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Avvocato del Diavolo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Gentile Avvocato, permetta a una cittadina che ha maturato una lunga esperienza professionale nel settore della comunicazione -anche se non può annoverare nelle sue referenze quella scuola di percezione dell’opinione pubblica offerta da un reality – di darle qualche consiglio a titolo gratuito, a differenza delle alte autorità che ha scelto per indicare la strada al governo in sostituzione del dibattito parlamentare.

Mi pare chiaro che l’esecutivo da Lei presieduto con mano ferma ha scelto una strada, quella per la quale se le cose funzionano anche grazie alla massa di dati e informazioni spesso contraddittorie e criptiche che ci mette a disposizione, il merito è suo e perfino delle regioni, se con giudiziosa indulgenza ha scelto di non commissariarle. Se invece le cose si mettono male la colpa è di questo popolino capriccioso e viziato che ha preso il suo semaforo verde per l’autorizzazione a scriteriate vacanze, licenze dissipate, ammucchiate imprudenti.

E da ieri si è aggiunto un altro potenziale capro espiatorio costituito dai sindaci con tutta evidenza non sufficientemente occhiuti  per disperdere tavolate di 7 convitati, per impedire fiere di paese da ora proibite a differenza di prestigiosi meeting nazionali e internazionali.

Ora siamo rassicurati dal fatto che le nuove misure non menzionino provvedimenti organizzativi in materia di trasporti pubblici: vuol dire che le autorevoli personalità scientifiche che ha selezionato per fornirle le linee guida della strategia antipandemica confermano le tesi della ministra De Micheli e del governo tutto, secondo le quali un virus particolarmente insidioso dopo le 21 e potenzialmente pericoloso anche dopo le 18 tanto da proibire dopo quell’ora consegna e consumo del cibo da sporto, aborrisce la marmaglia che sale sul 56 o sulla metropolitana di Scampia, evitandoli con lo stesso sdegno che riservano loro i frequentatori di auto blu.

Oppure, e questo sarebbe dirimente, le mascherine la cui produzione con lungimirante capacità di previsione avete affidato a una dinastia così beneficata anche nel recente passato da doversi prestare per il pubblico interesse, sono davvero un dispositivo salvavita, che allora, c’è da dire, risparmierebbe il ricorso alle misure eccezionali messe in atto.

Però, però, gentile Avvocato, dovrà prendere atto che comincia a tentennare perfino il consenso dei promotori e firmatari del noto appello pubblicato dal quotidiano “comunista” inteso a darle sostegno contro gli attacchi strumentali di soggetti interessati a spartirsi torte italiane e sovranazionali.

Perché se è vero che i suoi connazionali sono facilmente preda di populismi arrischiati, a maggior ragione sarebbe consigliabile che dopo tanto bastone si eroghi anche qualche carota, magari per contrastare quei tumulti, finora evitati sventolando la bandiera gialla della peste, quei fermenti dei margini della società temporaneamente contenuti o occultati con qualche mancetta.

Voglio farLe una rivelazione che le sarà stata tenuta nascosta dai suoi fidi consiglieri, per molti che pure hanno presa per buona la narrazione millenaristica sui pericoli del virus tanto da assoggettarsi sia pure a malincuore a quelle rinunce necessarie e quindi “doverose” agli spazi di libertà, come perorate dal Grande Malato Giannini (da non confondersi con altro più autorevole qualunquista), si presenta la drammatica scelta tra crepare di Covid o di fame, tra salute e salario, tra sicurezza e pagnotta, alternativa già in voga in alcune aree del Paese, Taranto per fare un esempio.

Tanti poi si sono accorti che è meno facile morire di Covid che di malattie trascurate, di terapie sospese, di prevenzione già da prima concessa solo ai ceti che potevano permettersela, che è più difficile morire di Covid che di infezione ospedaliera e o di cure sbagliate, eventualità che da anni tutti i “clienti” della sanità pubblica affrontano come rischio calcolato.

Allora le carote che sarebbero auspicabili consistono in una chiara e trasparente strategia per la salute pubblica, che non si limiti ai cerotti richiesti dall’emergenza ma ripari i danni del passato e prepari un futuro “sicuro”.

Invece….

Invece, anche tra i suoi fan persuasi dalla bontà della sua azione e della esigenza fatale di imporre provvedimenti drastici e restrittivi dei diritti, cominciano a dubitare della loro efficacia se a risentirne è proprio quello che si doveva tutelare come primario e “sostitutivo” degli altri, lavoro, istruzione, la “salute”. Perfino loro sospettano che le notizie incoraggianti che hanno persuaso a prendersi qualche licenza coincidessero con  i riti elettorali e referendario, quest’ultimo indispensabile a rafforzare il governo. Perfino loro pretendono ormai qualcosa di più dei lucidi proiettati sugli schermi di Villa Pamphili, con 130 cantieri per la ricostruzione, che, vedi un po’, non prevedono investimenti e opere per la sanità.

Così o decide con apposito Dpcm che siamo tutti sani, tutti guariti, tutti negativi oppure dovrà proprio pensare a offrire qualcosa in cambio di tasse e obbedienza, all’esecutivo, a Confindustria, all’Ue.

Non so se ricorda la storia della ricottina, con il contadino che si reca al mercato portando il suo formaggio e comincia a fantasticare sulla possibilità di prendere con i quattrini ricavati una gallina, che farà le uova che rivenderà per acquistare una capra il cui latte …e così via. Peccato che l’incauto contadino inciampi e la ricottina cade rovinosamente sul sentiero.

Ecco, funziona così anche la favola del Mes, o per meglio dire del suo “sportello sanitario“: il Documento di programmazione di bilancio, la sintesi della “Finanziaria”, approvata dal consiglio dei ministri  e che stiamo inviando a Bruxelles, non contempla le risorse del Mes, limitandosi a finanziare la sanità ricorrendo per 4 miliardi a deficit ordinario e per 6 miliardi, nei prossimi anni, con le “promesse” del Recovery fund, quella partita di giro che se verrà e quando verrà, sarà condizionata secondo le regole imperiali, quelle scritte nella famosa letterina a firma congiunta Trichet e Draghi e che comprendeva la obbligatoria austerità applicata anche alle spese sanitarie.

Altro che carote, con quei 4 miliardi si conferma per il 2021 l’assunzione “a tempo determinato per il periodo emergenziale” di  30mila fra medici e infermieri e un sostegno alle “indennità contrattuali” per queste categorie di lavoratori promossi a eroi nazionali. E soprattutto viene introdotto  un fondo speciale per l’acquisto di vaccini e per altre esigenze correlate all’emergenza sanitaria in atto, in modo da “ fronteggiare in modo efficiente l’emergenza Covid e migliorare la sanità”.

I quattrini servono anche ad aumentare di un miliardo la dotazione del Fondo sanitario nazionale, che ha dimostrato la sua efficienza in questi anni, quello che ha ripartito per il 2020  tra le Regioni oltre 113 miliardi, tra fabbisogno sanitario standard e quote di premialità di cui 113,069 miliardi di fabbisogno standard e 291,648 milioni di premialità aggiornata in conseguenza dell’aumento del Fondo di 2 miliardi di euro come stabilito dalla Legge di Bilancio 2019, con i risultati che conosciamo.

Vallo a spiegare ai cittadini delle regioni che hanno registrato maggiore mortalità attribuibile alla cattiva gestione dell’emergenza combinata con le politiche di tagli e con la consegna della sanità ai privati, compresi finanziamenti straordinari, come è avvenuto in Lazio, come avviene in Lombardia, in Veneto, in Emilia dove il presidente Bonaccini pronto a esigere quella maggiore autonomia pretesa con le due regioni leghiste, decanta la bontà del modello sanitario privato, grazie anche a quell’insieme dei servizi erogati dal datore di lavoro in sostituzione di un incremento stipendiale, che viene chiamato welfare aziendale, le cui regole sono state sottoscritte dai sindacati.

E che riguarda anche i dipendenti della Regione accontentati sotto forma di “rimborsi di prestazioni sanitarie non coperte dal servizio sanitario regionale, ad esempio spese dentistiche, farmaci non inclusi nel prontuario e parafarmaci” con la diffusione di forme assicurative  spesso vicine alle forze politiche al governo della Regione.

Vede, gentile Avvocato, a quasi otto mesi dallo scoppio della bomba, dal tragico incidente della storia, peraltro più prevedibile di ben altri cigni neri, non crede che dovrebbe dare qualcosa di più delle sanzioni, delle proibizioni, delle toppe su buchi prodotti da anni sui quali i “poteri” vogliono stendere un velo pietoso?

Non si dovrebbe immaginare un rafforzamento della medicina di base, non sarebbe indispensabile rivedere la gestione delle Asl, diversamente pubbliche: non a caso si chiamano aziende, nelle forniture, negli appalti, dell’organizzazione di servizi, non si dovrebbe impegnare gli organismi di controllo nella sorveglianza all’attività degli enti privati a cominciare dalle case per anziani?

 Altrimenti ci toccherà dar ragione a Cacciari che pretende di non essere trattato da deficiente, esigendo di essere trattati invece non da clienti, non da utenti, non da imbecilli, ma semplicemente da  cittadini.


Unesco boccia Firenze, da patrimonio dell’umanità a mangiatoia del renzismo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

È sicuro, all’Italia piacciono i record. Se prima ogni lardo di Colonnata, ogni pistacchio di Bronte, ogni palazzo municipale, ogni monumento rupestre in Val Camonica, ogni trullo, ogni orto botanico, poteva a ragione aspirare ad essere annoverato nell’elenco dei patrimoni irrinunciabili dell’umanità, se potevamo rivendicare di detenere il primato con più siti inclusi nella lista dell’Unesco, adesso potremo passare alla storia per un’altra eccellenza, nera, stavolta, tanto vergognosa che grida vendetta al cospetto del passato, del presente, del domani.

Proprio come per gli ispettori della Michelin che si presentano in incognito per levare via una forchetta a chef improvvidi che sbagliano la cottura delle cape sante e fanno impazzire la sauce bernaise, si attende la visita sotto copertura degli inviati dell’Unesco a Firenze, per indagare se la città meriti ancora il doppio riconoscimento che la colloca nel prestigioso inventario: il suo centro storico e  le Ville e i giardini medicei.

Le attenzioni sono puntate sul processo di alienazione del patrimonio edilizio storico e monumentale pubblico e privato, messo all’incanto a prezzi vantaggiosi con la promessa di cambiarne la destinazione d’uso a scopo commerciale, alberghiero e residenziale di lusso, compresa la dotazione di garage sotterranei (21, 6 nel sito Unesco), come era stato propagandato con tanto di siti, materiali pubblicitari, presenza in fiere del mattone, dall’agente immobiliare a Palazzo Vecchio, pronto a vendere non sogni, ma solide realtà.

Ma mica si scava solo per i garage dei condomini di lusso: da anni il succedersi dei bellimbusti del Giglio magico ha in animo di scavare come le talpe per realizzare  una linea tramviaria nel sottosuolo del Centro storico,  oltre che una rete di  tunnel nell’area Fortezza da Basso/Santa Maria Novella: per l’Alta Velocità, sotto la Fortezza da Basso e Piazza della Libertà; per la nuova stazione ferroviaria AV, sotterranea e a ridosso del torrente Mugnone; per le varie gallerie veicolari utili al transito in superficie della tramvia.

Certamente fare largo a una nuova cittadinanza più abbiente, più desiderabile, più elegante impone di espellere quella vecchia, immeritevole di vivere a sbafo in un posto così straordinario. Il processo avviene in due modi, attuare una sistematica politica degli sfratti, cruenta e esplicita, per trasformare il tessuto abitativo del centro in una cittadella di alloggi turistici, B&B, residence. E rendere la vita impossibile agli sgraditi abitanti, ai tediosi indigeni, ai superflui residenti da chissà quante generazioni, che avevano preferito non andare a Rignano,  tagliando i servizi amministrativi, scolastici, assistenziali, limitando la mobilità pubblica, alzando i prezzi degli alloggi e degli approvvigionamenti, riducendo ancora di più le spese di ordinaria manutenzione, in modo che i crolli del Lungarno diventino un’emergenza permanente da sfruttare per convertire l’eccezionalità in profitto, speculazione, corruzione.

E siccome la loro utopia, proprio come la loro lotta di classe, si muove al contrario, disegnando distopie che vanno contro l’interesse generale e il bene comune, trasformerebbero volentieri la città del sole in un complesso di quelli tirati su dal loro urbanista di riferimento, non Mussolini, faro del costruttore Marchini, no, per quanto…, ma il cavaliere di Arcore, che ha voluto replicare su scala i mostri mitologici di Edilnord a Segrate, anche all’Aquila post terremoto.

E come valorizzare la nuova Firenze (vi ricordate che il reuccio quando era podestà lanciò un concorso di idee, malgrado la sua idiosincrasia per ogni tipo di produzione dell’attività di pensiero, con tanto di logo e slogan, in modo da farla finalmente conoscere perfino in Cina?)? se non trasformandola in una combinazione di Eurodisney e Luna Park paesano, privatizzando i luoghi pubblici, perfino quelli di culto, in location per “eventi” aziendali, generando mostre e allestimenti in favore di sponsor, investitori e collezionisti senza alcuna cura per  le ricadute pedagogiche e l’interesse culturale, se non quello di alterare e condizionare le quotazioni del mercato dell’arte grazie a una cornice  unica e illustre.

Sono queste le aree di crisi sulle quali è puntata la superciliosa attenzione degli ispettori. Si sa che stanno arrivando. Tanto che Nardella, il sindaco diversamente Renzi, ha messo in atto un coup de théâtre: invece di far passare l’increscioso sopralluogo sotto silenzio, ha scelto di annunciare lui stesso, con spavalda trasparenza, il rischio che corre la città, mettendo a parte cittadini e istituzioni delle cause, ma soprattutto delle misure che ha in animo di avviare perché i visitatori se ne vadano soddisfatti e la città conservi il suo appeal e la sua posizione.

Presto fatto: nelle more delle critiche sollevate all’amministrazione dall’Unesco c’è anche l’utilizzo inappropriato delle Piazze del centro storico, con spazi espositivi, mercatini, strutture commerciali, “fuori scala rispetto all’equilibrio architettonico degli spazi”, insomma, come qualsiasi turista e molti residenti lamentano, luoghi sacri dell’arte e della storia sono retrocessi a suk, insediamenti non effimeri di bancarelle e commerci che nulla hanno a che fare con la tradizione artigianale della città.

E è proprio là che il dinamico peracottaro n.2 interverrà: i tunnel si scaveranno, gli immobili, se vuole il cielo, si venderanno, i parcheggi trasformeranno Firenze in un simpatico groviera coi buchi per soddisfare sorci avidi e scriteriati, i residenti se ne andranno per far posto al gotha del consumo turistico più dissipato, una Tav, tradito il sogno di arrivare a Lione in meno d’una ora non si sa a far cosa, si potrà vantare con gli amici. Ma almeno, grazie a una tempestiva ordinanza sono già stati proibiti i tappeti stesi a terra  con su le merci etniche, gli spacci di kebab e i mercatini.

L’ometto è radioso di essere andato controcorrente, rottamando il buonismo di tanti che non hanno regolato presenza e attività commerciali dei molesti e sciatti extracomunitari, inglesi compresi forse, proprio quelli che hanno contribuito più di altri alla fortuna turistica della città. E gongola che il suo regolamento esiga anche la tutela dell’identità commerciale “col 70% di toscanità” per i negozi alimentari del centro, sicché possiamo stare tranquilli per il futuro benessere dei norcini del regime, che insieme alla finocchiona potranno spacciare il loro mecenatismo di nuovi Magnifici un tanto al chilo.

È così fiero che ha avuto il coraggio di proporre Firenze, a ridosso dello smottamento del Lungarno, come contribuente eccellente per la ricostruzione di Palmira. Perché sia chiaro, mica  vuol lasciare all’Isis e ai talebani il record della devastazione.

 

 


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