Anna Lombroso per il Simplicissimus

Riccardi: “Brutti segnali, ma Italia non è razzista”. Il ministro non soffre certo di pregiudizi se condivide le feste dell’accoglienza e della solidarietà con Gianni Alemanno e la presidente della Regione Lazio Renata Polverini .
Ma non credo di essere nemmeno io affetta da preconcetti se sono meno ottimista. E se penso che i brutti segnali siano l’evidenza di un brutto clima. E che bisogna guardarsi anche dai pregiudizi favorevoli, quelli che fanno scambiare l’apatia per tolleranza e gli indifferenti per “brava gente”.
L’Italia vanta una tradizione consolidata di razzismo di stato, a cominciare dal 1938 e in anni recenti, con infamie giuridiche che hanno sancito il “diritto” alla xenofobia, all’impietosa emarginazione, alla condanna senza grazia e remissione all’esclusione dalla cittadinanza perfino dei neonati.

Tante volte è successo nei secoli e nel secolo breve, nel feroce Novecento, partiti, èlite, governi quotino alla borsa del consenso i peggiori sentimenti di una massa disorientata, disgregata, posseduta da quel senso di perdita proprio di chi avverte di dover rinunciare a posizioni, benessere, certezze.
Per questo è necessario uscire dal silenzio: quello di una opposizione ridotta a ombra di se stessa tanto da rincorrere la destra razzista in nome di una malintesa sicurezza, di una stampa schizofrenica che ha dato le dimissioni in nome del sensazionalismo, dal ruolo critico e di controllo civile, degli “intellettuali” abituati ormai a tacere su alcune questioni sensibili, come se fosse dovere trascurabile mantenere alta la vigilanza.
Permettere l’obbrobrio e il crimine contro la dignità e la solidarietà è colpevole quanto commettere l’oltraggio al rispetto umano. Abbiamo consentito che gruppi di individui che stavano in alto e si consideravano al di sopra di ogni giudizio, godendo del privilegio, compreso quello all’impunità, delimitassero in un recinto senza diritti, razzialmente delimitato da un confine etnico, altre persone, molte, che stanno in basso, penalizzate per ciò che sono, potenzialmente pre-giudicate. Comunque sommerse nel mare del vita e in qualche Stretto.

C’è un concorso di colpe che hanno fatto dell’Italia un Paese razzista. Ci aspettiamo che un ministro che è stato in prima linea nella solidarietà ne prenda atto. Si dice che le norme solitamente raccolgono umori e sollecitazioni dal costume e da nuove abitudini e inclinazioni . In questo caso invece si dovrebbe invertire la tendenza all’infamia facilitata da governi e da un ceto politico che ha promosso la segregazione razziale, non per ragioni genetiche ma per ragioni pratiche. E che ha alimentato e fatto affiorare quello che di peggio alberga in noi. Così le proposte indecenti che sono venute dall’alto hanno trovato consenso e nutrito istinti di emarginazione e sopraffazione in quel ventre molle della società, minacciato da vicino dalla povertà, contagiato dalle retoriche della diffidenza e della paura.

Hanno avuto terreno fertile quelle forme di comunicazione e persuasione capaci di negare n tratto comune di umanità a una parte della cittadinanza, tracciando un confine tra uomini e non-uomini, separando quelli degni di essere trattati “come persone” e da quelli invece percepiti “come cose”. Perché in alcune circostanze è appagante o almeno rassicurante per chi è sempre più incerto sulla propria identità o sulla propria condizione sociale essere riconosciuto come cittadino, godere dell’appartenenza alla categoria degli uomini a differenza da chi ne viene escluso perfino per legge.

La privazione economica e sociale che colpisce una fascia crescente di popolazione si converte in “perdita” morale, in una patologia che non trova anticorpi perché le culture del Novecento sono evaporate nell’azione sconsiderata di una dirigenza politica impegnata unicamente a salvarsi dal naufragio. E che ha condannato chi non accetta le sue logiche perverse a una secessione culturale, e chi è “differente” a una condizione di esule in patria.
Non basta la riprovazione. Misure inique che ledono la qualità del lavoro e dell’esistenza e minacciano la dignità, di questi tempi penalizzeranno sempre più cittadini. Si allargheranno le schiere degli stranieri, degli apolidi dei diritti. E sempre di più la povertà è affare nostro.