Dopo aver fatto di tutto per nascondere i preti pedofili e sottrarli alla legge, gli stessi alti personaggi che avevano avallato e anzi suggerito silenzi e ambiguità, divenuti altissimi, si sono risolti a chiedere perdono e a battersi il petto per evitare che un disastro morale ormai inevitabile e mondiale, travolgesse la Chiesa.

Dunque niente più coperture, niente corrivi silenzi e collaborazione con le autorità civili. Questo dovrebbe essere il risvolto del pentimento, anche se su tale proposito le asserzioni sono state più sfumate e imbarazzate. Ma anche contatto con le vittime delle violenze, cosa del tutto ovvia dopo i pentimenti, ma che Bagnasco fa passare come “passo storico” quando invece è per così dire il minimo sindacale per chi pretende di avere il monopolio dell’etica.

Ma poi arriva il caso di don Riccardo Seppia, accusato di aver violentato un chierichetto, in realtà da ciò che emerge. un pedofilo seriale, sempre alla ricerca di una vittima: “«Li voglio giovani non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia» oppure «Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto».

E si scopre che il sacerdote era un frequentatore di locali notturni, sempre alla ricerca di avventure, praticava la blasfemia, spacciava droghe, era insomma un prete chiacchierato che suscitava sospetti e inquietudini anche nelle famiglie: è praticamente impossibile che i superiori non ne sapessero nulla. Oggi Bagnasco dice di provare “dolore e vergogna”,  incassa i complimenti vaticani per la rapidità con don Seppia è stato sospeso a divinis, ma nessuno si domanda apertamente perché non si sia affrontata  la questione prima, sapendo benissimo che i comportamenti del sacerdote erano a dir poco la potenziale anticamera di insane passioni anche con i minorenni affidati alla sua custodia. Perché non vederci chiaro e lasciare che i misfatti si compissero prima di provare dolore?

Non è anche questa una copertura, per così dire a priori, avendo dovuto forzosamente rinunciare alle coperture a posteriori? Non è l’estrema ipocrisia?  A meno che il non vedere e il non sentire fino a che non è troppo tardi, siano una specie di compensazione per il celibato e la teorica castità a cui l’attuale chiesa reazionaria e anticonciliare non vuole rinunciare e nemmeno mettere in discussione.

Salvo poi fare gli omofobi con  argomenti risibili e inquietanti, riservando per sé tutta la comprensione e  l’indulgenza rimaste dopo aver venduto a caro prezzo la quota eccedente a Silvio e alla sua corte.