Anna Lombroso per il Simplicissimus

Di una cosa possiamo essere sicuri in questo tempo di incertezza: questo governo passerà alla storia come il più sfrontato degli ultimi 150 anni. Non stupisce dunque se per celebrare l’8 marzo ha scelto due portavoce ideali a rappresentarlo esemplarmente: la spietata Ministra Carfagna dal fisico di cerbiatta e l’ambizione di una tigre, a testimoniare che le opportunità sono pari solo per gli opportunisti. E l’impudente Ministra Gelmini a illustrare – pensate un po’ – il contributo delle donne alla magnifica e progressiva edificazione del sistema dell’istruzione in Italia, un soggetto a lei ignoto e misterioso, tanto che da quella proterva ripetente che è, ha ripetuto come un compitino che non aveva scritto, il suo pistolotto davanti al preside del Quirinale.
La spudorata faccia di bronzo ha interpretato il suo miglior cammeo nel film horror sui guasti prodotti da questo governo alla cultura, al sapere, alla conoscenza e al futuro di questa nazione e direttamente alle donne, quelle di oggi, che lavorano nella scuola, le madri, le scolare, e quelle di domani condannate prima di nascere all’emarginazione dal progresso, discriminate nella modernità.
I grandi mutamenti economici, culturali e democratici dello scorso secolo avevano portato grandi promesse di politica sociale. Gran parte delle non sono state mantenute. E in particolare quella che tocca qualcosa di prezioso che potremmo chiamare il patto tra le generazioni. Perché il loro venir meno provoca una pericolosa compromissione delle aspettative del futuro in termini di cultura, istruzione, lavoro e quindi anche di civiltà, di coesione sociale e di legalità.
È stato seminato molto vento in questi anni e c’è da temere che si raccoglieranno terribili tempeste sociali. E un vento minaccioso si è abbattuto sul nostro sistema dell’istruzione.
È perfino banale dire che con questa politica che penalizza il sistema dell’istruzione pubblica si colpisce il futuro del sistema Paese, la sua competitività sullo scenario mondiale, una sua possibile rivoluzione tecnologica indirizzata verso la concretizzazione dello sviluppo sostenibile, e che si compromette anche l’impalcatura sulla quale si regge la costruzione della democrazia.
Perché corrisponde a una cultura intesa a eliminare dal vocabolario comune e dall’agenda politica la solidarietà tra i cittadini e l’interesse generale, il bene comune, in nome di patti scellerati e alleanze opache tra affiliati stretti intorno a obiettivi comuni di profitto ed egoismo, che promuove radicalizzazione delle differenze, trasformando la critica in scontro, favorendo antagonismo e di conseguenza sopraffazione e repressione.
E i cui capisaldi sono quelli della diffidenza e dell’ostilità che ha l’obiettivo esplicito e in gran parte riuscito di dividere per meglio imperare, perpetuare ignoranza per meglio manipolare coscienze e morale comune.
Una scuola impoverita, umiliata nel suo ruolo di luogo non solo dell’istruzione, ma anche dell’educazione, del riconoscimenti di identità comuni e del ragionare insieme intacca nel profondo la speranza del futuro, promuove discriminazione, lede il quadro dei diritti.
A pensarci bene quello della sfrontatezza non è l’unico record del governo Berlusconi. Un altro è certamente quello imbattibile del conflitto di interessi: ancora una volta a rappresentare quelli dei cittadini è stato incaricato qualcuno che ostinatamente lavora contro.