Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il duello è una forma morale letteraria e antropologica che piace molto soprattutto agli spettatori, siano essi dietro alla cripta dei cappuccini, davanti a porta a porta, o sprofondati su una pagina del Corriere. Piace perché permette di schierarsi, contribuire a infilare un fioretto o una misericordia tra la scapole di uno dei due, senza rischiare niente, in nome di quello volonterosa codardia che caratterizza appunto i guardoni.
E chi guarda con un po’ di attenzione si sente apostrofare e incriminare di ogni nefandezza,perché non ha avuto il compassionevole e benpensante buongusto di fare la hola per il più debole o se semplicemente ha invece deciso che a volte il copione è troppo semplice, troppo rispondente agli archetipi di genere per non suscitare qualche perplessità.

Allora in questo duello che appassiona letterati, divine frivole, aspiranti scrittrici da una trentina d’anni, polemisti professionali, vede di fronte due stereotipi talmente classici che tutti immediatamente ci sentiamo nel corifeo della tragedia. Da una parte c’è un ricco potente strafottente spregiudicato dichiaratamente amante du luxe e de la voluptè ammirato temuto odiato mal sopportato blandito. Riveste uno degli incarichi più strategici e cruciali al mondo e per giunta è in corsa per l’Eliseo. Come pare sia una delle cifre dello zeitgeist, ha una moglie rampante e ambiziosa quanto lui, ma che non rivendica l’esclusiva al contrario di noi sfigate, così il nostro anti eroe consuma volentieri relazioni anche istantanee con altre donne, inclinazione che gli ha valso una pessima fama, ma supponiamo una certa invidia dagli elettori di Berlusconi e dagli affetti di priapismo. Ah dimenticavo è bianco, non è wasp, perché è ebreo pur non ammirando particolarmente davide, sospettiamo.

L’antagonista è quella che Auerbach chiamerebbe la “figura” della vittima: cameriera in un hotel, nera, ragazza madre o separata con un figlio a carico. Come se non bastasse vive in un alloggio affittato a sieropositivi si può supporre non per scelta. Insomma la diseredata, l’esclusa, la sommersa per antonomasia.

Quelli che guardano sono accontentati non occorre essere particolarmente corretti politicamente per effettuare una scelta di campo. Sferruzzando alacremente hanno potuto compiacersi nel vedere consumarsi l’umiliazione del protervo prepotente in catene, gli occhi spauriti, la sua intimità rovesciata come delle viscere sacrificali, disonorato, costretto a lasciare le insegne del potere. Non so se al compiacimento si sia accompagnato un certo disgusto che io ho provato, perché nella cosiddetta libera America – tutti si sono dimenticati improvvisamente Guantanamo, la pena di morte, il trattamento riservato agli immigrati, i Rosenberg o Sacco e Vanzetti – lo stesso cannibalismo mediatico è stato riservato anche alla vittima, della quale è stato rivelato, nome domicilio, stato civile, supposte patologie e perfino la somma indicativa necessaria a corromperla per farla ritrattare.

In un contenzioso con una esuberante interlocutrice ho già espresso i miei dubbi. È possibile magari certo che DSK sia un incallito tombeur des femmes grazie a potere e ricchezza. È possibile altrettanto che il senso di impunità renda le sue avances particolarmente proterve e intemperanti. È possibile che come pare si addica a chi esercita potere, si faccia aiutare nelle sue performance da additivi che lo rendono poco resistente ai richiami della carne. Tutto questo non costituisce necessariamente il preambolo di uno stupro. A meno che DSK non sia anche tremendamente cretino, caratteristica che forse avrebbe rivelato prima. Oppure un eroe negativo degno di delitto e castigo, reso pazzo dal priapismo che in una folle yubris aggredisce qualsiasi donna a portata di mani, diciamo così. Perché il potente in questione era talmente consapevole della possibilità di essere oggetto di un complotto che poteva colpirlo per le sue ambizioni politiche e per una dichiarata volontà di cambiare le carte in tavola all’interno della poderosa organizzazione finanziaria che dirigeva, da dichiararlo profeticamente in più occasioni. E aveva altrettanto profeticamente predetto che il terreno sul quale si sarebbe consumata la sua morte politica sarebbe stato quello sessuale.

Se DSK ha stuprato o anche coartato a un rapporto non consenziente una donna, voglio sia perseguito,punito, messo in galera e isolato dal consorzio civile. Come lo voglio per tutti quelli che compiono simili misfatti, compresi eleganti e divini creativi per i quali invece si è mossa generosamente l’intellighenzia di tutto il mondo.

Ma la sceneggiatura non mi convince, è troppo perfetta per non sembrare un episodio prevedibile di law & order, sezione speciale. Ma tanto ragionarci intorno ben dotati di pregiudizi o no è ormai tardivo, il principale antagonista di Sarkozy è cancellato, l’aspirante riformatore del Fmi è crollato. La vittima è sbattuta in prima pagine. Sono soddi sfatti solo i guardoni, che ormai ogni giorno hanno a disposizione materiale globale.