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Terrorismo son et lumiere

champs_elysees_sparatoria_parigi_lapresse_2017_thumb660x453Oh si, oh già: sapete a Parigi c’è stato un attacco definito terroristico a tre giorni dalle elezioni presidenziali e a poche ore dalla fine della campagna elettorale. Assalto davvero strano, irrispettoso dei canoni consolidati, contro alcuni poliziotti perpetrato da un uomo definito “radicalizzato”, controllato a quanto sembra fin dal 2001 proprio per aver sparato a un agente di polizia che lo aveva sorpreso su un’auto rubata, ma libero di andare e venire dal Belgio con tanto di kalashnikov, nonostante avesse espresso pubblicamente l’intenzione di uccidere degli agenti, cosa che fa propendere più per la personale ossessione di un comune delinquente che per un combattente della jihad.  L’azione dell’uomo, opportunamente ucciso e dotato come al solito di documenti di identità, è stata con tempismo eccezionale rivendicata dall’Isis, non direttamente, ma tramite la super sionista e super usaidista, Rita Katz che fa da notaio e filtro unico per ciò che accade in medio oriente: da lei non compreremmo una bicicletta usata, ma la verità venduta all’etto si.

Ne deduco che ormai le opinioni pubbliche vengono  considerate così acefale da bersi proprio tutto senza mai farsi venire il minimo dubbio, le stragi al Sarin  la cui inesistenza è testimoniata dalle stesse immagini girate dagli elmetti bianchi, sostanzialmente una troupe televisiva molto quotata a Hollywood ( qui un video istruttivo sulla vicenda) e anche le misteriose sparatorie pre elettorali, dirette in questo caso e in modo assolutamente inequivocabile, anzi mi verrebbe da dire limpido, contro l’oppisione alla status quo, ma specialmente contro il candidato della sinistra Jan – Luc Melenchon che fino a ieri rischiava a sorpresa di essere il possibile contendente di Le Pen o Macron oltre che il personaggio in assoluto più demonizzato da Bruxelles, Washington, Nato e poteri finanziari. Santa Isis. Gli appelli all’unità del Paese che vengono dai candidati repubblicani e naturalmente da Hollande sono inequivocabili quanto meno riguardo all’uso che si vuole fare di questo attentato la cui dinamica è completamente al di fuori delle logiche sia pure devianti del terrore e sembra invece avere un carattere gangsteristico e folle, senza alcuno di quei segni simbolici cui siamo abituati in questi casi, nemmeno un allah akbar buttato lì o un qualche elemento integralista.

Quale altro senso avrebbe questo attentato fatto da un piccolo delinquente che da sempre odia i poliziotti, che viola la regola aurea del terrorismo, cioè quello di colpire nel mucchio per attaccare direttamente una pattuglia di agenti in auto? E quale vantaggio ne avrebbe l’Isis? Oddio può sempre darsi che anche il potere francese abbia rapporti inconfessabili col Califfato e abbia suggerito di risvegliare dal sonno il topo d’auto per dare una mano elettorale, ma possono esserci decine di soggetti e di organizzazioni bel lontane dall’area mesopotamica che possono muovere, armare e motivare poveri disperati e lupi solitari, pazzi ed emarginati  per alimentare la paura e con essa le leggi eccezionali che portano al controllo massiccio della popolazione e alle forzature costituzionali. Dovremmo aver compreso che quella del cosiddetto terrorismo è un’area grigia e liquida nella quale tutto è possibile e tutto infinitamente manipolabile senza nemmeno dover nascondere più tanto le tracce: anche le falle più evidenti delle versioni ufficiali, vengono in qualche modo tappate dall’emotività suscitata al momento dagli eventi la quale serve da rinforzo per le rappresentazioni stereotipe della realtà. E che dunque può anche portare ad “osare” oltre il consentito.

Non è certo un caso che si sia dato avvio a una campagna contro la post verità, ovvero tutto ciò che non compare mai sull’informazione codificata, sia esso grano o loglio, libera discussione o mania:  i più giovani che sono in gran parte estranei a questo circuito, tendono sempre di più a non cadere vittime dei “percorsi guidati”, tanto che – per rimanere nell’area – i dubbi e gli interrogativi sollevati dagli alunni delle scuole superiori in Francia e Belgio riguardo alla narrazione degli attentati di Parigi e Bruxelles ha gettato nell’angoscia e nel disagio il “Consiglio superiore dell’ educazione ai media” che ha sempre premuto per una formazione puramente formale. Però se per caso dubiti dell’ufficialità allora sei complottista, equazione che corrisponde perfettamente al detto francese del XIII secolo: ” se vuoi annegare il tuo cane dì che ha la rabbia”, ovvero una malattia del tutto indiagnosticabile almeno a quei tempi. Così ci ritroviamo con l’ennesimo attentato, del tutto anomalo e insensato, ma messo in atto al momento giusto e nello scenario giusto, nella zona clou di Parigi, sui campi elisi, vicino all’Arco di Trionfo con migliaia di turisti disposti a farsi spennare dalle mediocri brasserie di lusso. Terrorismo da son et lumiere.

 

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Notizie non verificate da 2000 anni

fake-news-listContinua imperterrita la campagna contro quelle che vengono definite le fake news o la post verità o più familiarmente le bufale del web: significativamente non si parla mai o quasi di bugie o di menzogne ovvero della sostanza, ma si fa ricorso a frasi fatte dell’anonimato globale di lingua inglese, a eufemismi elitari oppure al linguaggio popolare, cercando di evitare parole compromettenti per chi fa dell’infingimento una professione. Certo ogni potere fin da quando si hanno testimonianze storiche ha bisogno di costruire le proprie verità e più ancora un proprio mondo, un proprio orizzonte di senso che le giustifichi senza dover trovare riscontro. Si potrebbe pensare all’ economia che ha accompagnato come strumento di legittimità l’ascesa della borghesia fra il Seicento e il Settecento e che da scienza umana come la sociologia pretende di essere una “scienza dura” alla base di ogni aspetto della vita. Ma perché non anche le religioni e le loro buone novelle create, avallate o trasformate dagli stessi che ne traggono giovamento più che terreno?

Si potrebbe rendere molto dura la vita di chi vuole coartare la libertà di espressione mostrando come una straordinaria quantità di verità indiscutibili alla base della politica, delle dinamiche storiche e sulla formazione delle persone non abbia in realtà nessuna possibilità di verifica e possa essere creduto solo con un atto di fede. Facciamo un esempio di scuola anche se può apparire paradossale: non c’è alcun dubbio che tutta la  religione cristiana si basi sul presupposto della resurrezione di Gesù, attestata da quattro vangeli, scelti per volontà di Costantino come veritieri e scartando tutte le altre numerose testimonianze scritte: si tratta di testi che furono redatti dai 30 agli 8o anni dopo la morte di Cristo da uomini che non furono testimoni dirette degli eventi e che dunque parlano di seconda o terza mano o ancor peggio sulla base di scuole settarie giudaico apocalittiche. Tralasciando le numerose incongruità fra i quattro testi sui fatti precedenti e successivi all’evento, il vero e proprio bailamme attorno ai tempi per farlo avvenire dopo il terzo giorno, ovvero secondo un leit motiv di tutta la Bibbia recuperato anche in questa occasione, ci accorgiamo che in verità nessuno parla di resurrezione: ciò che si dice è che le donne andarono per ungere il cadavere di Gesù e non ve lo trovarono. Non c’è alcuna testimonianza diretta, non vi sono, cioè, persone che hanno visto direttamente la risurrezione di Gesù, nessuno era presso la tomba e ha assistito al fatto. E dal momento che a quei tempi le nicchie funerarie venivano spesso profanate sulle prime nessuno pensò a una resurrezione e solo dopo le apparizioni (ma anche su questo c’è una bella confusione) i discepoli pure a fatica si convinsero dell’evento, ma questo certo non prova nulla vista la sterminata letteratura di tutte le culture e di tutti i tempi sulle presenze spettrali di ogni genere.

E tuttavia non senza una qualche protervia il catechismo sostiene che “davanti a queste testimonianze (sic) è  impossibile interpretare la risurrezione di Cristo al di fuori dell’ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico”. La Chiesa in realtà si preoccupa che l’evento non sia interpretato in maniera soltanto simbolica che sarebbe un durissimo colpo alla dottrina, ma non certo di dimostrare l’evento stesso. E per tacitare i dubbi che anche il fedele più coinvolto potrebbe covare deduce dal disorientamento e dall’incredulità dei discepoli che il fatto è reale perché non è frutto di esaltazione mistica. Allora cosa facciamo cari signori di Bruxelles, denunciamo il Papa perché diffonde fake news, notizie non verificate assieme a vescovi e pastori? Oppure si ammette che le uniche bufale prese in considerazione sono quelle che contraddicono gli oligarchi? Oppure  dovrebbe partire una denuncia tutte le volte che  tv e giornali danno notizie non verificate in proprio e sostanzialmente sempre desunte da organi ufficiali? Vogliamo cominciare questo gioco?

Io ci sto, anzi ci vado a nozze e per prima cosa chiederei una dimostrazione matematica e inoppugnabile della sensatezza dei criteri con cui sono stati definiti i livelli di debito, ben sapendo che essa non è possibile poiché si tratta solo di una decisione politica. Perché i veri fake in tutti i sensi sono proprio lor signori.


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