Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma io me li immagino, tovaglia a quadretti, una tavolata ruspante, maschia, vociante di discorsi un po’ grevi e carica di pietanze ancora più pesanti polenta taragna salsicce. ed ecco che fa irruzione lui, al telefono, bonario paternamente indulgente: divertitevi pure ragazzi. Mangiate mangiate al resto ghe pensi mi!!!
Viviamo in una fese tristemente crepuscolare della democrazia se ormai trattative politiche alleanze confronti si svolgono fuori dal contesto parlamentare e dalla dialettica di rappresentanze e partiti: un po’ di federalismo con patate, tanto per gradire..
D’altra parte proprio questo è il connotato di quel ceto politico, la sua modalità di amministrazione e conduzione del potere: la trattativa privata è la sua cifra, perfettamente funzionale al suo approccio alla politica, alla cosa pubblica, alla legittimità e alla legalità, alle relazioni internazionali, in un intreccio diabolico tra arricchimento, affarismo, perseguimento dell’impunità e dell’immunità, e corrosione dell’interesse generale.

Il premier ci tiene porprio a confermare la sua vocazione commerciale. Se qualcuno si mostra riottoso eccolo pronto a dare assicurazione che ci sarà la “copertura” per consolidare il sodalizio societario secondo gli impulsi della sua yubris radicata e indirizzata alla gestione privata, solipsistica e egotica del governo e del paese e coerentemente con quella logica “familistica” che sostituisce la trattativa tra cricche, le relazioni di potere protette, l’affiliazione, l’appartenenza, gli accordi opachi tra affini e ubbidienti, alla socialità, al dialogo, alla condivisione di responsabilità, alle intese che si formano in nome degli interessi generali.
Per il premier sono la tavolata, i letti, le piscine, le villotte coi mobili del barocco piemontese i topoi della politica. Istituzioni, parlamento sono solo fastidiosi monumenti arcaici che sarebbe opportuno abbattere, come le statue dei tiranni una volta tirati giù dal trono. Da queste camere e camerette è più facile spartire le risorse del Paese: denaro e impieghi, carriere e promozioni, immunità e privilegi, favori e prebende in cambio del consenso e dei voti, controllati mediante ragioni e usi di corporazione, corruzione, criminalità. Si compie meglio quel processo desiderato di erosione dei valori del pubblico interesse, di sostituzione dell’interesse generale con quello particolare, sostenuto da una impalcatura di intese opache e scellerate, da una circolazione di favori, prebende, prestazioni – ormai sempre più frequentemente sessuali -, corruzione e test di fedeltà cui gli aspiranti e inclusi vengono sottoposti apparentemente in un clima leggero e goliardico di compagni di marachelle, come quelli di ieri sera, ma che nasconde una combinazione di feroce competizione e servilismo, sopraffazione e prepotenza, nella quale padroni e sottoposti sono legati da un vincolo di corruzione e dipendenza, regalie e intimidazioni, complicità e minacce.
Facciamoglielo sapere dunque alla casa della libertà che vogliamo cambiare domicilio e arredamento. E che rivogliamo i luoghi della polis, della civiltà, della democrazia.