Il neutrino fa le pentole, ma non i coperchi. Dopo la celebre gaffe del tunnel Ginevra – Gran Sasso, il portavoce della Gelmini, Massimo Zennaro si è dimesso dal suo incarico. Una decisione  “irrevocabile” :  il primo effetto accertato di queste particelle che normalmente attraversano i nostri corpi e la terra intera senza alcuna conseguenza. Tuttavia queste dimissioni presentano qualche interrogativo e qualche incongruenza. E’ stato effettivamente il 38enne Zennaro a scrivere il delirante comunicato? E perché  l’abbandono quando la Gelmini aveva detto che le polemiche erano “assolutamente strumentali e ridicole?” Nel mondo normale, dove non vige la logica da specchio di Alice si pongono ancora domande. Ma soprattutto ci si chiede che senso abbia la rinuncia al ruolo di portavoce del ministro, quando Zennaro rimane  direttore generale del ministero, una posizione assai più delicata e complessa: un fraintendimento così clamoroso come quello del tunnel getta non poche ombre sulle capacità di gestire un dicastero che si deve occupare di istruzione, università e ricerca. A questo punto si deve pensare che ciò che importa a improvvisati ministri come la Gelmini e all’intero governo non è il funzionamento della macchina, ma solo la “figura” che si fa all’esterno. Oppure che Zennaro si sia sacrificato per far credere che non sia stato il ministro ad aver scritto in proprio la cretinata del tunnel. In entrambi i casi siamo a una bancarotta politica e umana che sta distruggendo il Paese a colpi di incompetenza, di clientele o di servitù. E dire che la Gelmini da tempo stava brigando perché Zennaro diventasse direttore di un noto settimanale popolare. Ma dopo la gaffe le cose sono cambiate: meglio indirizzare l’uomo verso altre mete giornalisticamente meno ambiziose. Perché non Focus o ancor meglio Le Scienze?  L’uomo giusto al posto giusto. Dopotutto siamo nel tunnel della Repubblica.