque la sua continuazione er altri scopi che lascio immaginare quali siano.

Non c’è dubbio che personaggi del genere, per giunta esposti in pubblico come gioielli della corona degli stupidi, rimandino ai potenziali benefici dell’eugenetica, ma per tornare a noi la notizia di Mora direttore si è rivelata una balla o almeno così ha sostenuto la Piesse, società residuale che detiene il 100 per cento della testata ed è sostanzialmente una filiazione del gruppo Pessina. Secondo questo editore fantasma di un giornale fantasma, non vi sono stati contatti di qualsiasi tipo  con Lele Mora o con altri soggetti con lui collegati ovvero Retewebitalia e misteriosi investitori “non italiani e non europei” che lo spettacolare delabré di dichiarate idee fasciste, aveva evocato. Certo si rimane di stucco pensando che l’annuncio è stato fatto con dovizia di particolari su Rete 4, all’augusta presenza di Bavbava Palombelli; va bene che Stasera Italia è puro spettacolo per le peggiori parruccherie, ma insomma suona strano che un fatto così clamoroso  sia saltato fuori  in mezzo a un parterre di chiara fama piddina, anzi  renziana come la “giornalista” Meli che non ha avuto alcuna reazione significativa di fronte alla notizia, lasciando il compito di scandalizzarsi al solo Giulio Sapelli. Non si fa fatica a pensare che gatta ci covava e ci cova nel sottosuolo come si potrebbe anche ipotizzare dal fatto che Mora si è preoccupato di far sapere che i fantomatici investitori non sono vengono né dallo stivale né dall’Europa e allontanare così il sospetto della creazione di un ennesimo strumento di propaganda brussellesca. Come se poi oggi si potesse davvero rintracciare l’origine dei soldi.

Ma che sia vero o meno, che ci sia sotto un qualche scontro sottopelle tra fazioni e quale sia, ha poca importanza, perché in effetti l’incredibile vicenda nasce dalla concreta  e dichiarata intenzione  di far rivivere per qualche mese l’Unità in vista delle elezioni europee. E questa è certamente una vergogna molto più grande di qualsiasi contratto di mezzania direttoriale che ne sarebbe semmai il coronamento: utilizzare per futili motivi una testata storica, fondata dal più importante intellettuale del Paese del ‘900,  un giornale che avuto un ruolo di primo piano nella vita italiana sia come foglio clandestino durante il fascismo, sia come organo ufficiale del Pci durante gli anni della democrazia, è abominevole. Tanto più che i motivi non sono soltanto futili, ma anche abietti  visto che la testata dovrebbe risorgere come uno zombie per sostenere i liberal fascisti dello schieramento Pd – Berlusconi.

Ma ben venga questa istantanea di Mora direttore dell’Unità a orologeria elettorale e tutto l’immondo teatrino televisivo e/o informativo dove questa idea è nata ed morta in un battito di ci ciglia di idiozia: ci fa capire in quale baratro sta scivolando il Paese.

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