Forse non sarà Forza Silvio il nuovo partito del premier, ma Forza Gnocca che definisce ancora meglio il programma: dal governo del fare a quello del farsi chiunque sia apprezzabile dal premier. E naturalmente questa ennesima battuta, insieme banale e di pessimo gusto, indecorosa nel dramma italiano, ha suscitato una sdegnata polifonia di voci non soltanto femminili.

Da Bersani che ricorda al  premier come ci siano cinque operaie morte a Barletta, alla Bindi, alle donne del Pd e a quelle di “se non ora quando” che pure fanno riferimento alla tragedia di Barletta. Eppure per una volta  la volgarità orale di Berlusconi non mi sembra la cosa più grave o più offensiva, non più comunque della sua volgarità di governo e della sua macelleria sociale.

Mi pare allucinante che a Barletta, ad onorare le cinque operaie in nero e pagate un’elemosina, ci vada Bonanni, uno degli autori assieme ai barbari del berlusconismo e non solo del programma di precarizzazione. Mi sembra incredibile che ci si occupi poco o niente delle centinaia di migliaia di donne sfruttate alla stessa maniera di quelle di Barletta, ma ci si indigni per l’uso strumentale e deviato del “corpo delle donne”.

Vorrei sapere negli ultimi anni quante volte i giornali di opposizione si sono occupati di pubblicità volgari e ammiccanti, di gonne al vento, persino quelle del Pd, di escort governative e quanto invece della terribile condizione in cui vivono innumerevoli donne costrette a rimpinguare grami bilanci familiari, ad accettare per sopravvivere di essere paria e sopportando i più diversi ricatti. 10 a 1, ad essere generosi, ad avere carità di patria.

E invece esistono le donne invisibili e lo sono sia agli occhi di Berlusconi e purtroppo anche a chi fa battaglie giustissime battaglie di “genere”, ma trascurando la lotta sociale come se fosse possibile separare i diritti in nicchie differenziate. Come se disoccupazione, sottooccupazione, sfruttamento fossero altro rispetto alla dignità delle persone di qualsiasi genere esse siano.

E mi verrebbe da dire che i cinque corpi che giacciono senza vita a Barletta, dove nessuno vedeva e sentiva, dove la tragedia era annunciata, ma intanto nessuna l’annunciava, dove la procura di riferimento si occupava graziosamente di società di rating, non sono corpi di donne, ma corpi di operai di fronte ai quali Bonanni dovrebbe solo vergognarsi e di fronte ai quali l’aggiunta che siano corpi femminili non aggiunge nulla.

Certo Berlusconi è volgare, ma sono ancora più volgari le politiche del lavoro che ha messo in campo, le prassi che vengono accettate, gli occhi chiusi su tragedie quotidiane che esistono anche se non si concludono sotto un crollo.  Tutte cose purtroppo accettate in nome di una presunta necessità da un ceto politico anche di sinistra che dovrebbe difendere lavoro e dignità, ma che si fa irretire dentro le maglie del pensiero unico. Lo stesso che medita sulla possibilità che la mancanza di ogni remora ai licenziamenti e la precarietà selvaggia siano un fattore di rilancio economico e non invece una rinuncia alla civiltà e un ulteriore spostamento di reddito dai poveri ai ricchi.

Mi fa una rabbia questa Italia che ripete a pappagallo le cose più grottesche o che esprime nelle sue scelte, nelle sue strategie il senso di una separazione, di una diversità di condizione. Certe ipocrisie mi danno più collera del forza gnocca di un anziano degenerato che avremmo potuto cacciare via assieme a tutti i suoi servi, se non vi avessimo trovato inconfessabili complicità di genere italiano: la noncuranza verso i diritti che non fossero i nostri.