Anna Lombroso per il Simplicissimus

Mio nonno che faceva il sindacalista stava poco in casa. Sentendosi in colpa ogni tanto come un generale convocava i quattro  figli e si  dedicava a grandi opere di manutenzione, preferendo dare avvio alle tinteggiature  verso le otto di sera con gran lenzuola sulla tavola già apparecchiata per la cena. La mattina mia nonna si guardava intorno nel campo di battaglia, prendeva atto del disastro e telefonava al solito imbianchino che non a caso aveva come soprannome “el Tintoreto”.

Non so se i rappresentanti dei partiti siano come mio nonno. O  magari Gasparri  e la Turco (che ieri sera ha con un certo sussiego dichiarato che i politici stanno fuori dal governo per “rilegittimare” la politica, sic) o Rotondi e Letta si sono piazzati davanti allo specchio e alla domanda  un’auto usata da quest’uomo? si sono risposti, no. O invece in una tardiva ricerca di consenso invece di auto-ridursi lo stipendio per evidente incapacità, si accodano all’antipolitica. Naturalmente è la decisione del Pd che indispettisce se non sorprende, si sono affidati a una figura paterna per esonerare il golpista e preferiscono prima ancora di mettersi il cappelletto di carta di giornale affidare l’incarico al Tintoreto, in fondo qua serve un pennello grande ma anche un grande pennello.

Dopo tanto cianciare di dignità e tante professioni di responsabilità, in otto dieci minuti di dialogo con Monti, tempo utile per augurare buon lavoro, prendono atto che l’importante è dare il sostegno come ha detto lui, evidentemente più desiderabile del contributo magari perfino critico. E danno ragione a quelli che dicono che la miglior politica è quella sorta di appartata gestione amministrativa che non si vede, che sbriga faccende lasciandoci occupare dei fatti nostri, che si sa”teniamo famiglia”.

Chissà, è probabile che pensino di cavarsela con poca fatica, se va bene hanno contribuito, se va male è colpa dei tecnici. In fondo mica si può stare insieme in un governo con vecchi colleghi con i quali si è stancamente litigato nel triste teatro parlamentare o nel polveroso salotto televisivo, mica si può esagerare con l’unità nazionale o la salute pubblica. L’importante è quella personale così condizionata dai privilegi, in fondo è meglio piangere ma in un’auto blu.