Anna Lombroso per il Simplicissimus
Se qualcuno aveva dei dubbi, se qualcuno pensava di aver votato Ignazio Marino in virtù della sua diversità rispetto al partito di riferimento nel cui seno aveva peraltro vinto le primarie, se lo aveva assimilato ai diversamente Pd, i Pisapia, i Doria etc etc, se ne faccia una ragione, il contagio non lo ha risparmiato. Ci comunica infatti, a comizio avvenuto del criminale riconosciuto e condannato: “Il Campidoglio non ha mai autorizzato un palco per il comizio del Pdl in via del Plebiscito, che è stato montato senza fare alcuna richiesta in comune. Ho informato il Prefetto ed è stata immediatamente applicata una sanzione amministrativa nel massimo ammontare. Domani, smontato il palco, la polizia locale verificherà danneggiamenti alla sede stradale e alla segnaletica e darà notizia di reato alla Procura della Repubblica”.
Eh si, la legalità è un obiettivo intermittente per il partito alleato dell’evasore. O almeno postumo. O comunque secondario. Il comizio non è stato organizzato all’insaputa del sindaco, i promotori non hanno chiesto le necessarie autorizzazioni, per quanto occupato a pedonalizzare Marino avrà avuto contezza di quello che si svolgeva nell’ombelico della Città Eterna, eppure rivendica un suo fermo e autorevole intervento tramite municipale a cose avvenute, a tutela tardiva di decoro e legittimità.
Il sindaco Marino è proprio sulla lunghezza d’onda del Pd e della sua storia, dalla fondazione e da prima, in sintonia con questi vent’anni consumati nell’ipocrisia e nel compromesso. Anni trascorsi nell’evitare di misurarsi con il conflitto di interesse, nella passiva ed interessata contemplazione della progressiva privatizzazione della politica, delle istituzioni, della Costituzione, nella condanna forse invidiosa di vizi privati e nell’indulgenza forse complice per pubblici reati, nel rispetto ammirato di maggioranze conquistate tramite elezioni che sarebbe arduo definire libere, condizionate da un esplicito monopolio dell’informazione, quella proprietaria e l’altra, interamente occupata e assoggettata, fino all’estremo paradosso, quello di trasformare il leader antagonista in fantasma, come in un rito apotropaico, nella speranza di ridurne la pressione e l’influenza non nominandolo, non evocandolo, secondo allusioni indirette, trasversali e risibili. Proprio come nei litigi di strada, quelle pantomime nelle quali i contendenti fanno finta di essere trattenuti dagli amici, altrimenti farebbero una strage. O come nel teatro dei pupi, in quei duelli con gli spadoni di legno o di cartapesta, paladini e infedeli uniti e unanimi nella volontà di mantenere lo stato di guerra apparente, per nascondere la pace complice e interessata.
Non solo Berlusconi cade dal punto che ha fatto la sua fortuna, l’incrocio tra affarismo e politica, tra potenza economica consolidata nell’illegalità e potere politico, da essa alimentato con metodi “non ortodossi”. Si rivela la correità di chi l’ha sostenuto raccomandando l’opportunità di tener separate le questioni giudiziarie da quelle politiche ed è palese l’opportunismo invece di condizionare il ripristino della legalità al mantenimento di quell’osceno equilibrismo dannato, chiamato governabilità. Ed è patetico, per chi ancora ci crede, il tentativo di persuaderci che l’ideologia del malaffare e il suo modello culturale largamente accettato, si combattano con il puntuale o perfino tardivo impiego di vigili urbani, regole e circolari, per non dire con la delega totale all’autorità giudiziaria, quando il loro successo risiede proprio nell’aver imposto e poi resa gradita l’illegalità e la sua tolleranza, come un costume necessario e un’ancora di salvezza in tempi bui, precari, mobili e discrezionali, dove diritti sono ridotti a elargizioni arbitrarie, i doveri un peso insopportabile, la sovranità un onere faticoso. Una volta i cittadini erano incaricati di impedire lo strapotere dei poteri espliciti o occulti attraverso la vigilanza democratica. Adesso ben che vada – e dopo – non ci resta che chiamare i vigili.


RSS - Articoli


I politici,debbono realmente,e materialmente,dimostrare veramente serietà’,altrimenti quando gli elettori vanno a votare,sapranno giustamente come votare.Inutile fare demagogia mistificatoria,siamo ormai stanchi,non ne possiamo più’. Suggerisco alla sinistra di essere seri e non burattini.Spero ,che il PD ,stiano uniti per essere univoci ,e non pensare alla poltrona,perché’,la rivalità’ e’distruttiva ,non costruttiva.I soldi in Italia,ci sono peccato che sono mal distribuiti.No,spese per la politica ,altrimenti,per i problemi importanti,dove li prendiamo?
la legalità prossima futura saraà la dura lex per coloro che sono stati depredati del loro benessere din all’altro ieri…ecco cosa sarà i feticcio della futura legalità a cui tanti aspirano, la legalità per chi non se ne fosse accorto in Italia vale solo per le classi sociali sunalterne, è una legalità classista, e nel futuro prossimi lo diverà smepre più alla salute di chi ne auspica molta…la legalità in Italia, di fatto, si traduce con ll massima per il nemico la legge si applica e per l’amico si interpreta…e la classe dirigente e politica italiana hanno con suo principale nemico le classi sociali subalterne…se gli intaliani di dette sociali subalterne non si osno ancora accorte dei questa realtà, problemi loro.
…………… aver imposto e poi resa gradita l’illegalità …………….. vent’anni in sette parole. Questa è l’Italia d’oggi.
Interamente condivisibile. Siamo stufi dei politici che non sanno fare il loro lavoro (nel caso, anche se remoto. che non sappiano) o che mentono per la gola (se sanno e fanno finta di non aver saputo). Diano le dimissioni e vadano a fare un lavoro dove non abbiano responsabilità. Non sono adatti neppure a fare i dogsitter, perché potrebbero facilmente danneggiare i cani che dovrebbero custodire.