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Sognando Shangai

ShangaiFrancamente non mi sono sentito di scrivere altre considerazioni post elettorali non solo perché mi mancano la pignoleria e la pedanteria dei notisti che appaiono francamente un po’ superflue di fronte all’evidenza del ribaltone e al tempo stesso della volontà del ceto politico tradizionale di operare in qualsiasi modo purché nulla cambi. No preferisco occuparmi fin da subito delle prossime elezioni a partire da un dato che è rimasto ai margini della comunicazione ufficiale, ma che dovrebbe detonare come una bomba sul sistema neo liberista europeo  e sulle sue catene: le retribuzioni in Cina superano ormai quelle di numerosi Paesi del vecchio continente. Forbes ci fa sapere che il salario mediano nella regione di Shangai è di 1,103 dollari al mese, in quella di Pechino di 983 dollari e di 938 a Shenzen quindi nominalmente superiori alle retribuzioni medie di Croazia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Ungheria, Turchia, Slovacchia, Cechia, Polonia, Slovenia, Montenegro, Albania.

Fin qui possiamo fare spallucce anche se rapportati al costo della vita i salari cinesi valgono praticamente il doppio, dopotutto ci sono ampie zone della Cina in cui le retribuzioni sono molto più basse di quelle citate e possiamo guardare questo panorama  dall’alto dei nostri 21.147,06 euro l’anno di media, inferiori anche se non più di tanto da quelli di Germania, Francia, Belgio eccetera eccetera, ma ancora lontani da quelli cinesi. Però c’è un trucco che Forbes ha utilizzato come capita spesso agli informatori occidentali incapaci di liberarsi dei messali dell’ideologia, ovvero quello di confondere salario medio e salario mediano che sono due metodi di calcolo statistico un po’ diversi. Il primo è frutto di una semplice media aritmetica sulla quale, nel caso di grandi numeri e le disuguaglianze influiscono maggiormente i redditi alti. esaltando quello che potremmo chiamare effetto Trilussa, la seconda prende in considerazione i soli dati centrali restituendo in certi casi, valori più bassi rispetto alla media aritmetica, in particolare se essi si riferiscono non all’insieme della popolazione, ma com’ì d’uso per questo calcolo statistico per categorie, nel caso specifico operai dell’industria: dunque se dovessimo calcolare la mediana delle retribuzioni occidentali avremmo cifre un po’ più basse di quelle ufficiali. Inoltre c’è da dire che il carico fiscale cinese su  retribuzioni di questo livello è parecchio inferiore rispetto a quello praticato in occidente e che le cifre citate non sono lorde, come quelle dei Paesi Ocse ma quasi nette, visto che non comprendono contributi pensionistici, sanitari, assicurativi, già detratti in precedenza e comunque obbligatori per le aziende le quali nonostante questo lacciuoli esecrati dai pipparoli confindustriali, sembrano cavarsela egregiamente in fatto di competitività.

Dunque anche a  prescindere dal costo della vita, i salari cinesi cominciano ad appaiarsi a quelli occidentali, anzi a superare i livelli medi che riguardano  il lavoro giovanile, tanto che alla stragrande maggioranza di europei con meno di 30 anni converrebbe chiedere l’aggancio alla retribuzione media di Shangai e area afferente ( parliamo di un’area complessiva con 100 milioni di persone attive). E infatti Forbes con quella faccia di tolla che distingue gli organi del pensiero unico ci spiega che: ”  La crescita dei salari in Cina è impressionante. Ciò che questi numeri dimostrano è che il ruolo della Cina come centro manifatturiero ha posto le basi per un aumento futuro delle retribuzioni, in particolare per i lavoratori di base nella produzione, ma presto in altri nuovi settori come l’e-commerce.”

Un vero peccato che i salari siano cresciuti in maniera impressionante in un Paese formalmente comunista e stiano invece diminuendo in maniera altrettanto impressionante (assieme a tutele e diritti) nell’ opulento occidente neo liberista al punto che un riscatto, un giro di boa può venire dalla Cina. Forse non si può trovare esempio migliore e più globale del fallimento di un elite di comando, dei suoi riti, dei suoi messali, del suo pensiero automatico e delle sue contraddizioni finali tra profitto e consumo che ormai vivono solo sulla creazione di denaro al tempo stesso fasullo e rubato alle future generazioni.

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3 responses to “Sognando Shangai

  • Anonimo

    Nel 2013, quando il PD DI BERSANI, “vinse” le elezioni, Bersani chiese ai 5S di appoggiare il suo governo ( Bersani allora come oggi era il meno peggio…)… ma NO, i 5S erano troppo speciali per appoggiare uno come Bersani e lo costrinsero lo stesso Bersani in condizioni posto Monti e aggressione dello spread,a dimettersi anche su pressione del proprio partito, in larga parte propenso ad accordarsi con Berlusconi piuttosto che andare a nuove elezioni, e da lì la deriva verso Renzi… per contrappasso, ora dovranno essere gli “”speciali”” 5S a cercare appoggi di governo da soggetti PEGGIORI di Bersani, vedi i vari Berlusconi, Salvini o Renzi … un bel capolavoro, NON C’È CHE DIRE.

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    • Anonimo

      Supportando Bersani, per un governo nel 2013, i 5S avrebbero agito anche contro la deriva verso destra del PD, CHE INVECE SI È VERIFICATA IN SEGUITO… i 5S, sembrano dei gate keeper, della politica “progressista”… in questo assomigliano un po’ ai social democratici che precedettero la venuta di Hitler.

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