Archivi tag: Repubblica

E Renzi portò sfiga anche alla Ferrari

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se l’avrebbe mai immaginato la Cancellieri quando puntò il dito accusatore contro i cocchi attaccati alle gonnelle di mamma, compreso il suo rampollo beneficato da incarichi remunerativi e prestigiosi, che in pochi mesi i bamboccioni sarebbero andati al governo. Uno in particolare, proprio il presidente, non perde occasione per trastullarsi con i balocchi che forse gli sono mancati nell’infanzia di ragazzino provinciale parcheggiato davanti alla tv a guardarsi Fonzie e di Mike.

Come il fondatore del suo partito, orfanello frustrato e alunno svogliato, aveva recuperato da grande  e da sindaco desideri inappagati di adolescente, realizzando la mission impossible di  passeggiare ai Fori chiusi al pubblico con Tom Cruise, convocando Elton John o Simon anche senza Garfunkel a strimpellare per lui all’ombra del Campidoglio, così il giamburrasca di Palazzo Chigi che ci nega anche al pappa col pomodoro, adesso si prende la soddisfazione di giocare con i trenini, magari privatizzandoli, con il Lego per tirar su ponti, aggiungere qualche blocchetto a passanti e autostrade. Ma la sua passione sono le macchinine. Così oggi incurante dei rischi del ridicolo in agguato si è presentato puntualmente a fare da testimonial dei fasti e dei trionfi della Ferrari, alla cerimonia della campanella che ha segnato l’avvio della negoziazione dei titoli  della creatura del suo manager di riferimento, celebrata malauguratamente  in una giornata funestata dal tonfo delle borse asiatiche che a valanga hanno mandato a picco anche tutte le piazze europee. Con il risultato che i titoli del Cavallino rampante subito dopo l’avvio delle contrattazioni hanno iniziato a perdere terreno rispetto ai 43 euro ad azione dell’apertura e sono stati sospesi a causa delle pressioni al ribasso.

Ma che importa, il discorso era già scritto  e il presidente più faccia di tolla degli ultimi 150 anni lo ha pronunciato con la solita ineffabile, tracotante  sfacciataggine: “questa straordinaria occasione per gli investitori …. è’ un bellissimo messaggio per l’intero Paese”. E chi se ne importa se quella che era considerata   l’azienda simbolo del made in Italy ha sede legale in Olanda e se  Piazza Affari è    solo la piazza secondaria di negoziazione delle azioni Ferrari, già “trattate” in ottobre a New York. Non si poteva certo perdere l’occasione di ringraziare sentitamente quello che dopo averci fatto rimpiangere la dinastia Agnelli, ci fa ricordare con una certa nostalgia perfino Montezemolo, per aver portato la Rossa in Borsa a Milano e per l’auspicio dichiarato di voler riportare “il titolo a Maranello”. Il titolo della Ferrari, magari anche i titoli Fca in Italia, non il lavoro, la fabbriche, le garanzie, le conquiste, le tecnologie, l’innovazione, la qualità, perché tanto quello che conta sono i titoli, le contrattazioni virtuali, il gioco d’azzardo che fa contenti gli azionariati, insieme ai fondi, compresi quelli integrativi e pensionistici imposti ai dipendenti proprio come le banche care al governo imponevano pacchetti truffaldini ai risparmiatori che chiedevano un mutuo, secondo quella logica del ricatto diventata sistema di governo e di contrattazione tra le parti sociali.

E lui, Marchionne, giù a ringraziare Renzi per quello che sta facendo per l’Italia e per aver voluto presenziare alla festa malgrado gli alti compiti che sta svolgendo,  in una commedia della parti grottesca quanto oltraggiosa. Che naturalmente è molto piaciuta a televisioni e stampa, , estasiate dal tentativo seppure goffo e infantile di restituire smalto alla Milano da bere, al Made in Italy e alla narrazione  dei suoi miti che proprio queste cerchie di manigoldi e gaglioffi hanno seppellito, la Rossa che vince, il design italiano, gli stilisti, l’innovazione, la creatività, il buon gusto, quest’ultimo particolarmente dileggiato da stirpi di maleducati ignoranti e incolti.

Ma cosa volevamo aspettarci, se secondo le buone regole del governo anche i giornali potranno giovarsi di una mancetta, una elemosina provvidenziale come molte categorie di italiani, soprattutto quelli ormai più influenti degli elettori retrocessi a svolgere l’atto notarile di timbrare scelte decise dall’alto. È passato pudicamente sotto silenzio un piccolo passaggio del tradizionale decreto Milleproroghe che ha recato come strenna la proroga della pubblicazione sulla stampa dei cosiddetti “annunci legali”, quelli cioè che obbligatoriamente devono informare cittadini, enti, imprese, organizzazioni di gare, appalti, valutazioni di impatto ambientale.

Non sono mica bruscolini:gli editori, che  nel 2014 avevano incassato 120 milioni, temevano che il governo contrariamente alle sue abitudini non si smentisse dando  seguito a un annuncio dato con gran pompa tramite slide  proprio da Renzi  che in sede di “presentazione”  del decreto sugli 80 euro di bonus Irpef e sui relativi tagli di spesa per finanziarlo, propagandò tra l’altro i cespiti provenienti dalla pubblicazione solo online dei bandi di gara a partire dal 2015 “in modo da far risparmiare allo Stato  120 milioni di euro l’anno”.

Ma figuriamoci se si volevano scontentare Stampa e Corriere, o Repubblica e Espresso che tra l’altro governano un bel pacchetto di testate locali avide di assicurarsi la pubblicazione di bandi di gare e appalti di comuni e regioni.

Certi regali, si sa, costringono a qualche rinuncia. Ma temo non ci accorgeremo delle limitazioni imposte dalla rinnovata mancia alla libertà di critica e di espressione, che ormai il bavaglio se lo sono messo da soli e anche la benda e la cera nelle orecchie, proprio come  scimmiette.

 


Sull’orlo del baratro

baratro1L’atmosfera che si respira dopo la strage di Parigi, compresa l’assurda coda costituita dalla posizione della Nato sull’abbattimento dell’areo russo (vedi qui), fanno emergere a pieno il drammatico scollamento dell’Europa dalla realtà , una frattura che si allarga anno dopo anno. L’impotenza si avvinghia come un Lacoonte ai lacerti della potenza perduta, la paura del “mondo esterno” porta ad un inaudito servilismo nei confronti di Washington, senza nemmeno capire che gli Usa reagiscono con la violenza e l’isteria geopolitica alla loro progressiva perdita di centralità.

Nei momenti bui è più facile cogliere i barbagli di questa condizione, ma si tratta in realtà di una sindrome che viene da lontano e che appare ahimè incurabile da quando alle elites al potere hanno creduto di poter colpire le lotte sociali e la democrazia grazie alla conquista dell’egemonia culturale e oggi anche le libertà residue con lo strumento della paura: si trattava dei segni vitali del continente che sono stati azzerati lasciando il posto a patetici atteggiamenti neocoloniali, alla voce dei capitan fracassa e dei miles gloriosus che poi devono devono nascondersi sotto il mantello del padrone quando le cose si mettono male.

La realtà sfugge agli europei perché non vogliono vederla: da secoli e in particolare dopo la rivoluzione industriale che ha dato loro un eccezionale quanto temporaneo vantaggio, essi sono abituati a comportarsi da padroni del mondo. Anzi tutta la cultura continentale, ivi compresa la sedicente scienza economica, è nata dentro dentro questo sottinteso paradigma di dominio e di capacità di depredare risorse ovunque, cosa che ha attutito lo choc di dover trasferire oltre atlantico il centro del loro mondo. Anche la costruzione dell’Unione europea insieme ai mille fattori di devianza e mutazione è in realtà stata condizionata  da questo atteggiamento che oggi si esprime nella noncuranza per milioni di vite altrui che vengono falciate nel silenzio e il dramma vendicativo per le poche (in senso relativo s’intende) che bisogna sacrificare all’egoismo e alla cecità delle elites al potere.

Eppure i numeri parlano chiaro: all’inizio del secolo scorso l’Europa rappresentava il 25 % della popolazione mondiale e il 62% della produzione manifatturiera, il che unito alla superiorità militare dovuta al modo di produzione industriale  riusciva a sostenere gli enormi imperi coloniali e la pretesa di essere la civiltà contro la barbarie. Oggi l’Europa, Russia esclusa, rappresenta l’8% della popolazione mondiale e il 18% cento scarso della produzione manifatturiera, è afflitta da un costante calo demografico, mentre il gap tecnologico si è molto ridotto se non in parecchi casi invertito: continuare sullo stesso registro non solo è ridicolo, ma anche molto pericoloso perché ci nasconde lo stato delle cose e le strade per gestire la posizione del continente nel mondo globale. Tanto più che il ragionamento vale e ancor più drammaticamente per l’insieme del mondo occidentale: 115 anni fa Nordamerica ed Europa avevano complessivamente l’85 % abbondante della produzione manifatturiera mondiale e oggi sono al 32 % in rapida diminuzione e tenendo per giunta conto delle delocalizzazioni. Tuttavia l’atteggiamento di fondo è rimasto lo stesso e s’incardina ormai esclusivamente su una residuale superiorità militare, spesso presunta mentre politica e istituzioni sono sottoposte a una drammatica parabola involutiva che mettono in crisi quelle stesse ragioni e dinamiche sociali di cui si era alimentato il senso di preminenza nel dopoguerra.

Basta riandare alla vicenda dei marò per toccare con mano la parte più rozza, viscerale e disarmante di questo male oscuro: la pretesa di innocenza a prescindere e sostenuta con argomentazioni inesistenti, messe assieme per dare una parvenza razionale al fatto che due vite indiane in fondo non sono nulla. Poi quando è risultato impossibile sostenere le tesi innocentiste, almeno al di fuori del cortile di casa, si è preteso comunque che i due uomini i quali tra parentesi hanno agito in barba a qualsiasi protocollo sulla pirateria marittima dei quali non avevano una mezza idea,  fossero liberati in quanto italiani, possibili assassini di vite insignificanti e ingiustamente detenuti da  uno stato esotico dove si mangiano le banane: con un corteo spassoso di minacce di rivalsa e addirittura di guerra da parte dei cretini senza speranza. Purtroppo l’India è molto più importante dell’Italia sullo scacchiere internazionale ed è per giunta una potenza atomica, cose universalmente note, ma cancellate da un’immaginario salgariano che sale dai precordi e obnubila le menti.  Certo è un esempio minimo che viene dalla profonda provincia dell’impero, ma illustra benissimo il perché le stragi lucidamente compiute in medioriente non costituiscano una barbarie e spesso nemmeno una notizia, mentre quelle che subiamo invece sì, nonostante la gigantesca assimetria dei numeri.

Del resto nessuno si preoccupa di ricivilizzare gli europei perché il potere nelle sue varie coniugazioni non può che compiacersi della xenofobia, delle migrazioni e delle stragi che nascondono emotivamente l’attacco alla democrazia e alle conquiste sociali, mentre intellettualmente cancellano la consapevolezza che anche il terrore non è un prodotto creato ad hoc, attraverso infinite complicità e complicati giochi amico – nemico. Così con passo lento, ma sicuro ci avviciniamo all’orlo del baratro e non é certo un caso se anche giornali ormai corrivi, ma con qualche sprazzo critico, vengano militarizzati: la direzione di Repubblica passa così a un conteso orfano del terrorismo ( anche se non c’entra nulla con quello mediorientale) e fedelissimo di Washington che mi piacerebbe chiamare Capra, col cognome della madre, per evitare il maligno pensiero che la sua posizione sia esclusivamente dovuta alle vicende paterne e non a particolari doti.

 

 


Grazie rete

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Grazie rete. Ogni giorno scorrendo i titoli dei giornali online, cogliendo dichiarazioni ch escono da quell’elettrodomestico sempre più sottile, quindi sempre meno profondo, quando mi sento sola e estranea, straniera in patria e nel sentire comune, a differenza di anziani sapienti, non per questo saggi, che hanno dileggiato gli scompartimenti ferroviari, sbeffeggiato i bar sport, condannato la Tv, vituperato la stampa, salvo tenere sontuose rubriche sui giornali compreso un settimanale al prezzo di due che con le stesse gnocche in copertina ha condotto battaglie moralizzatrici malgrado due editori non proprio specchiati, salvo fare profittevole comparsate in salotti mediatici, salvo imporsi al vasto pubblico dei viaggiatori di lungo percorso con illeggibili romanzoni o operette morali, che quando la carne se frusta, l’anima se giusta, ecco ogni giorno mi viene da dire, grazie web. Dove mi esprimo, dialogo con altri incazzati, esercito un po’ di antropologia spiccia e pure un bel po’ di psicologia in merito a personalità scisse, a quell’indole a raccontarsi come si vorrebbe essere, che accomuna le pubblicatrici di micetti e poesie, i rapitori seriali dei social network all’inarrestabile e molto più dannoso produttore di storytelling al governo.

Oggi tanto per fare un esempio scopro che il narratore di Palazzo Chigi ha deciso di commissariare la gestione del Giubileo togliendola a Marino per affidarla a Gabrielli, designato oculatamente a metà strada tra i due round di Roma Capitale nella consapevolezza che serviva un prefetto di ferro. La notizia dai giornali viene data con la sobrietà che da qualche giorno ha preso il posto del fanatico entusiasmo, senza rilevare che evidentemente agli occhi del premier il grande evento confessionale di portata internazionale è più delicato da trattare della più straordinaria capitale mondiale e l’uno deve essere delegato a persona pratica e competente di eccezionalità, l’altra può restare nelle mani poco accorte di qualcuno che vantando come un matto di Collegno la sua origine marziana, ha rivelato, nel caso migliore, incompetenza, inadeguatezza, impreparazione, incapacità, unite a una formidabile e inossidabile spocchia, quella si all’altezza degli standard g9vernativi.

E sempre oggi il ministero dello Sviluppo Economico, rispondendo a una interrogazione dei 5 stelle ci fa sapere che è pur vero che il mondo delle coop è nella bufera per via delle inchieste di Mafia organizzazioni internazionali, sulla sua svendit progressiva e dissipata Capitale, ma che non è possibile adottare le necessarie misure  e attività di sorveglianza a controllo e a quel  “programma mirato di ispezioni straordinarie” annunciate ai deputati dal ministro Federica Guidi lo scorso 17 dicembre, per mancanza dei fondi necessari.

Intanto le “firme pazze” che avevano brillato per assenza sul tema della scuola, stanno rispolverando le antiche abitudini lanciando calorosi e fervidi appelli a sostegno del magistrato specchiato in lizza per il comune di Venezia, sulla cui onestà non sollevo i dubbi che invece mi pungono a proposito della sua ritrosia a pronunciare dei severi no ad improvvidi canali, alternativi a quello promosso dal suo avversario, ma tant’è sempre di scavi si tratta, alla Grandi Navi, alla mercificazione di luoghi storici e beni comuni ceduti a improbabili mecenati, all’egemonia del Consorzio in odor di eterno conflitto d’interesse con bene comune, ambiente, trasparenza. Ma si sa l’istinto è quello di schierarsi se non col vincitore, almeno con quello che ha più appeal, che vanta maggiore appartenenza ai circuiti di elite che non vogliono accorgersi di non contare più una cippa in una provincia remota dell’impero. E che a Venezia, alla sua rovina annunciata ma inascoltata, all’abbandono da parte di residenti e organizzazioni internazionali, alla sua svendita svergognata e dissipata, hanno  dedicato un’occhiata distratta durante l’arcaica cerimonia del Campiello o dalla Sala Grande di un Lido oggetto di una sordida speculazione.

Si, grazie, rete. Per carità non credo alla partecipazione sul web come succedaneo della democrazia, non credo che la cittadinanza digitale ci esima dalla responsabilità e dai diritti di luogo e appartenenza. E temo che l’Italicum possa prevedere una successiva aberrazione in voto elettronico in modo da sancire il significato unicamente notarile e di conferma del già deciso in alto e altrove che si vuole attribuire alle elezioni.

Ma movimenti di protesta, campagne di solidarietà, circolazione di denunce e informazioni, ci ricordano che Internet è il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto, che Facebook è la terza “nazione” al mondo dopo Cina e India con oltre 1 miliardi di abitanti, che l’imposizione di un sistema di controllo sociale da parte di un numero imprecisato di soggetti inquieta ma può essere una garanzia di trasparenza. E che l’invadenza dei poteri, continui richiami alla censura e alla sorveglianza, l’esuberanza di soggetti economici dimostrano che il web  è esposto a una serie di appetiti e aggressioni, proprio perché la conoscenza, la massa e lo scambio di comunicazioni sono un bene  comune straordinario, sociale, politico ed economico, che va tutelato come strumento insostituibile per rendere effettivo   un gran numero di diritti fondamentali, per contrastare la disuguaglianza  e l’esclusione.

Per questo tanta spocchia, come ha scritto il Simplicissimus qui https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/06/12/lecografia-di-internet è sospetta: sospetta di misoneismo, sospetta di snobismo, come lo sono sempre le lezioni di pedagogia impartite  col “culo al caldo”, che vengano da giovani stronzi assurti a posti di comando immeritati o da venerabili maestri altrettanto remoti ed estranei alla normalità.  E che non vorrebbero mai essere iscritti a un club così poco esclusivo da annoverare noi gente comune, preferendo i  loro “casin dei nobili” da dove hanno dato a tanti  l’illusione di poter entrare comprando ogni mattina un giornale-partito, uscendo dalla solitudine degli esclusi per far parte di una “opinione pubblica” selezionata, moderna, informata, e membri ad honorem di una “società civile” incorrotta e innocente a fronte di un ceto politico guasto e vizioso. Quei tanti che hanno creduto di partecipare alla rivoluzione culturale del Duemila comprando un pesante bestseller, affrancandosi da Bevilacqua e  Gervaso, da De Crescenzo e Biagi, con un Umberto Eco che ha segnato il riscatto da uno stato di inadeguatezza sociale, da un vergognoso provincialismo proprio come una giacca di Armani.

E allora, grazie rete, caotica, popolosa, inafferrabile, disordinata, volgare, esibizionista, sfacciata, miserabile e eroica, come certe megalopoli con i loro grattacieli di cristallo nelle quali si specchia  il brulicare dell’umanità.

 

 

 


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: