Angiolino Alfano ha un aspetto che non gli rende giustizia. E dico sul serio, non voglio suggerire che si tratta di una legge del contrappasso per la sua opera di ministro dell’ ingiustizia. Sembra uno di quei cagnolini strani che stanno in braccia alle signore e invece è un sognatore, uno che guarda lontano, che fa progetti dietro il languido occhio di bue.

Proprio l’altro giorno ha espresso le ambiziose linee guida del Pdl, il partito che si è appena conquistato un milione di tessere grazie alla ricerca incessante nelle pagine dei cuori solitari (che c’è di strano, non è il partito dell’amore?), con inserzioni di lavoro che promettevano carriere e sottintesi bunga e bunga, con i ricatti esercitati dai padroncini berlusconiani sui dipendenti. E, insomma in tutte quelle forme che sono tipiche di un grande forza politica che lavora per il futuro del Paese.

Ma Alfano ci mette di suo una vena un po’ visionaria e ideale nel parlare dei progetti e delle idee per il futuro, espresse sempre  con una stringatezza che gli invidio: “Dobbiamo arrivare fino a Natale”. Un’idea folgorante che testimonia di tutto il lavorio intellettuale che si svolge dentro la sua mente. A Natale le signore regalano l’osso ai cagnolini che fanno loro festa con i bau bau. E non oso pensare cosa dirà Alfano.