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Baggianate & Corruzione S.p.A.

Anna Lombroso per il Simplicissimus

A essere frivoli, come i cantanti dei tormentoni estivi: solo tre parole, come le meteore di Sanremo, vinci non vendi un disco e scompari, a essere seri come Majorana o Caffè. In molti si chiedono dove sia sparito il Ministro dei Beni Culturali, del quale non abbiamo avuto notizia sia pure nel susseguirsi di catastrofi che hanno ferito forse irreversibilmente uno dei territori più ricchi di arte, cultura e memoria del Paese.

Offuscato perfino dalla sua signora nelle vesti di vaiassa post grillina in consiglio comunale di Roma, superato e smentito dagli eventi: era quello che diceva che non si doveva svendere il patrimonio di Ente Eur, anche se costava non finire la Nuvola di Fuksas, non ci resta che sperare che ricompaia nella sera di Halloween per farci sapere che c’è e che possiamo sperare in una di quelle sue sortite umoristiche: riempire la Sicilia di campi di golf, animare il tetro Colosseo con eventi ludici con tanto di giochi d’acqua,  gladiatori, leoni, che il piccolo imperatore col pollice verso c’è già, valorizzare lo spento Sud puntando sui cavalli, non le scommesse, per carità, ma magari con un bel centro di equitazione a Carditello … e altre amenità simili. Che seguono comunque un filo conduttore ben identificabile: spalancare le porte ai privati, ma mica ai mecenati, per carità, no, agli sponsor o meglio ancora a investitori da attrarre con ogni genere di blandizie, compresa una sospensione generosa e necessaria di regole, sorveglianza, controlli, come si conviene a un paese in eterna emergenza.

Si, si, meglio che non parli, meglio che non si veda, se il suo ultimo segnale di esistenza tra noi è una risposta al sindaco di Matelica che chiedeva aiuto per la sua terra, e nella quale sciorinava il repertorio di baggianate  da imbonitore di luna park. Che è così che vogliono trasformare questa Italia, in una fiera paesana coi banchi dei “saperi tradizionali”, degli insaccati, con le gite col parroco e i venditori di pentole, per “rivitalizzare i piccoli centri” e valorizzare il tesoro monumentale dei paesi. Peccato che proprio ieri un bel po’ di quel tesoro si sia sgretolato, malgrado le “cento squadre che l’hanno censito e messo in sicurezza” rivendicate nell’intervista alla Gazzetta di Renzi, e ai 42 edifici vincolati.  Perché al ministro competente –  competente, lo ricordo, è solo un modo di dire – sfugge che monumenti che per secoli hanno retto, in mancanza di manutenzione, tutela, salvaguardia dall’inquinamento che si mangia pietra e marmo, se gli sferri una botta più energica, non reggono. E questo vale per le chiese sulle quali non vigila la chiesa, che preferisce investire in case albergo, ostelli e B&B, ma anche per Pompei, per la Reggia di Caserta, per il tessuto monumentale di Venezia e Firenze, compromessi così tanto da subire l’onta di essere depennati dall’elenco delle regine della bellezza e della memoria mondiali dell’Unesco.

Che tanto poi se tace lui a parlare è il padroncino, che con una delle sue esuberanze da sciacallo istituzionale, ci ha fatto sapere a caldo che la ricostruzione si farà e senza subire i ricatti, le imposizioni e le intimidazioni delle burocrazie e dei tecnocrati. State tranquilli, non parlava certo di quelli che stanno a Bruxelles contro i quali abbaia da lontano e corre con guinzaglio in bocca se lo chiamano, preoccupato di fare la voce grossa, per paura di essere licenziato.

No, c’è da temere visti i precedenti, che le burocrazie e i tecnocrati (voteranno tutti No?, saranno tutti parrucconi? saranno i soliti disfattisti?) altro non siano che quella rete di vigilanza e  controllo che frappone ostacoli allo sviluppo e alla libera iniziativa. Quale? Ma quella creativa, come la finanza, che si esprime con cemento come colla, che si candida –e  ottiene –  posti in prima fila nelle cordate delle grandi opere, quelli del Cociv, il consorzio guidato dalla potentissima Impregilo-Salini,  che si è aggiudicato la realizzazione del Terzo Valico e che è così poco intimidito non solo dalle autorità di sorveglianza, ma anche dalle manette da celebrare i suoi successi con una cerimonia pubblica, svoltasi sabato a Alessandria, e voluta dal commissario di governo del Terzo Valico, Iolanda Romano, per confrontarsi sulle  «opportunità» per il territorio offerte dai 60 milioni di finanziamenti messi sul piatto dal ministro delle infrastrutture e da Rfi. 60 milioni che farebbero un gran comodo ai comuni colpiti dal sisma, 60 milioni, quasi il doppio della dotazione per la tutela del Ministero quando Franceschini si insediò, saliti, ma solo sulla carta a quasi 2 miliardi, da destinare – sono parole sue – a “grandi progetti”, una formula che, sulle sue labbra, desta preoccupazione, anche in Disneyland che potrebbe temere la concorrenza.

Il fatto è che danno i numeri, lui, il sindaco mediceo, la squinzia costituzionalista, che tanto poi c’è Padoan  a far sapere che i soldi non ci sono. Il formidabile incremento ammonterebbe  in percentuale sul bilancio dello Stato a uno 0,30 per cento contro lo 0,40 di 15 anni fa.

E intanto mentre il Centro Italia crolla i musei funzionano a orario ridotto per mancanza di personale, i funzionari ministeriali sono anziani, malpagati e demotivati, si sono penalizzate menti e competenze in favore  di manager commerciali esperti in marketing. Tutti tecnocrati probabilmente, a cominciare dagli empi sovrintendenti, dei quali proprio Renzi ebbe a dire:  “Sovrintendente   è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba….”.

Fantasia, sarà stata quella a far morire un uomo al volante della sua auto nel cuore della Brianza perché per tre ore nessuno ha voluto fermare il traffico mentre un cavalcavia si sbriciolava, mentre l’entusiasta Anas e la fantasiosa Provincia di Lecco si scontravano sulle competenze  senza che nessuno fermasse un tir da 108 tonnellate che percorreva il viadotto fatale. Fantasia quella che ha ispirato i lavori antisismici in qualche scuola. Entusiasmo quello che ha animato i sedicenti restauri nelle chiese marchigiane. O quello che muove le paratie del Mose, inceppate perfino dalle cozze, peoci per i veneziani, o che intride d’acqua i padiglioni dell’Expo.

Allora non ci resta che metterci noi a fare i grigi tecnocrati.  Renzi con la consueta faccia di tolla e la proverbiale tempestività ha avuto l’ardire di dire in conferenza stampa domenica mattina:  «Non faremo sconti di nessun genere e chiederemo forte alle popolazioni di aiutarci». E noi rispondiamogli forte, aiutiamoli a andare a casa lui e i suoi ministri, loro che possono.


Prestigiacomo, l’eroina a ore

Questo Paese, in linea con le prodigiose trasformazioni introdotte dal premier, ha anche la sua eroina a ore. La signora Prestigiacomo, divenuta ministra dell’ambiente, nonostante la tradizione familiare dallo zio Santi Nicita (qui) in poi, la porrebbe tra i  devastatori del medesimo, ha fatto ancora gran rifiuto: ha dichiarato che non voterà la legge di stabilità.

La ragione è semplice: Tremonti ha praticamente cancellato il ministero attribuendo fondi per soli 120 milioni, a parte i 360 necessari al funzionamento della macchina amministrativa e con così pochi soldi non sarà possibile fare nulla. Il che, in riferimento a quanto le aziende di famiglia stanno combinando nell’area del petrolchimico di Gela, grazie a Stefania e alle solite scatole cinesi societarie, forse non è del tutto negativo (qui). Sarà ma guarda caso, Siracusa, città natale della ministra dell’ambiente, è anche quella più inquinata d’Italia.

Purtroppo però la Prestigiacomo non è nuova ai litigi con Tremonti che rientrano dopo poche ore senza che la ministra abbia mai ottenuto nulla. Diversi scontri che poi vengono ricuciti grazie alla mediazione di Gianni Letta e a una suadente telefonata di Berlusconi. E’ stato clamoroso il dissidio del 22 dicembre dell’anno scorso: la mattina la ministra Prestigiacomo ha dichiarato di voler passare al gruppo misto per il mancato rinvio dell’articolo 5 della proposta di legge sull’imprenditorialità e il sostegno al reddito. Avrebbe mantenuto la poltrona ministeriale (cà nisciun’ è fesso) ma avrebbe abbandonato il Pdl.  Però la sera stessa, dopo la telefonata del premier, tutto è rientrato come se nulla fosse accaduto.

Nel frattempo però qualche giornale on line, ne aveva fatto una Giovanna d’Arco, una ribelle che si oppone all’arroganza del governo. Purtroppo era semmai Giovanna d’Arcore, un’eroina a ore che ci mette poco a capire dove stia il proprio interesse.

E se volessimo dare un senso a questo interesse che non è soltanto quello di svettare sulle poltrone ministeriali e magari di prendersi una laurea triennale a 40 anni suonati presso la prestigiosa Libera università Maria Santissima Assunta, (immagino a tempo indeterminato), basta solo questo quadretto:

La signora Prestigiacomo detiene quote piuttosto alte  di almeno 3 società: Fincoe Srl, Ved Srl (di proprietà di papà Prestigiacomo, con sede a Priolo, Siracusa) e Coemi Spa (ancora Priolo). Quest’ultima è un’industria elettromeccanica con clienti altolocati:  Enel, Enel Produzioni, ErgRaffinerie Mediterranee, Isab Energy, Air Liquide, Esso Italiana, Sasol, Snam Rete Gas Messina 

Chissà perché la cosa non mi stupisce. E non mi stupisce nemmeno che l’area siracusana, enormemente inquinata abbia infrastrutture idrauliche per il riciclo delle acque reflue di assoluta eccellenza. Il governo ha stanziato una cifra intorno ai 770 milioni, per il recupero ambientale del polo industriale (Priolo, Augusta, Melilli) di cui la gran parte vanno a questi impianti gestiti dalla Ias, l‘Industria Acqua Siracusana. Dando uno sguardo ai soci aziendali si scorgono nomi e sigle di aziende familiari. Ancora alcuni nomi: Esso Italiana, Isab Energy, Sasol, Polimeri Europa (Eni). E Priolo Servizi, Erg Raffinerie Mediterranee. L’azienda di famiglia più i suoi clienti.

Si, difficile essere eroine per più di qualche ora.


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