C’è senza alcun dubbio un errore giudiziario nella vita di Roberto Lassini. Un errore che lo avrebbe incitato a servire entusiasticamente la linea di Silvio fino a produrre i famosi manifesti  sui magistrati Br. Egli stesso narra dell’accusa di tentata concussione nei confronti suoi, allora (1993) sindaco di Turbigo e di suo fratello, titolare di un’azienda  idraulica, dei 42 giorni in carcere e dell’assoluzione perché “il fatto non sussiste” cinque anni dopo con appena una decina di milioni di risarcimento.

Certo Lassini non può essere ben disposto con i magistrati, anche se da avvocato, ne deve frequentare parecchi. E tuttavia in questi giorni di atti e dichiarazioni sulla vicenda si nota in controluce la filigrana di una retorica tipica del berlusconismo, di comportamenti  infedeli e di particolari non rilevati.

Lassini dice che dopo i 42 giorni di carcere, ha perso tutto. Senza dubbio ha perso la carica di sindaco a capo di una giunta anomala Dc-Pds, creata da lui stesso con un blitz. Ma vista la sua immacolata gestione dell’ amministrazione cosa ha perso? L’allora stipendio di primo cittadino in un comune di 7000 abitanti, dominato da una centrale Enel? O forse l’aiuto che la carica di primo cittadino dava alla sua attività di consulente finanziario? Oppure l’onorabilità?

Quest’ultima non credo proprio. Pochi giorni fa Lassini si è preso il disturbo di mandare alla più alta carica dello Stato una lettera in cui chiedeva scusa della sua improvvida iniziativa e assicurava il suo ritiro dalla lista. Impegni solenni visto il destinatario della sua missiva. Ma due giorni dopo ha cambiato idea, anzi ha fatto mostra di una certa protervia e menefreghismo tornando sui suoi passi.

E’ un uomo d’onore questo? E’ un uomo a cui si può credere? E’ un uomo limpido quello che minaccia di rivelare segrete cose se non sarà accontentato nelle sue ambizioni?

Certo tutto questo nell’atmosfera immorale e bugiarda può passare inosservato. Ma sapete anche io ce l’ho con i giudici di quel processo, perché di certo un errore giudiziario c’è stato.