Chissà adesso come la Chiesa come contestualizzerà Priapo. Ma sì, la statuetta del dio con il pene smisurato che girava nelle cene eleganti, secondo la testimonianza di alcune partecipanti. Ammirato e baciato con fervore dalle commensali. Un rito pagano della fertilità, le cui tracce si trovano dovunque ai bordi del mediterraneo e che a Pompei sono pudicamente coperte, acciocché i custodi possano intascare opportune mance per scoprire le raffigurazioni.

Qui non è più una bestemmia che dopotutto è nel contesto teologico, qui sono riti diversi, dei minori e inquietanti che intrallazzano col potere e anche con le minorenni. E’ la filosofia del Capo che deborda e diventa esempio, si espande e priapizza attraverso la televisione. Si fa verbo irregolare dell’anomalia: pompei? pompetti!

E allora come la mettiamo? Escluso che il nuovo dio possa trovare asilo nelle chiese, neanche come stravagante cero votivo, bisognerà trovare una qualche contesto che possa assolverlo e magari metterlo nella categoria degli ex voto. 

Non vorrei essere nei panni del cardinal Bertone che dopo il processo breve si trova anche alle prese con il pene lungo. Certo è difficile contestualizzare un rito pagano. Ma se pàgano… Questione di sfumature, anzi di accenti.