La cosa in un certo senso più penosa è la domanda che si pone una giornalista pubblicista esclusa dall’accredito all’Expo, per motivi misteriosi o meglio sulla base di non precisate informazioni date dalla Questura: “Siano nel Cile anni ’70 e non me ne sono accorta?” Il problema è esattamente questo: che molte persone, la stragrande maggioranza, non comprende cosa stia accadendo e come la libertà venga erosa, umiliata, prosciugata dall’interno lasciandone intatte le spoglie formali.
No, non siano nel Cile degli anni ’70, ma le ragioni che spinsero le multinazionali americane a chiedere a Washington il regalo di un golpe sono esattamente le stesse che hanno guidato la deriva europea verso la distruzione dello stato sociale, la diminuzione della democrazia, lo scasso delle Costituzioni, la banchizzazione e l’abolizione progressiva di diritti e tutele: creare le condizioni per lo sfruttamento massimo del lavoro e la moltiplicazione del profitto di pochi. Del resto è ben noto che Pinochet si appoggiò ai Chicago boys nella sua politica di disuguaglianza economica, ovvero gli stessi a cui si ispirano i sacri testi e i diktat dell’europa ultra liberista.
Per questo non c’è più bisogno di avere un generale ottuso e svanito, i desapparecidos fisici, gli stadi pieni di ostaggi del regime: basta decostruire gli strumenti di difesa come i sindacati, gli organismi intermedi in generale, ricattare le persone con la paura e la precarietà, sistemare le leggi elettorali, istituire una dittatura monetaria e l’effetto è lo stesso. Anzi peggiore perché le opposizioni non hanno nemmeno appigli simbolici per tentare di scardinare il meccanismo e si trovano di fronte a un golpe così lento che procede per piccole, minime rese quotidiane, portando alla progressiva mitridatizzazione della dignità e della cittadinanza.
I nuovi stadi sono l’Expo dove chiunque abbia partecipato a un corteo quando era studente o si sia dato da fare per i rifugiati o abbia fatto una sctitta sul muro quando era adolescente, dunque abbia espresso una sia pur vaga capacità di posizione e opposizione politica, si vede espulso dal lavoro, secondo quanto sta denunciando la Cgil e viene ripreso da l’Espresso o dal Manifesto. La realtà che è che sotto i padiglioni della manifestazione nata e cresciuta dentro la corruzione finanziata col denaro di tutti, la democrazia è stata sospesa come potenzialmente potrebbe esserlo in qualunque situazione di lavoro. Si perché il pretesto con cui si vengono escluse tante persone dall’elemosina di un lavoro peraltro misero, è che “l’Expo è stata dichiarato obiettivo sensibile, nonché sito di interesse strategico nazionale”. Ma davvero? E’ strategico un souk mozzarellaro di infinito squallore, di cui tutto il mondo ride e i cui responsabili sono costretti a censurare i numeri degli ingressi per nascondere l’entità di un fallimento che va oltre ogni più pessimistica previsione? E dire che un mese si è dovuto sopportare la menzogna di soloni dementi e plagiari, in un certo senso la vera feccia di questa Italia, intenti a sostenere che molti giovani disoccupati rifiutavano il lavoro all’Expo.
La verità è che questo non è che un inizio: se la discriminazione più odiosa passa all’Expo, passa dappertutto visto che la kermesse è stata apertamente scelta come luogo di sperimentazione di nuove dinamiche e rapporti di lavoro, compreso quello gratuito e pagato in natura: chi avrà solo osato dimostrare disagio e protesta verso l’ordine nuovo stia certo che non troverà lavoro. Questo è il messaggio, nutrire il pianeta dei ricchi e denutrire chi non ci sta. Per fortuna Sel farà un’interrogazione parlamentare, persino urgente affinché la risposta non venga dopo la chiusura del baraccone, lasciando in eredità agli italiani il conto economico e quello etico da pagare: un coraggio da leoni per chi nemmeno sul job act ha voluto mettere in difficoltà il governo della reazione e ha preferito l’uscita dall’aula. A forza di non voler fare la sinistra di testimonianza si finisce per non essere nemmeno quello.
Ma insomma mica siamo nel Cile degli anni ’70. I nostri desapparecidos sono quelli del lavoro.


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“””La verità è che questo non è che un inizio: se la discriminazione più odiosa passa all’Expo, passa dappertutto visto che la kermesse è stata apertamente scelta come luogo di sperimentazione di nuove dinamiche e rapporti di lavoro, compreso quello gratuito e pagato in natura: chi avrà solo osato dimostrare disagio e protesta verso l’ordine nuovo stia certo che non troverà lavoro. Questo è il messaggio, nutrire il pianeta dei ricchi e denutrire chi non ci sta. Per fortuna Sel farà un’interrogazione parlamentare, persino urgente affinché la risposta non venga dopo la chiusura del baraccone, lasciando in eredità agli italiani il conto economico e quello etico da pagare: un coraggio da leoni per chi nemmeno sul job act ha voluto mettere in difficoltà il governo della reazione e ha preferito l’uscita dall’aula. A forza di non voler fare la sinistra di testimonianza si finisce per non essere nemmeno quello.
Ma insomma mica siamo nel Cile degli anni ’70. I nostri desapparecidos sono quelli del lavoro.””””””
SACROSANTE PAROLE !!!!!!!!!!!!!!
Del resto la segnalazione automatica (“flagging” è un pugno alla mascella del lessico), nel paese eccezionale e’ gia’ in vigore da anni. Tant’e’ che Tizio, Caio o Sempronio possono arrivare in aeroporto, prendere il biglietto per poi essere respinti al cancello dell’aereo perchè il loro nome e’ nella “no-fly list.” Non solo, ma il malcapitato non può saperne il motivo per via della “national security.” E il meccanismo per risalire alla fonte della proscrizione e’ complicato, lungo (ho letto di 6 mesi e piu’) e costosissimo. Parlo di risalire alla fonte, non correggere il risultato, che e’ processo ancora piu’ lungo, costoso e complicato.
Oggi l’informatica permette con grande facilità di flaggare le persone, ossia mettere un segno di spunta in un modulo di database e poi ricollegare a quella spunta qualunque tipo di significato. Una persona flaggata potrebbe non trovare mai lavoro, non potersi iscrivere ad un dato partito, essere soggetta a controlli fiscali più numerosi, non poter acquisire una polizza assicurativa online perché il suo nome è in un elenco di persone flaggate “a rischio salute” eccetera. Il nuovo totalitarismo procede a passi felpati, come quello degli anni fra le due guerre mondiali, ma con la differenza che anziché far sparire le persone uccidendole si limita ad emarginarle silenziosamente da tutti i circuiti sociali con meccanismi automatici basati su database di provenienza indefinita e con dati altamente manipolabili. Alcune cose sono note ufficialmente, la maggior parte però è nascosta perché le liste di proscrizione sono detenute da aziende americane che operano nella confluenza tra servizi segreti, grandi del web e database pubblici (anagrafe, camere di commercio, cassetti fiscali, documentazioni mediche riservate relative alla salute di ognuno di noi che sono tutte online e, per ciò stesso, a tiro di ogni hacker di media stazza).
Apro una parentesi per far sapere a chi non lo sapesse ancora che il 3 giugno (ossia tra pochi giorni) entreranno in vigore le sanzioni previste da un provvedimento del Garante della Privacy che risale allo scorso anno e che prevedono fino a 120.000 euro di multa per i titolari di qualunque sito web anche amatoriale o blog che non sia in regola con la normativa sui cookies. Ovviamente queste leggi sono in vigore solo in Europa, gli americani, che ce le impongono, sanno perché lo fanno: non avere concorrenti nel traffico di dati. Chi si prenderà le multe? Bella domanda. Certamente un’eventuale flaggatura sarebbe il procedimento ideale, in questo come in altri casi, per salvare determinati siti e colpirne altri che danno fastidio. Perché mettere in prigione la gente con false accuse quando le si può colpire catastroficamente nel portafoglio rispettando la legge?
Ma la flaggatura è già in vigore, scopertamente, in un altro settore delicato, quello dei conti bancari. I soggetti politicamente esposti sono un’invenzione che, come tutte le cose importanti, non è stata per niente studiata. La scusa ufficiale per quest’invenzione è uno spasso: se sei un politico ci devono essere maggiori controlli perché si è maggiormente a rischio di riciclaggio. Ossia i politici avrebbero fatto per la prima volta nella storia una legge, non richiesta da nessuno, che vale solo contro sé stessi, che dà per scontato che siano dei riciclatori pentiti da controllare attentamente per evitarne le ricadute. Ma scendiamo dalla pianta, buon Dio! Questa legge consente per la prima volta una flaggatura delle élites del paese (non riguarda infatti solo gli uomini politici) e, chiaramente, essendo una flaggatura, consente ogni tipo di uso ed abuso. Può servire a lanciare ispezioni contro i politici e le élites per trovare nelle loro abitazioni prove di riciclaggio ma può servire anche ad esentare i politici e le élites da queste stesse ispezioni! Inoltre la flaggatura significa solo “questa gente qui va trattata diversamente dagli altri”. Possiamo dunque immaginare come il flagging potrà servire in futuro per dare alla casta vantaggi enormi, privilegi sbalorditivi, esenzioni e immunità insensate senza che nessuno lo sappia.