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Scene dal presepe italiano

it_napoli_presepe_001Vi piace il presepe? Quello italiano intendo in cui per rallegrare questa festività  il centurione Napolitano – lo vedete, quello sul sentiero che porta alla stalla con l’elmo sovrastato da piume rosse, intento a controllare il via vai del censimento – ha annunciato: “Col No ho perso anch’io, mi dedicherò agli studi”. E’ consolante sapere che anche in età avanzata si può cambiare la propria vita e dedicarsi a qualcosa che non si è mai fatto, che insomma non è mai troppo tardi per nessuno. Ma ci sono altre scene nel presepe che non sono altrettanto edificanti, che non annunciano buone novelle  e che anzi costituiscono motivo di grande inquietudine o di grande presa in giro globale.

Non so se avete notato l’abissale differenza tra le dichiarazioni successive all’uccisione del terrorista di Monaco: il questore di Milano da buon poliziotto dice che l’intercettazione di Amis Amri è stata puramente fortuita, è avvenuta casualmente nel corso di controlli di routine, mentre si guarda bene dal fare i nomi dei poliziotti presenti alla sparatoria. Il neo ministro dell’interno Minniti, uomo non di primo pelo e con una lunga esperienza nei servizi, fa intendere invece che l’operazione sarebbe stata  frutto di attenta vigilanza  e di un astuto piano messo in piedi dall’intelligence, la quale avrebbe pensato bene di non muovere le squadre speciali e di affidare il tutto ad agenti di primo pelo e per giunta a loro totale insaputa. E fin qui cazzata più, cazzata meno… ma il ministro fa ciò che non si fa mai, proprio mai, anche in contesti assai più banali, ovvero rivelare ufficialmente i nomi degli agenti (così ingenui in proprio da vantarsi del fatto sui social) esponendoli dunque alla possibile vendetta dell’Isis cui si dice (ora) che Amri appartenesse.

Ora delle due l’una, o siamo in mano a cretini che pur di appuntarsi una qualche medaglia per la loro dubbia sopravvivenza politica, arrivano a mettere in gioco le vite dei poliziotti, oppure sono consapevoli che la rivendicazione del Daesh è l’ultima battuta di Rita Katz e che dietro la strage di Monaco c’è una specie di lupo solitario, magari preso in trappola e abburattinato da un vortice di servizi e di interessi. Insomma l’impressione è che dietro a questa storia ci sia tutto un retroterra sconosciuto, come dimostra anche il fatto che il terrorista prima di essere ucciso per puro caso ha attraversato indisturbato mezza Europa,  trattenendosi addirittura in una Chambery blindata per la presenza di Hollande. E che fosse armato solo di una calibro 22 arma precisa, ma pressoché inutile in uno scontro a fuoco, circostanza questa che ha facilitato gli agenti nella sparatoria. Forse se qualcuno di questi attentatori venisse catturato vivo si potrebbe capire meglio cosa succede davvero e chi tira i fili, ma temo che non accadrà.

Rimane dentro i giochi e i controgiochi il grande interesse delle oligarchie e degli oligopoli di riferimento il grande interesse  per queste azioni che fanno crescere la paura e la disponibilità a svendere libertà in cambio di una sicurezza che in realtà non può essere garantita, come si vede benissimo, se non addirittura messa in pericolo dagli stessi che se ne fanno garanti. Vi piace il presepe italiano? Specie se esso è composto, costruito, come nella celebre commedia di Eduardo, per la gioia di fanciulli invecchiati, per non vedere ciò che si svolge attorno.

 

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