Non sappiamo ancora come sia accaduto che un battello si sia rovesciato e abbia provocato 250 morti. Non lo sappiamo nonostante una nostra nave avesse accostato il barcone dei migranti e questo fa venire in mente i pensieri più atroci, più impossibili per la nostra “civiltà” e tuttavia plausibili per la nostra neo barbarie di potere.
Tuttavia questo non scuote quella cancrena dell’animo che ci sta mangiando vivi, che ci occlude il futuro e non ci mostra i nostri stessi interessi, ci fa soltanto vivere dentro la paura dei deboli. Persino dai luoghi e dalle persone dalle quali sarebbe lecito attendersi se non altro la pacatezza della vecchiaia, giunge la risacca dei cattivi pensieri e di un’ umanità micragnosa, come la borsa dell’avaro.
Aprire La Stampa e leggere un titolo che sembra uscito dalla sana ironia di Brancaleone “Dal mare il pericolo senza nome”, per poi accorgersi che invece è penosamente serio ed è scritto da Guido Ceronetti, dà un senso di amarezza e squallore.
Da uno che vive con la pensione Bacchelli per non si quale dissipazione personale, per uno che ha “illustrato” il Paese, questi orridi scarabocchi rassomigliano all’evanescenza senile. L’inquietudine indotta alla quale ci si arrende, la narcosi dell’intelligenza.
“Quando gli sbarchi sulle coste italiane diventano di migliaia, si pone un problema di difesa militare”. Addirittura. Ma Ceronetti e chi gli passa i pezzi sanno che l’immigrazione in Italia passa da altre strade e che la via del mare è solo marginale, ma mediaticamente vincente di cui si servono i leghisti per mettere paura alla ggente e ai vecchi scrittori?
E poi ancora “un senso di inconscio risveglio dell’istinto difensivo mi pare di leggerlo in questa perdurante spontanea esposizione del tricolore. C’è come un grido silenzioso dell’anima profonda”. Ma lo sa Ceronetti che chi grida all’invasione sono proprio quelli che con quel tricolore assolverebbero alcune funzioni fisiologiche che del resto sovrastano anche il loro sistema nervoso centrale?
Ma quale anima profonda, di profondo c’è solo il disagio che viene a leggere certe cose. “Le folle di veri profughi le conosciamo: prevalgono le donne e i bambini, ci sono immagini strazianti di vecchi che si trascinano… Qui l’anomalia è sbadigliante: di vecchi neanche l’ombra, e di aneliti a trovare lavoro non ce n’è spreco. Allora, c’è un plausibile scopo?”
Le conosciamo? Ma lo sa Ceronetti che l’età media dell’emigrazione italiana era di 22 anni? Sono sempre i giovani che emigrano: è questo che sappiamo, non quello che il vecchio scrittore deve aver visto sulla Domenica del Corriere. Purtroppo gli anziani non emigrano, rimangono ancorati sulla riva della vita e anche dei giornali.
E via così, su questo sentiero interrotto. Perché il vecchio scrittore si appella ai sentimenti identitari e non sa distinguerli dall’appartenenza che è tutt’altra cosa. L’appartenere a una cultura, a una tradizione, a un modo di essere, è generosa e non ha certo paura di quale migliaio di stranieri perché è sicura di sé, ascolta le sue radici. L’identità è invece un sentimento fasullo, banale, superficiale e spesso feroce. Basta leggere gli evviva ai morti dei lettori del Giornale: gente il cui cuore sta soltanto nel soldo, che non crede in nulla se non ai pupazzi che trasforma in feticci. L’identità è qualcosa di talmente povero, di talmente bugiardo che teme ogni cosa estranea e sa soltanto ipotizzare di distruggerla.
Dice Arbasino che il cursus honorum degli scrittori ha tre fasi: la giovane promessa, il solito stronzo e il venerato maestro. Ma ha torto, ne esiste una quarta: il venerato stronzo.


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Ma davvero crediamo a queste frasi fatte, alle “provocazioni” o facciamo finta di crederci? Ah già manca la porcheria che però, dio ha tanta ironia. Banalità da bon ton e da lettori corrivi.
Meno male che esistono ancora scrittori come Guido Ceronetti, capaci di scuotere l’intelligenza attraverso opinioni volutamente provocatorie.
Davanti alle immagini che scorrono, di questa massa dolente di gente in cerca di uno straccio di futuro, vederli ammassati nelle tendopoli è come vedere nell’angolo della memoria dei campi di concentramento, dove tanti ebrei venivano stipati per essere poi eliminati.Non solo non si affronta la questione, non solo il parlamento ha un’unica e sola priorità i processi di Berlusconi, ma si spera come in questo caso nella potenza distruttiva del mare che ingoi nelle sue profondità quanta più gente possibile.Nessuno sa davanti a cosa ci troviamo, qual è il vero volto di tanti disperati ammassati sulle coste, ma la Lega tende a speculare sul fenomeno proponendo eserciti regionali e chissà forse qualche ponte levatoio per impedire che i negri tingano la razza padana. Nessuno riesce a dire cosa sta realmente destabilizzando quelle realtà:se accanto a governi sanguinari, non ci siano in atto speculazioni finanziarie ad opera di tanti colossi come la Cina per esempio. Il pressapochismo regna sovrano e l’inettitudine di questo parlamento ci sta rendendo simili a questi extracomunitari spogliati di tutto, comprese le loro vite che valgono meno di escrementi di cammello. La vita di noi tutti è in rapporto costante con quanto possediamo. Tutto ciò è davvero disumano.
Sono stufo da tempo di questi personaggi che parlano per stupire finendo per dire cose a dir poco stupide.
Quinto gruppo, senza alcun “venerato”.