Le alluvioni di questi giorni e le reazioni al dramma di paesi e quartieri distrutti, la rabbia davanti ai morti e alla devastazione, sono anche una dolente metafora della parabola politica di questi anni che si sta concludendo anch’essa nel disastro. L’indifferenza sostanziale alle questioni ambientali se non quando diventano un pretesto per altri interessi, la convinzione che a noi a non succederà mai, la persuasione che legislazioni territoriali  restrittive siano un male  per l’economia, la noncuranza verso la distruzione del territorio quando nel’immediato presenta dei vantaggi monetizzabili, il pensiero costante e provinciale che le regole siano contrarie allo sviluppo, sono il vero dramma.

Chiediamo ci quanti sindaci o quanti consiglieri regionali sarebbero stati eletti mettendosi contro le cricche dei costruttori o rompendo le palle ai cittadini con normative severe o mostrando di voler spendere in maniera sostanziale per la messa in sicurezza del territorio. Il conto è presto fatto: nessuno. Chiediamoci quanti premier sarebbero stati eletti se avessero promesso un Paese civile e attento agli interessi collettivi piuttosto che strizzare l’occhio ad ogni forma di furbizia, di illegalità, di egoismo. Non certo quello che abbiamo con la sua corte dei miracoli.

E con straordinaria coincidenza emotiva si reagisce allo stesso modo prendendosela con chi non ha investito abbastanza, con l’incapace, con il marpione, con quello che ha compreso e compiaciuto i nostri istinti, che ci ha detto evadi o costruisci a tre metri dal fiume. Così se le acque devastano  e lo tsunami economico ci investe, la nostra rabbia diventa tanto più alta, quanto più sentiamo che è dovuta a noi stessi.

Certo alle volte siamo stati ingannati, altre non abbiamo capito, altre ancora abbiamo chiuso un occhio. Ma né i fiumi saranno domati, né le frane saranno fermate, né si eviterà il default se non ci accorgiamo che dobbiamo cambiare noi per primi. Che c’è anche il nostro nome sul cahier des doleances  che ispira la rabbia, che accumula il rancore. E servirà a ben poco cacciare un vecchio puttaniere gonfio di silicone e di soldi che è stata la leva capace di alzare i pesanti macigni della nostra inciviltà .