La mattina in questo Paese ormai stordito e confuso dal berlusconismo è cominciata con interessanti e consistenti argomentazioni sulla normalità e sui tacchi bassi. Poi nel pomeriggio l’agognata normalità si è dispiegata al Senato nel discorso al senato e in un rivolo di inquietanti dichiarazioni.

Niente patrimoniale, ripristino dell’Ici, ma non sulla prima casa (dunque nulla di fatto, visto che sulle seconde e terze eccetera c’è già), stangata per le pensioni e aumento invece dell’Iva, nessun accenno a maggiorazioni delle tassazioni sulle rendite finanziarie e invece accenni a modifiche dell’articolo 18 per una migliore flessibilità,  leggi licenziabilità, piccoli sgravi per le aziende nell’assunzione  di donne e giovani, ma senza alcun contrasto alla precarietà, il che in un’era di carenza della domanda non è proprio il toccasana. E naturalmente zero assoluto su nuovi strumenti di supporto alla disoccupazione. Il solito muffoso discorso ottuso secondo cui bisogna ravvicinare i cosiddetti garantiti ai non garantiti: togliendo ovviamente, non aggiungendo.

Nessun accenno alla legge elettorale, niente sul conflitto di interessi, niente sulla scuola, abbandonata alle ultime porcate della Gelmini, nulla sui grandi patrimoni , ma reintroduzione delle tanto vituperate regole di Visco sui pagamenti in contanti per evitare l’evasione sulle transazioni più modeste, mentre i grandi capitali hanno libertà assoluta. Una specie di ircocervo che mette insieme il Cavaliere e qualcosa di Prodi, come in certe elaborazioni photoshoppare.

Mi chiedo cosa avrebbero detto quelli che si contentano delle buone maniere se la sostanza di questo discorso fosse stato pronunciato da Berlusconi.  Per di più apprendiamo che Passera ci farà vedere con i fatti che non esiste conflitto di interessi, mentre il neo ministro dell’ambiente riapre al nucleare.

Il problema è che qui non sono soltanto i tacchi ad essere bassi. E infatti Fitch che a in mattinata era ottimista ora dice che l’Italia è forse già in recessione. E no cari miei le buone maniere qui non bastano, tanto più che il Cavaliere è ancora a lì a lanciare i suoi sciagurati cachinni demagogici e a condizionare pesantemente il nuovo esecutivo. L’unica speranza è che Monti abbia volato a quattro centimetri da terra per evitare imboscate, perché se questo è tutto il non cambiamento che riesce a produrre la classe dirigente del Paese, tanto vale rassegnarsi al fallimento. Che ha questo punto sarebbe almeno più dignitoso.