Una volta c’era bandiera gialla, che tu sai che qui si balla. Oggi ci sono le bandiere blu che tu sai che qui ci si bagna, che l’acqua è pulita, il posto accogliente. E per carità non mancano mai articolesse sui giornali, la solita disamina pre estiva sulle spiagge promosse , sull’elenco di piccole meraviglie vacanziere.

Ma sapete anche questo fa parte di una narrazione tutta italiana, sulla quale non viene quasi mai scoperto il velo per vedere come davvero funziona. Il riconoscimento è assegnato dalla Fondazione per l’educazione ambientale (Fee), sezione italiana di un organismo europeo che ha sede a Copenhagen. Peccato che quello danese, contraddicendo l’Amleto, ha solo le sponsorizzazioni di organismi dell’Onu, il nostro invece l’appoggio di una pletora di organismi che vanno da quelli statali, all’Enel, al consorzio batterie esauste, dalle imprese balneari, dagli assessorati al turismo, alla Cariplo e persino alla Toyota.

Sapendo che nella commissione che deve decidere ci sono un sacco di ministeri e tutti gli enti e le aziende citate prima, si rimane un po’ interdetti. E l’assillo del dubbio cresce quando si scopre che in pratica la pulizia del mare e dell’ambiente non sono supportate da indagini autonome del Fee, ma provengono da autocertificazioni dei Comuni che devono riempire dei questionari. Certo sostenute da documentazioni pubbliche sulla cui certezza però, vista l’importanza economica della segnalazione e i costumi vigenti in Italia, si può avere più di qualche perplessità.

Inoltre si scopre che se la pulizia dell’acqua è centrale nell’assegnazione delle bandiere una bella parte del punteggio deriva da questioni del tutto marginali e poco interessanti per il turista, come, tanto per dirne una l’esistenza o meno della raccolta differenziata, iniziative ambientali e altri parametri come quello della “pressione turistica” che sono difficilmente quantificabili e aperte a qualsiasi interpretazione o torsione statistica da parte dei comuni interessati. Tutto questo per chi abbia la voglia e la pazienza di vederci chiaro è rintracciabile qui

E le domande si trasformano in una certa rabbia quando si scopre che ad eccezione dei colibatteri, per tutto il resto l’Italia è riuscita a strappare una deroga rispetto ai  criteri europei per la pulizia dell’acqua.

Le bandiere assegnate diventano immediatamente bluastre e finiscono dentro meccanismi che possiamo tranquillamente intuire. Anche quelli purtroppo attuati in deroga all’ Europa.