Nicola Bombacci al centro seduto accanto ad Anna Kuliscioff

Quando un regime crolla ci sono i fenomeni più strani:  mentre insospettabili fedelissimi se ne vanno, alcuni oppositori entrati lentamente e cautamente nel campo dell’autocrate  magari partendo da posizioni opposte, lo seguono fino in fondo. Così accade a Pannella, neofita di Silvio che ora dice “io non lo mollo” dimostrando che gli amori senili per il potere sono irrimediabili.

Sembra un po’ di ripercorrere la storia di Nicola Bombacci, socialista, amico di Mussolini quando il futuro duce era tra i più accaniti massimalisti, distaccandosene  poco a poco e entrando a far parte del circolo dei fondatori del Partito Comunista. Arrivò a guidare la delegazione italiana ai funerali di Lenin e per parecchi anni lavorò all’ambasciata russa di Roma trovandosi più in sintonia con i compagni russi che con quelli italiani. Poi una malattia del figlio Wladimiro, bisognoso di cure costosissime, lo indusse a chiedere aiuto al tiranno che glielo concesse. Ma questo avvicinamento al regime si concretizzò paradossalmente e in modo definitivo con l’adesione alla repubblica di Salò. Bombacci seguì Mussolini nel tentativo di fuga in Svizzera e fu fucilato  il 28 aprile del ’45. Ed ecco all’ultimo momento un nuovo capovolgimento: morì gridando “viva il socialismo”.

Ma erano altri tempi, tragici, però meno ridicoli e grotteschi di quelli a cui ci tocca assistere oggi con il premier che non scolla dalla poltrona e mette in atto qualsiasi trucco per non mollare.  Di certo Pannella non verrà fucilato per fortuna di tutti, ma di fronte all’ultimo martini cosa griderebbe? Viva i diritti civili o viva Silvio?