Non c’è niente di più ovvio che nascondere i fallimenti interni, scaricando all’esterno le tensioni. E in questo quadro la guerra che il governo ha dichiarato alla Francia rientra in uno schema classico dei  regimi autoritari. Soprattutto se l’autoritarismo nasce da una concentrazione mediatica che può rimescolare a volontà le carte in tavola.

Tuttavia niente è più assurdo di questo scontro con Parigi e con l’intera Europa sul cosiddetto tsunami degli sbarchi tunisini. Certo occorrerebbe una politica continentale sull’immigrazione, come del resto occorrerebbe tout cout una politica continentale che sembra sempre più un’ araba fenice.

Tuttavia proprio l’Italia ha cercato una propria autarchia sul problema dei migranti, visto che suggestioni e paure costituiscono una parte decisiva del consenso della destra. Si trattava di imporre un’idea soltanto negativa dell’immigrazione e dunque ci si è separati dall’Europa sia con la legge che fa della clandestinità un reato o un aggravante per qualsiasi reato, sia gestendo in solitario i rapporti con i regimi nordafricani di Gheddafi e Ben Ali. Chiedere aiuto adesso sembra parecchio stonato al di là delle Alpi.

E non solo. Sembra stonato anche perché tra i grandi Paesi, l’Italia è quella che ha la fetta più piccola  di immigrazione, sia in termini assoluti, che relativi alla  popolazione. Con 3 milioni 739 mila immigrati  (dati Istat di previsione per il 2011) siamo al 6, 25% della popolazione totale, mentre la Francia ne ha 5 milioni 200 mila con l’8,3% sul totale, la Spagna è a 10%, mentre Germania e Gran Bretagna sono entrambe  oltre l’8,2%.

Tra l’altro queste cifre non dicono tutta la verità: perché mentre quelle del resto d’Europa rendono ragione di una immigrazione ormai stabilizzata che spesso non conteggia seconde generazioni, le nostre sono un gonfiate da una xenofobia di fondo che rende difficoltosa l’integrazione. Senza dire che un buon terzo dei nostri immigrati sono romeni, dunque comunitari, la cui presenza può  essere considerata in gran parte episodica.

Al di la questo però non si vede il criterio per il quale il Paese che ha la quota minore di immigrati pretenda di spalmarla sugli altri che ne hanno di più, in base a un singolare principio di solidarietà europea. Se consideriamo l’immigrazione solo un problema e una catastrofe alla faccia di elementari evidenze demografiche, come possiamo chiedere a che Sarkozy che ha un problema ancora più grande di farsene carico?

Questo non è affatto un approccio europeo alla questione, anzi è esattamente il contrario: la pretesa che gli altri membri dell’Unione vengano in soccorso di una impasse politica e d’immagine del nostro governo. Berlusconi, Maroni e Bossi non stanno chiedendo una mano per l’ Italia, la stanno chiedendo per loro stessi. E dunque vengono ripagati della stessa moneta, anche se alla fine chi ci rimette sono ancora una volta i migranti. Oppure verranno chiesti dei consistenti risarcimenti in campo economico come al limite farà Sarcozy, calando la spada di Brenno su Parmalat e Generali. Anche se  naturalmente non lo sapremo mai ufficialmente.

Ma questo è solo logico e razionale, dunque qualcosa di completamente al di fuori del contesto politico italiano, dei suoi incubi e delle sue parole d’0rdine, delle sparate e anche della povertà di pensiero, oltre che di cuore, di cui il Paese è vittima. E che si esprime delle deliranti e ottuse polemiche contro il “buonismo”. Fatte da quelli che pretendono che gli altri siano buoni con noi: ogni tanto si è tanti di fare il tifo per la cattiveria.