Un altro prodotto del berlusconismo cade con il rumore che fanno i fichi schiantandosi in terra. Ed è un segno, anche se l’uomo che volle farsi giullare del regno, ha ben poco a che fare con la politica, quella vera, non con quella delle cariche per riempirsi le tasche.

Voleva superare Saviano, ma  Sgarbi, a Rai 1,  ha fatto un flop mai visto, uno share della mutua. E poteva anche immaginarlo che dopo ventidue anni di urli e di strepiti esibiti,  il suo appeal funzionasse solo quando si comporta come un ubriaco, tanto per rimanere nell’ambito delle sostanze ammesse. Se appena abbassa la voce diventa di una noia mortale. Come del resto accade quando scrive.

Ma anche se la sua trasmissione autoreferenziale ” Ci tocca anche Sgarbi”, è stata cancellata e non ci toccherà più, il giullare prenderà tutti i soldi pattuiti e i milioni di euro spesi per l’impresa verranno buttati al vento. Tanto sono soldi nostri.

Nell’89, quando divenne popolare per aver augurato la morte a Federico Zeri, agli italiani già in via di ipnosi parve una specie di nuovo linguaggio verità, non si accorsero che invece era teatro e del peggiore, un cinico e sguaiato avanspettacolo. Come del resto per vent’anni non si sono accorti di ben altre farse e menzogne.

Solo Beniamino Placido individuò lucidamente il fenomeno e anche le carenze professionali del personaggio, buono ad affascinare casalinghi e casalinghe più o meno di Voghera, ma con poca e ambigua sostanza alle spalle. Lo chiamò il “Fatuo Magico”.

Ma adesso arriva la stonatura. I giullari annoiano a morte quando vogliono fare i seri, quando pretendono dire davvero qualcosa dopo aver perpetrato i loro inganni teatrali ed essere diventati delle maschere. Così questo flop annuncia il tramonto dell’orchestra di Fatui Magici che ci hanno portato a questo punto. Compreso Monostato, il direttore d’orchestra.