Le ultime terribili 72 ore. Tre giorni in cui avrei preferito perdere la lucidità o essere in un’isola deserta  per non dover assistere al precipitare di tre eventi dentro il buco nero della comunicazione vuota, obnubilata, serva di linguaggi e interazioni insieme autoreferenti ed eterodiretti. Mi riferisco al vergognoso partito della gnocca di Berlusconi, alla vergogna della tragedia di Barletta e all’altrettanto spudorata trasformazione di un padrone delle ferriere come Jobs, in una specie di eroe del mondo moderno e dell’informatica.

Si, devo dire che mi sono vergognato in un Paese retto da un puttaniere, dove si stracciano i diritti del lavoro e dove l’informazione relativamente “libera”, non dalla voglia di omaggi e regalini, ma dalla memoria e dalla serietà, fa subito santi i propri demoni.

Già, le cinque donne morte a Barletta, costrette a lavorare per meno di 4 euro l’ora dentro un palazzo fatiscente e pericolante, mentre un indecoroso ministro e una canea di astuti imbecilli che si definiscono imprenditori, dicono che per rilanciare la crescita ci vuole libertà di licenziamento, abolizione dei contratti nazionali e ablazione dei diritti. Cinque corpi di donne all’obitorio, mentre un demente scherza, ma nemmeno tanto, sul partito della gnocca e gli gnocchi che gli hanno dato il voto fingono di non vedere, si adeguano al ricatto o desiderano ardentemente essere dalla parte di chi sfrutta. Ma è tutta una società appannata e disorientata che abbassa lo sguardo e si piega alla sua stessa distruzione.

Certo qualcosa di molto diverso dalla impeccabile umanità di Steve Jobs che ha suggerito di mettere reti protrettrici alle finestre del complesso Foxconn di Shenzen dove, a causa delle condizioni di lavoro, massacranti persino per la Cina, si sono suicidati 12 dipendenti e altri 30 hanno tentato di farlo. Per non parlare di vere e proprie torture inflitte a chi commette qualche errore. Cosa c’entra la buon anima di Jobs? Si dà il caso che quella fabbrica produca tutti gli Ipod, Ipad, Iphone e schede  per Mac che vengono diffusi in tutto il mondo. E che i ritmi imposti dalla Apple siano disumani.

Invece abbiamo assistito alla santificazione, alla trasformazione di questo caimano dei brevetti e della tecnologia chiusa, occhiuta, brulicante di minacce e di avvocati, in Budda e Gesù. O nel genio dell’informatica che non è mai stato: è ben noto che fosse un “commerciale” e forse proprio per questo è sempre stato attento alla forma, all’ appeal del prodotto e abile nel pomparlo per venderlo a prezzi stratosferici. Brillantissimo in questo, ma completamente dentro lo spirito del tempo: un capitalista fra i più spietati, un Marchionne maggiore.

Ma la rete ( e in generale gli strumenti informatici e i media) crea una sorta di identificazione tra il prodotto e il consumatore: è difficile pensare che la Apple (come altri produttori del resto) sia esattamente come la Monsanto o la Fiat o magari anche molto peggio, non fosse altro perché il “prodotto rete”  mi consente di protestare contro Fiat e Monsanto, senza che io mi accorga che la contestazione diviene a sua volta merce. Con qualche limite: la Apple ha subito cassato dal suo catalogo due “apps” che, sotto forma di gioco parlavano del processo produttivo per cui dalle miniere africane dove sono i bambini anche di 8 anni a scavare arriva alle reti della Foxconn. Erano vangeli apocrifi della leggenda Jobs.

Il web è un fenomeno strano e ambivalente: produce sia libertà che assoggettamento. E santa pace vedere Repubblica e l’Unità, tanto per citare due testate, appannate da tonnellate di incenso, spesso da parte di chierici improvvisati, dava esattamente la sensazione che si fosse totalmente dalla parte dell’assoggettamento a un feticcio. Rendendo cieche anche persone acute e intelligenti.

Per questo mi prendo tutta la mia parte di libertà.

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Alcuni documenti utili:

Suicidi

Le “reti” di Jobs

 

Apple? No Thanks 

 

Gioco eliminato da Apple