Tra le cose più irritanti di questo autunno del medioevo berlusconiano, forse tra le più disperanti, c’è il compiacimento dell’opposizione e dei suoi giornali per l’intervento del cardinal Bagnasco,  presidente della Cei, che dopo mesi di imbarazzante silenzio si spinge a condannare i “comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui” che vengono fuori dall’inesauribile miniera di fango di Arcore.

Finalmente – par di sentire il sospiro di sollevo – una presa di posizione della Chiesa che pur senza citare i peccatori, deplora gli “stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”. Questa tardiva e perciò stesso ambigua riprovazione, viene interpretata come  il segno di un distacco delle gerarchie da Silvio e la sua corte, mentre invece non è altro che un atto dovuto di fronte a un mondo cattolico deluso e inquieto per il silenzio dei suoi “pastori”.

Le parole apparentemente forti do Bagnasco si scontrano però con un elemento del tutto incongruo con la condanna espressa e che rivelano il permanere di una corrente di simpatia e di complicità fra la Cei e il berlusconismo: è l’accenno ” all’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti, quando altri restano disattesi e indisturbati”.  Ha un bel dire Bagnasco che “non ci possono essere equivoci sulla responsabilità morale”: questa incursione dentro le tecnicalità delle indagini e l’accenno ad altre vicende disattese è del tutto dentro la teoria del complotto dettata da Berlusconi e i suoi.

Già qualche mese fa Bagnasco era intervenuto negli stessi termini equivoci sulle vicende che riguardano il premier: solo che allora questo fatto delle indagini “eccessive” era messo a premessa della successiva e generica condanna, mentre in questo caso segue  la severa reprimenda ed è l’unica variazione sul tema.

Del resto il fatto stesso che Bagnasco accenni al fatto che non si fa abbastanza contro l’evasione fiscale, ma poi difenda privilegi e le esenzioni della Chiesa, dimostra con una chiarezza geometrica che le gerarchie ecclesiastiche non possono essere arruolate tra le forze che auspicano un cambiamento, visto che partecipano di una mentalità irresponsabile ed egoistica. Anzi al momento attuale sono una formidabile barriera contro ogni deviazione dall’ortodossia berlusconista che assicura loro la possibilità di imporre un dogmatismo vuoto e ormai  lettera morta appena al di là delle Alpi.

Ed è proprio in nome di questa che magari si è disposti a dire una parola per evitare che sia lo stesso Silvio con le sue dissoluzioni a mettere in crisi non solo se stesso, ma lo scellerato modello sul quale la Chiesa e  le sue varie massonerie economiche hanno prosperato. Tanto che col permesso del cardinale forse anche in questo campo ci vorrebbe “un ingente mole di strumenti di indagine”