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Nazi rock, colonna sonora del palazzo

tanaAnna Lombroso per il Simplicissimus

L’operazione nostalgia della stampa unica, anche su scala territoriale: Tempo, Messaggero, recupera fortunosamente il concetto mai davvero caduto in disuso degli “opposti estremismi”: da una parte il corteo di Casa Pound, il concerto in gabbia delle Tigri,  e dall’altra la contromanifestazione dei centri sociali, cui assimila perigliosamente l’Anpi, la Fiap, i circoli culturali di tradizione antifascista.

O meglio da una parte il disordine rosso e nero, proprio come una volta, tenuto a bada da mille agenti mobilitati per l’occasione il centro blindato, i commercianti che sbuffano, i bus deviati, dall’altra i bravi cittadini che vista la stagione dismettono il paletot di cammello caro alla maggioranza silenziosa, i benpensanti che rivolgendosi alle due fazioni borbottano: ma andate a lavura’. E, perché no? da una parte un governo che si affaccenda intorno al cantiere della modernità, dall’altra, gli uni guardati con indulgenza, sono ragazzi!, gli altri invece tenuti d’occhio con riprovazione, sono insurrezionalisti, eversivi, tutti compresi di gufi, disfattisti, reprobi costituzionalisti, retrivi misoneisti, magistrati irriducibili, garantisti molesti, ipercritici soloni, impegnati a  ostacolare il progresso, a bloccare il cambiamento.

Ma certo, da anni ci spiegano che non c’è da temere delle usanze colorite e vivaci  dei nazi rock, quelli che oggi si radunano per la loro liturgia di canzoni e inni alla violenza: è solo musica e per giunta brutta. Che non c’è da aver paura del candidato sindaco sardo di Bonorva che si vanta di aver trasmesso al figlio i suoi valori: mitologia mussoliniana, antisemitismo e xenofobia, che magari Alfano si persuade a dichiaralo ineleggibile. Che Salvini o la Meloni o Storace o Starace   non sono pericolosi, capirai appartengono a buon diritto all’arco costituzionale, reso più elastico e flessibile da anni di culto della pacificazione e equiparazione di fratelli Cervi e ragazzi di Salò. Che in fondo Marchini non ha torto a definire Mussolini il più grande urbanista degli ultimi 150 anni, paragonabile solo a Nerone? che Cederna, ammettiamolo, è sempre stato un bel po’ fazioso e Insolera non era scevro da pregiudizi.

Ma certo, è consolatorio convincersi che si tratta di fenomeni inoffensivi, pittoreschi, della stanca spettacolarità imitativa di qualcosa che non può tornare, appartenente com’è al secolo breve, alle nefaste carneficine del ‘900, che hanno impartito una lezione definitiva. Peccato invece che si tratti solo delle punte dell’iceberg che affiorano da quello che giustamente è stato definito il “fascismo naturale”, un’indole forse non solo italiana se Mailer nel parlare e non soltanto degli Usa e degli americani, ebbe a dire: “ Personalmente sono dell’opinione che la forma di governo naturale per gran parte delle persone, dati gli abissi di abiezione della natura umana, sia il fascismo”.  Peccato che quell’inclinazione premi elettoralmente partiti e forme di governo consone,   che la traducono in leggi, misure eccezionali, riforme. Peccato che attraverso nuove regole, interventi sulla costituzione, informazione, smantellamento della scuola e dell’istruzione pubblica, si materializzi una ideologia che aggiorna e normalizza la cultura fascista: autoritarismo, dileggio del sistema democratico, riduzione della partecipazione, primato dell’esecutivo, egemonia del potere finanziario, repressione delle libertà, emarginazione e esclusione dei “diversi”, stranieri, disubbidienti, anticonvenzionali. E insieme sacco del territorio, opere faraoniche dalla duplice vocazione: appagare appetiti insaziabili e lasciare un’impronta, tutto questo condito dal sale per buongustai, quello della corruzione, delle alleanze improbabili per assicurare la manutenzione e sopravvivenza di un ceto ambizioso quando incompetente, spregiudicato quanto assoggettato a poteri forti che senza i loro killer periferici all’impero traballano per la pressione di paesi e popoli che si affacciano prepotentemente mettendo in discussione il suo primato.

C’è da aver paura eccome invece del processo imitativo che possiede questo governo, quello del partito unico, quello del sindacato unico, quello del giornale unico, quello che per nutrire il “fascismo naturale” pratica rifiuto e respingimento, discriminazione e bastone, quello che suscita i peggiori istinti una volta vergognosi: razzismo e xenofobia, delega e abiura della responsabilità, quello che se ne impippa del voto, ridotto a atto notarile, valorizzandolo solo sotto forma di pronunciamento plebiscitario in suo favore, quello che si concede e concede tutte le conquiste e le garanzie e i diritti a manager e azionariati, come bottino della guerra di classe a rovescio, quello che espropria i pensionati per consegnarli inermi alle banche rapaci.

Si, proprio per questo c’è da difendersi dalle canzonette e dagli inni (se come disse Adorno, quello che pareva il culto inoffensivo delle feste in costume sboccò nel nazismo), dalle divise neo nazi, dal doppiopetto del banchiere locale, dai pennacchi degli interventisti di governo, dediti a cruenti salamelecchi ai soliti generali: non sono folclore esteriore, sono il carapace che li tiene dritti, l’armatura messa per incutere rispetto e timore. Dimostriamo di non aver paura.

 

 

 

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