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Gli “andati al mare” trovano il petrolio

100016519-4cf2d269-84b4-43dc-ade8-d34be7b59580Oggi davvero non mi sento di fare sconti, meno di quel poco che ormai sono disposto a fare e mi piacerebbe prendere per le orecchie quelli che abitano lungo il corso del Polcevera  e che domenica non sono andati alle urne, se ne sono fregati del referendum nascondendosi dietro i più improbabili alibi. Li prenderei per le orecchie e li farei immergere nell’acqua al petrolio come folaghe sventurate per sapere come si sta. Naturalmente non c’è alcuna relazione specifica tra la consultazione popolare sulle trivelle e il cedimento del tubo di un oleodotto, si tratta solo di una di una coincidenza e tuttavia esiste un rapporto profondo tra i due  eventi ossia la noncuranza verso l’ambiente.

Che vi sia stata a Genova non c’è alcun dubbio: la Iprom che gestisce il deposito in cui si è prodotto l’incidente ( e non nuova ad eventi di questo genere) non si è curata di aggiornare il piano di emergenza mentre chi doveva controllare – principalmente prefettura ed enti locali – si è ben guardato dal sollecitare gli adeguamenti che dovrebbero arrivare ogni tre anni e che dimostrano se non altro l’attenzione al problema  Ma è anche certo che una noncuranza di fondo vi sia stata anche nelle radici opache del “no” alla liberazione delle trivelle : a parte gli esiti inquinanti su cui si può discutere, quelli paesaggistici noti a tutti o gli effetti deleteri sui territori già accertati da decenni, come la subsidenza,  è chiaro che accettare la possibilità sia pure remota di incidenti dalle conseguenze drammatiche e dai costi stratosferici in cambio di quantità di petrolio e di gas meno che irrisorie, significa che dell’ambiente e delle attività economiche ad esso legate non frega nulla. Che si fanno gli interessi di clan di potere. E allora su, un bel bagno del petrolio mica è un dramma.

Perché una cosa è certa: se vi fosse stato interesse e diligenza da parte di tutti, di controllati e controllori  con tutta probabilità lo sversamento non vi sarebbe stato. Io non appartengo al novero di quei pazzi che pretendono il rischio zero perché in natura non esiste e c’è sempre una probabilità che qualcosa vada storto, ma so anche che la probabilità di rischio si abbassa enormemente quando esso esso è valutato oggettivamente, quando esiste una volontà politica che ne fa un obiettivo, quando le persone sono messe in grado di giudicare e non vengono sbattute come banderuole dai richiami per le allodole. E soprattutto che si possono evitare  pericoli del tutto inutili, come quello, ad esempio, di mantenere in piedi piattaforme di estrazione entro le 12 miglia con produzioni amatoriali di prodotti fossili, che servono più che altro a raccogliere gli spiccioli necessari per mantenere il controllo della politica e di fare affari veri altrove. Anzi diciamo pure che sarebbero attività in perdita secca se non fossero di fatto esentasse,

Però se il petrolio e il gas piacciono, se si pensa si debbano sfruttare giacimenti che nei restanti anni di vita produrranno qualcosa come lo 0,5 per cento della produzione giornaliera mondiale e che le concessioni statali debbano diventare eterne, allora va bene così. Però bisogna anche accettare tutti i rischi connessi all’indifferenza e al menefreghismo.

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2 responses to “Gli “andati al mare” trovano il petrolio

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