annamaria_cancellieriAnna Lombroso per il Simplicissimus

L’impenitente guardasigilli è partita alla volta di Strasburgo, incoraggiata da quel perdonabile incidente di percorso occorsole: l’occhiuta Europa non potrà più accusare l’Italia di essere indifferente alla incivile condizione in cui versano i detenuti, se può recare con sé la fulgida case history di un intervento esemplare di aiuto umanitario. I n questi giorni sono stata accusata nell’ordine di essere bacchettona, ingenua, moralista, distratta. Bacchettona, perché con tanti eventi drammatici che sconvolgono il Paese mi perdo in una questioncella di bottega. Ingenua, che si sa così fan tutti e di cosa poi mi meraviglio? Moralista, perché comunque è meglio salvare una vita, qualsiasi sia il modo non proprio opportuno nel quale si compie un atto meritorio. Distratta, molto colpevolmente, perché mi faccio confondere dal pelo nell’uovo, dalla pagliuzza della cancellieri e non guardo alla trave dell’oscena colpa collettiva della carcerazione preventiva. Ah, dimenticavo, qualcuno mi ha fatto notare che a proposito di pelo nell’uovo, il Peluso, figlio dell’oca bianca a Via Arenula, è oggi il principale accusatore dei Ligresti, come a riconfermarne l’integrità super partes.Dimenticando che per un certo ceto l’unico bene super partes sono i quattrini, tant’è vero che quei sonanti cinque milioni e più, frutto, come il patrimonio della famiglia colpita da tardiva retata, di accertata malversazione, se li è presi e come e se li gode alla faccia nostra.

Me le prendo tutte di buon grado queste accuse. Lo so che chiunque metta in campo esigenze morali e siga comportamenti esemplari da chi ci governa, viene retrocesso a fastidioso moralista, che ostacola dinamici processi di cambiamento del costume e dell’economia, che non si arrende agli usi correnti. Di solito chi le muove quelle accuse, ha goduto o si augura di approfittare di situazioni di privilegio, quelle che si creano in condizioni di egemonia del clientelismo, della corruzione del familismo. Si sono bacchettona e non mi piace che a dettare leggi e regole sia un intreccio tra capitale, padronato, perfino in odore di mafia e criminalità comune, e politica secondo procedure entrate a far parte del sistema di governo. E d’altra parte il problema risiede nella solita questione eternamente irrisolta, anzi alimentata e nutrita, quel conflitto di interessi, quell’esercizio dell’abuso che non dovrebbe portare alle dimissioni della Cancellieri, bensì non avrebbe dovuto mai condurla al prestigioso insediamento.

Probabilmente sono distratta, è vero. Penso che la questione vergognosa della detenzione preventiva e quella ancora più infame delle condizioni delle nostre carceri, che colleghi di governo della Cancellieri in carica o ex, pensano di risolvere in anguste celle di sicurezza o prigioni private con le quali esasperare ancor più delle disuguaglianze, dovrebbe costituire motivo sufficiente per far dimettere un ministro e un governo di incapaci e che il comportamento inopportuna della ministra non ci “azzecchi”, se non a dimostrazione del fatto che è un tema che si accende a intermittenza, solo quando si accende la lucina dell’interesse personale, della tutela di privilegi, delle colleganze opache. Sarò distratta io, ma qualcuno ha più voglia di farsi distrarre di me: in psicoanalisi si chiama dislocazione il tentativo di spostare attenzione su altri obiettivi e io non ci sto a considerare trascurabile un illegittimo abuso, invece di trattare di un problema generale e cruciale. Sempre di giustizia si tratta, anzi, di ingiustizia declinata in varie forme, ma che sempre parla di indegnità a ricoprire un ruolo, iniquità nelle distinzioni tra uomini, usurpazione perfino nell’uso della parola “umanità”.