Il berlusconismo non è mai stato efficace e insidioso come oggi. Questa malattia italiana che prende il nome dal cavaliere, ma che affonda le sue radici nell’immobilismo classista della società, sembra progredire in mancanza del suo sintomo principale, di quel bubbone purulento di Palazzo Grazioli che se non altro era un avviso di pericolo. Adesso che tutto sembra essere tornato alla normalità, che non ci sono più allarmi così vistosi, l’establishment italiano è più libero di prenderci per il naso.
Avrete notato la sobrietà dell’ultima espressione che appena due mesi fa sarebbe stata anatomicamente diversa. Ma la sostanza non cambia: si prende l’influenza con la gola degli altri. Fatto sta che è in corso una campagna mediatico-politica per farci prendere lucciole per lanterne e per depistare l’italiano medio già smarrito di suo. Così l’inefficacia della manovra recessiva messa in piedi dal governo, invece di insinuare seri dubbi sulla capacità di questo pugno di banchieri e ideologi vetero liberisti, di sottrarci al disastro, diventa una scusa per dire che non basta. Che dopo aver dato una mano santa alla recessione bisogna fare di più, aggredire i diritti e quel poco di welfare residuale.
La fase due di Monti infatti si servirà degli errori precedenti e degli spread costantemente in salita per giocare ancora una volta sulla paura della catastrofe e aggredire l’articolo 18. E naturalmente il codazzo dei potentati dell’informazione faranno il solito coro piangente e plaudente, mentre i soliti partiti si aggrapperanno ancora una volta alla necessità. Francamente è difficile assistere a una catastrofe così noiosa e prevedibile nelle sue forme e nelle sue litanie. Il fatto è che la fase due, quella dedicata alla cosiddetta crescita, sarà tutta rivolta al lato dell’offerta, mentre è la domanda che manca e mancherà sempre di più: sgravi alle aziende e libertà di licenziamento sono provvedimenti non soltanto iniqui, ma anche del tutto inutili, anzi ancora una volta controproducenti.
Voi vi chiederete come mai dei tecnici possano incorrere in errori così marchiani, ma non è affatto sorprendente: nelle teorie neoliberiste, la domanda ha uno spazio solo in relazione alla massimizzazione dei profitti in una determinata situazione. Inoltre essa è sospetta perché è una funzione economica dove giocano necessità, diritti, insomma variabili politiche che, dio ne scampi, potrebbero alludere al socialismo. Che la x o la y in un’equazione possano acquisire un colore rosato è qualcosa che orripila i montiani e i loro sostenitori di fede o di necessità. E poi questa è anche gente che ha una sconfinata fiducia in una ripresa che prima o poi verrà: è un fatto di fede, non di ragione e del resto loro hanno tutto l’agio di aspettare, mica hanno il mutuo.
La spettacolo penoso e di sapore berlusconiano è vedere tutti quei poveri stracci ingrigiti dell’informazione fare sì, sì, sì con la loro testolina che se non è vuota è ben attenta alla carriera. Persino le bamboline della canzone erano più autonome. Ma queste di oggi hanno una gran voglia di essere pettinate. E di certo oggi non manca chi è pronto al servizio.


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http://temi.repubblica.it/micromega-online/monti-e-la-casta-silenzio-indecente/
le aziende hanno gia’..per legge(sic!) liberta’ di licenziare: individualmente(da 40anni!) per “giusta-causa” o motivato “motivo-oggetivo” e collettivamente… licenziamenti collettivi(mobilita’ L.223/91). Pertanto tutto cio’, comprova semmai ce ne fosse bisogno, da quanta “distrazione di massa” siamo contaminati quando proviamo a partecipare, a farci un’opinione in merito… Tutto cio’ è in atto, Oggi piu’ che mai, in tutti i settori e gli ambiti , deputati e finalizzati a deliberare scelte piu’ opportune che, necessarie…a salvaguardare sacrosanti principi di onesta’ ed equita’ oggettiva…
La politica neoliberista ha fame. Dopo aver spolpato il sud America, l’Indonesia (l’elenco sarebbe più lungo) e buona parte delle così dette “potenze” quali l’Inghilterra (vedi Thatcher) e America (vedi Reagan e i Bush) adesso ha puntato al vecchio continente. L’Europa ha ancora ampi spazi di “miglioramento” dal punto di vista neoliberista. E fanno gola. Qui esiste ancora qualche rimasuglio di welfare da abbattere, qualche sparuta proprietà statale da privatizzare e qualche diritto acquisito dai lavoratori in anni di lotte da eliminare in nome del libero mercato. Se tutti prendessimo coscienza di queste semplici analisi saremmo molto meno indifesi di fronte alla bulimia del’economia neoliberista. Ringrazio quotidianamente il web, ha il grande merito di divulgare queste conoscenze. Chi vuole sapere adesso può. Non ci sono più scuse.