Anna Lombroso per il Simplicissimus
Ma si in fondo, dice l’Europa, è sufficiente e necessario rinunciare a un po’ di sovranità per stare bene: gli Stati da soli non contano nulla e non possono nulla.
Dopo tutti i tagli imposti dalla scelta di austerità, ormai abbiamo ben poco cui rinunciare. Ma ai padroni europei importa soprattutto l’abiura non solo simbolica a poteri, funzioni, discrezionalità, in modo che si possa conseguire il traguardo di società senza Stati, di popoli senza diritti, di paesi senza democrazia, in modo che le genti siano retrocesse e eserciti sbandati e manovrabili. Disturbano il manovratore i fermenti di disubbidienza, spesso paradossali, che il fronte della critica frastagliato e vario, affiora come un fiume carsico e ribolle come lava intorno a differenti battaglie: lobby ridotte a sfasciati ribellismi, sindaci di vari partiti contro il partito del sindaco, malati, senzatetto, gli strangolati dalle banche e i bancari regrediti a precari, disoccupati senza garanzie e occupati altrettanto a rischio, pensionati affamati e genitori che non possono pagare la mensa dei ragazzini. Tutti davide che sbagliano la mira della fionda, contro lo Stato farraginoso, burocratizzato, inadeguato, sanguisuga, biscazziere e bacchettone, invadente e latitante, vorace e feroce e quindi esposti alla tentazione di preferire il privato al pubblico, come se cambiare padroni o la loro nazionalità potesse fare il miracolo di riportare il benessere intuito, annusato e perduto.
Eppure l’welfare di ieri, l’istruzione di ieri, l’assistenza di ieri, i servizi di ieri, le garanzie di ieri li avevamo ottenuti grazie e non malgrado uno Stato giovane, molto diviso da disuguaglianze e differenze, arcaico ancorché recente. Eppure converrebbe andare a fondo sui processi aberranti che hanno fatto dello Stato e del sistema democratico un corpaccione intorno al quale si affaccendano freneticamente vermi e parassiti, togliendogli forza e linfa, divorando quel che resta dopo i tremendi appetiti della corruzione criminale, perché conviene una macchina senza motore e senza carburante, da fare a pezzi anche grazie a solerti rottamatori interni, intenti a cancellare speranze di sviluppo, echi di conquiste, speranze di rinnovare garanzie.
La mistificazione della governance europea dietro alla quale si agita solo l’imperialismo finanziario e politico trova un humus favorevole qui, dove il profitto di pochi inteso a ridurre il reddito di molti insieme alla possibilità di esprimersi, tanto che si evitano le contese elettorali o le si riducono a stanche liturgie, qui, nell’aerea ormai più subalterna e dipendente dell’eurozona, qui dove l’aspirazione del ceto di governo è di far parte delle sovranazionali propaggini dei centri di potere americani, che hanno alimentato il gangsterismo bancario e speculativo, qui dove la manomissione dalla Carta Costituzionale è il necessario preambolo per il commissariamento definitivo.
L’unione bancaria che ha reso superflua l’unione politica per far diventare ininfluenti Stati e popoli ci ricorda che il sogno dell’unione dei lavoratori e degli sfruttati è quello che ha fallito, quello tradito.


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Segnalo anche un interessante articolo oggi sul quotidiano indiano in lingua inglese The Hindu: “International law only for weaker states?”.
Icastica la conclusione dell’articolo: “Despite a widely held belief that the present international system is pivoted on rules, the fact is that major powers — as in history — are rule makers and rule imposers, not rule takers. They have a propensity to violate or manipulate international law when it is in their interest to do so. Universal conformity to a rules-based international order still seems distant.”
Alcuni stati contano ancora, mentre altri, come quelli d’Europa, sono stati disattivati con trucchi di una banalità sconcertante, come quando si dice a uno: firma qui, è per salvare i cani randagi. Lui, soprappensiero, firma e poi scopre che in realtà ha firmato la cessione gratuita della propria casa. I trattati europei sono delle furbate di questo tipo, nascoste da un linguaggio che non nascondeva nulla ma delle cui conseguenze nessuno ci ha voluto informare.
Dicevo che ci sono stati che contano ancora e altri che non contano più niente. Putin che dà temporaneo asilo politico a Snowden, o scioglie le finte ONG americane, dimostra che la Russia è uno stato ancora attivo. L’India che in questo momento sta puntando i piedi per il modo con cui è stata trattato una funzionaria dell’ambasciata indiana a New York ed esige le scuse ufficiali degli Stati Uniti, o che detiene i contractors statunitensi che hanno violato le sue acque territoriali, è uno stato ancora vero.
Il Brasile che fa una polemica serrata contro lo spionaggio della NSA nei confronti della presidente Dilma Rousseff e giunge a denunciare la cosa in sede ONU e a ipotizzare la creazione di una rete internet separata per i brasiliani è un paese ancora in servizio attivo.
Sull’altro fronte l’Unione Europea che non offre asilo a Snowden e che addirittura non permette il decollo dell’aereo di Morales, presidente boliviano, sospettando che a bordo si trovi Snowden, dà al mondo lo spettacolo inaudito di un glorioso continente ridotto ormai a sovranità zero.
L’Italia, in quanto parte dell’Unione Europea, è anch’essa uno stato a sovranità zero. Logico che nell’episodio dei marò in India dovesse finire come è finita: il ridicolo di un paese che finge di avere una sovranità che non ha più, un potere contrattuale che non ha più e si intestardisce in gesti “sovrani” che è obbligato a smentire il giorno dopo. Oppure si pensi alla vicenda delle famiglie italiane intrappolate da quasi un mese in Congo e alla sublime incapacità delle nostre autorità di dare una qualche prospettiva di soluzione in tempi ragionevoli.
Comunque, non solo la sovranità è zero ma alla classe politica italiana (ed europea) la sovranità in quanto tale non interessa neanche più. E con ragione! I politici hanno infatti trovato il modo di avere, dall’eliminazione della sovranità, ancora più vantaggi personali rispetto a quando fingevano di crederci e se ne facevano orgogliosi garanti.
Ma forse, qualcuno potrebbe obiettare, la sovranità è superata, come concetto e come pratica, in quanto dominano i mercati. Su questo punto vorrei fare una riflessione. Forse è superata la NOSTRA sovranità, non certo quella degli altri. Basta pensare che senza la sovranità americana, che mette a loro disposizione la force de frappe di arsenali militari micidiali e una capacità di ricatto illimitata verso le altre nazioni, i banchieri, gli speculatori e i rottamatori di stati non avrebbero neanche uno stuzzicadente con cui controbattere l’ira dei popoli svenduti dai loro governanti. In altre parole, la potenza di cui godono i “mercati” sarebbe di fatto inesistente se non potessero contare sul King Kong statunitense sempre al loro fianco.
Ovviamente non è che i mercati tifino Stati Uniti, non sarebbe professionale! Quando la Cina o la Russia dovessero offrire loro maggiori garanzie di capacità pressoria sulle nazioni minori rispetto agli Stati Uniti non esiterebbero a mandare a quel paese le stelle e le striscie per cercarsi un nuovo e più potente protettore. Il che però significa una cosa interessante, ossia che il potere si può acquisire anche senza detenerlo in prima persona semplicemente sfruttando quello degli altri. E anche che la sovranità è tuttora un elemento imprescindibile dello scenario geopolitico, almeno fino a che banchieri o agenzie di spionaggio non riusciranno a crearsi eserciti globali capaci di dominare il mondo senza appoggiarsi agli stati. Ma questo sarebbe un disegno strategico diverso da quello attuale. Per il momento a banchieri, speculatori e rottamatori di stati va molto bene la situazione in cui, senza esporsi in prima persona, riescono a far fare ai politici pagati e strapagati da noi contribuenti quello che vogliono loro.