Con le amministrative fioriscono le lettere dei candidati in questa crudele primavera che è anche autunno della democrazia. Me ne arrivano tante, gli aspiranti minori si affollano dentro la mail, crescono come una prateria di facce e di espressioni tutte uguali che alla fine esprimono l’anonimato ideale in cui consiste la politica di questi anni.

E sapete non ne posso più di vagliare l’ansia di servire la comunità e di mettere a disposizione di tutti le proprie competenze, senza che mai venga detto che caspita vogliano fare. Odio il linguaggio trito le frasi fatte, le formulazioni banali. Non è una questione di stile, è di sostanza: chi usa lo stereotipo è perché non sa cosa dire, perché spera che la sua faccia da studio fotografico mi sia simpatica, che vi colga un guizzo di intelligenza. Ed è tutto lì, racchiuso in quel ciclostile espressivo così vago, in quella decina di parole che vanno da giovane a nuovo da società a valori.

Ci trovo desolazione, ipocrisia, mancanza di idee, una resa ai meccanismi mediatici più ovvi. Ma dite che ve l’ha chiesto un qualche partito di candidarvi per raccogliere qualche voto in più, che è una vostra disperata ambizione, che volete sgomitare colà dove si puote: se non altro colpirete l’attenzione. Ho nostalgia delle brutte foto di una volta, delle sgrammaticature, dei discorsi pazzeschi: almeno si capiva che c’era una qualche passione reale.

I santini di adesso sono di alluminio anodizzato, come le porte delle pizzerie: non dicono nulla se non che la pizza, ben che vada, sarà mediocre. Dio questi candidati adagiati sul  letto di rucola del berlusconismo, sono davvero la negazione della politica, della novità, dell’originalità. Vogliono essere votati in quanto persone e si spersonalizzano, giurano di voler cambiare le cose e si abbarbicano al cliché corrente. E’ come se alla fine non credessero in nulla, come fossero confezioni vuote: qualunquemente candidati. Così non c’è da stupirsi se la tassista xenofoba che aveva proposto l’apartheid nei vagoni della metropolitana, ora si trovi in lista con Pisapia.  Naturalmente per mettere a disposizione le proprie competenze, che solo dio sa quali possano essere.

Ed è anche così che è possibile l’esistenza di Scilipoti.

Così mi sono arreso a un pensiero: che oggi è possibile fare politica solo se non ci si candida. E si è politici se nessuno ti chiede di farlo.