Anna Lombroso per il Simplicissimus
Eh si perchè chissà in che modo i benpensanti, la brava gente potrebbero alimentare la loro rancorosa diffidenza se non ci fossero gli zingari, perfetti e simbolici archetipi della differenza, dell’alterità vissuta con sprezzante orgoglio per la nostra “norma”.
Vivono in accampamenti fuori dalle nostre città, ai margini della nostra pingue civiltà, delle nostre certezze e del nostro ragionare solipsistico ed esclusivo, per fare irruzione nelle nostre fantasie quando serve, quando serve un nemico, una minaccia che ci distragga da quelle abituali e più domestiche, oggetti ideali di insulti, risentimenti, paure.
Paradossalmente sono in condizioni marginali anche tra le vittime: cinquecentomila forse molti di più furono sterminati nel lager, ma la memoria su di loro è meno attiva. Ricordano i rari storici che se ne occupano che è meno potente perfino la definizione del loro sterminio, al posto di shoa un più sobrio concetto riconducibile all’essere mangiati con voracità.
Isaac Deutscher disse che l’antisemitismo è un problema di chi non è ebreo.
Il razzismo nel confronti di zingari, quelli letterari ben visti perché pittoreschi, Carmen, la musica gipsy, il cinema di genere, quelli in carne ed ossa, rom, sinti, nomadi, ashkali, kalè altri dei quali ci ostiniamo a non voler sapere nulla, è un problema nostro. Tempo fa Le Goff a proposito dell’infame legge proposta da un presidente francese dimentico di essere ungherese e con un cognome di lontana origine zingara, ammoniva che l’Europa meticcia non può rifiutare i rom, se non vuole venir meno al suo destino ancor più che alle sue origini, al suo ingrediente di base, che è appunto il multiculturalismo.
La cifra più infame del razzismo e delle sue declinazioni, nazismo, fascismo è la nozione di purezza etnica, un concetto di princisbecco utile a ingannare i gonzi che in mancanza d’altro si sentono superiori e geniali per via genetica.
E che non a caso piace al nostro governo e ai suoi rappresentanti locali, che dopo aver privatizzato beni comuni, interesse generale, cosa pubblica, costituzione pensano di privatizzare anche la cittadinanza, renderla un prodotto che si può comprare con l’ubbidienza, il conformismo, la delega, l’affiliazione.
Interrogarci sulle nostre paure del mondo fuori e dentro di noi e su quelle che qualcuno alimenta ci aiuta a essere cittadini di quel mondo fuori e dentro di noi. Loro sono erranti, noi magari cominciamo con non cadere in errore.


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Vannina,io sono posseduta dalla speranza.. ma temo che il sentire comune sia stato nutrito in questi anni di pregiudizi e xenofobia. per questo Lampedusa ci ha sorpresi come un miracolo. soprattutto gli zingari restano un “fantasma” radicato nell’immaginario…
E’ vero che gli zingari letterari sono ben visti,alludono a libertà,vita vissuta, sensualità; ma questo immaginario positivo è ora totalmente azzerato, questi spazi sono occupati da altro/ altri e gli zingari ridiventano, totalmente, il negativo, il brutto, il pericoloso. Forse conta anche il fatto che letteratura e cultura sono sempre più lontani dal sentire delle persone: quindi se li giocano, più o meno tutti, dentro ad un contenzoso politico. Ai politici, complimenti per la fantasia!
Si quella tesi pazzesca che i media e la televisione non conterebbero. Ora Violante e D’Alema non lo dicono più, ora dicono che non ce l’hanno fatta a togliere a Berlusconi il monopolio dei media
Scenetta vista al TG di Mentana, ieri sera.
Pisapia in giro per Milano si ferma a parlare con i cittadini. Una corpulenta casalinga di Voghera, piuttosto alterata, lo apostrofa: “Dicono che lei vuole riempire Milano di stranieri e zingari!”
Pisapia, con la solita calma: “Ma signora, come fa a pensare che io voglia fare una cosa simile?”
C.d.V.: “Eh, non lo so, lo hanno detto a Studio Aperto”.
Per la serie le televisioni non contano. Capite perché bisognerebbe bastonare Violante, D’ Alema e soci (che giurarono che non gli avrebbero toccato le televisioni), mattina e sera, tutti i giorni, prima e dopo i pasti?