Giuliana Sinodani per il Simplicissimus

Don Maurizio Padriciello, parroco del parco verde di Caivano, ha firmato un vibrante editoriale apparso domenica 23 gennaio sul quotidiano Avvenire. Il parroco si è scagliato contro Vauro che aveva presentato ad Annozero  una vignetta in cui si  ironizzava sul Papa, sui preti e su Berlusconi, alludendo alle vicende di pedofilia.
Pieno di santa collera ha detto che il vignettista  ha offeso tutti i cattolici e le gerarchie ecclesiastiche nonchè il nostro amato presidente del consiglio. Ora che il sacerdote sia allineato alle gerarchie può non fare notizia, ma che un quotidiano come Avvenire utilizzi la voce di un prete di un paese a nord di Napoli per rispondere a Vauro mi pare strano e mi domando il perché.
Conosco l’incerta fama di Don Maurizio: alcuni mi hanno detto che è una persona buona che lavora in una realtà difficile e dura, succursale delle Vele di Secondigliano, dove si spaccia, ci si prostituisce, si uccide e si è reclutati dalla camorra, nel migliore dei casi;  altri mi hanno detto che è uno che organizzava veglie di preghiera per sottrarre soldi ai fedeli benestanti che si sentono realizzati a frequentare realtà dure ed ha smesso quando è stato minacciato di essere querelato per circonvenzione di incapace dalle famiglie dei veglianti.
A questo punto mi chiedo se Don Maurizio è utilizzato dalle gerarchie ecclesiastiche che per non esporsi in prima persona lasciano parlare le voci degli “umili”o se  rappresenta il classico “chiuppetiello d’uva doce”(grappolino d’uva dolce) visto che con la sua opera di”evangelizzazione” riesce a portare molta ma molta acqua ai mulini vaticani. Del  resto pare che il sacerdote non sia nuovo ad espressioni di clerico fascismo sul giornale dei vescovi, ventriloquo  degli umori vaticani. Per Berlusconi e per il vitello d’oro si può contestualizzare, si può tacere o fare un’omelia adatta a tutti i tempi e le stagioni e anche utilizzare un ingenuo o un marpione facendolo esporre.
E certo leggere che il sacerdote  è stufo del fango, stufo della satira”Nuovo idolo davanti al quale inchinarsi”e che” proprio queste calunnie fanno ridere di un dramma atroce come la pedofilia” è sorprendente perchè segue il precetto berlusconiano di considerare la denuncia come il male, Sarò si sacerdote, ma non si capisce benne di quale religione o di quale setta, visti i precedenti.
Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò .Il parroco dimentica o deve dimenticare che ridere amaramente di queste storture della nostra società non è ridere dei drammi ma di chi li  provoca. E dimentica anche di operare nella terra dove la satira l’Atellana è nata. Forse sì, è un sacerdote della Dimenticanza.