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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Qualche giorno fa ho commesso con infantile ingenuità la colpa di dire la verità, attribuendo al Governo, nel titolo di un post, la colpa della triste fine di un caffè, il Florian di Venezia, che in altri paesi godrebbe del trattamento riservato a siti, case di artisti e poeti conservate gelosamente come ambientazione di un’epoca, raccolte d’arte, archivi.

Apriti cielo, se i ritrovi storici, come d’altra parte musei, biblioteche, teatri sono chiusi e minacciati di fallire o scomparire, la colpa è del Covid, diventato in questa epoca, che si diceva soffrisse dell’eclissi del sacro, una divinità maligna, incontrastabile come un demone che si infiltra, detta politiche, impone restrizioni, punisce o forse addirittura fa giustizia colpendo qualche potente, però presto guarito.

Dopo anni in cui il culto era riservato al dio Mercato impegnato a fare danni e trovare soluzione, al dio Progresso che a differenza di Giano mostrava una sola faccia, quella delle magnifiche sorti della scienza produttrice di cure e medicamenti, della tecnica che dovrebbe risparmiare dalla fatica, del benessere che sparge le sue polverine d’oro prodotte dai padroni anche tra i poveracci, adesso tocca prodursi con sacrifici, rinunce e riti cruenti per appagare la crudele ferocia della malattia in modo da conservarsi la salute.

Inutile contestare che non è il Covid che ha obbligato a creare delle gerarchie e della graduatorie di “essenzialità” secondo le quali è doveroso negare accesso e godimenti del nostro patrimonio di storia e bellezza, tenendo invece aperti i nuovi templi della socialità: centri commerciali, catene di distribuzione di brodaglie, però da agevole asporto.

Che non è il Covid a determinare come si configurerà, se mai ci sarà, il dopo, scegliendo di investire in Grandi Opere, grandi aeroporti e stazioni oggi retrocesse a archeologie prefuturiste, Grandi Ponti e Grandi Eventi, utilizzando un modello che impone il ricorso a procedure d’eccezione e figure commissariali  irrinunciabili.

Che non è il Covid a raccomandare che il contrasto alla sua demoniaca potenza si offici non con protocolli di cure, bensì affidandosi a una soluzione finale di incerta efficacia,  e che non è il Covid che impone di dividere i cittadini in chi è tenuto a esporsi alla sua forza del male e in quelli che possono essere esenti non si sa bene per quali meriti antropologici, economici, sociali o morali.

Niente da fare, non c’è verso di indurre alla ragione i tanti, quelli che vivono restrizioni, limitazioni di libertà e domicilio coatto come un “sabbatico” ormai vicino all’anno, che esime da responsabilità, scelte, consapevolezza, posticipando i conti che si dovranno fare, quelli della spesa e delle rinunce a diritti: lavoro, istruzione, cultura, divertimenti,  viaggi.

O quelli che hanno abbracciato la fede nella scienza officiata da sacerdoti capricciosi e egocentrici, contraddittori e ingenerosi detentori del potere della conoscenza e alieni da dubbi e interrogativi, capaci dunque di infondere inossidabili certezze criminalizzando i perplessi e gli eretici o semplicemente togliendo loro la parola, compreso qualcuno subito colpito da operoso e frettoloso ravvedimento nel timore dell’estromissione dalla comunità accademica e televisiva, come accade a medici soggetti a espulsioni e sanzioni.

E poi ci sono quelli che hanno sostituito altre forme di militanza e critica, già negli anni sempre più cauta e prudente, con l’arruolamento nel pandidelogia, festosamente convertiti all’obbedienza che fino a qualche anno fa non  doveva più essere una virtù,  manifestata e professata con mascherine e distanziamento purché solo sociale in modo da schifare esemplarmente plebaglie disordinate e dissipate che vanno sui bus stracolmi si recano al lavoro fanno acquisti al supermercato anche in tarda età  invece di rifornirsi grazie alle grandi catene online promosse a salvifiche attività di servizio civile.

E anche quelli, (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/10/25/meglio-i-cattivisti/ ) che hanno aderito come espressione di una superiorità sociale e culturale, dunque morale, in contrasto con la ignoranza esternata dai miserabili che vengono doverosamente catalogati come novax e complottisti, i posseduti dai fantasmi di credenze popolari arcaiche che bisogna marginalizzare perché non nuocciano a se stessi e agli altri, magari con una bella stella gialla che li contraddistingua e che impedisca l’accesso ai pubblici concorsi, al lavoro nella Pa o a contatto con il pubblico.

Vien proprio da dire che c’è un complotto ordito ai danni di chi nutre  dubbi e riserva  critiche alla gestione del Covid condotta in modo da ridurre una tremenda emergenza sociale venuta da lontano in crisi sanitaria per far dimenticare il concorso e la correità passate e presenti in politiche di demolizione del sistema pubblico di cura e assistenza, la cancellazione delle garanzie del lavoro che ha sottoposto una moltitudine di lavoratori non solo precari a esporsi a quello che veniva presentato come un rischio mortale, l’irrazionale governo della mobilità urbana, il progetto riuscito di smantellamento definitivo della scuola pubblica.

Con lo slogan posto come incipit ad ogni dialogo monodirezionale e monocratico:“ma è possibile che tutto il mondo sia caduto nella trappola, che tutto il mondo abbia creduto a una favola dietro alla quale si nasconde una macchinazione?”, si è lavorato in questi mesi, se non per portare al successo una cospirazione, sicuramente per approfittare – e in Italia è un sistema id governo collaudato per promuovere austerità, rinuncia, colpevolizzazione, e poi, per realizzare in regime di eccezione opere e interventi attuati contro l’interesse generale –  di una emergenza e degli effetti che ne conseguono tanto che la massa è persuasa non solo a piegarsi ma addirittura a farsene interprete e testimonial entusiasta.

A partecipare in prima linea sono stati i media, già da anni convinti della bontà della prescrizione  trucida che solo le cattive notizie sono buone e dunque che più c’è dolore, più c’è sangue lacrime e raccapriccio e più si vende e si acquisisce prestigio e credibilità, che hanno abbandonato qualsiasi estro investigativo e tolto dalle app di sistema la calcolatrice per abbandonarsi trionfalmente  alla voluttuosa orgia delle cifre scombinate, della statistiche farlocche, del protagonismo dei guru apocalittici e dell’ostensione dei casi umani di direttori  e cronisti inviati nel tunnel della malattia, con tanto di suggestiva colonna sonora di lamenti e grida.

E non deve sorprendere che abbiano aderito e si siano allineati alla linea di dare addosso alla plebe quando le cose vanno male e di santificare qualche decisore nel raro caso si presenti l’eccezione positiva  che conferma la regola, anche quelli che compiono il rito della “critica” all’Esecutivo, che comunque rispondono indirettamente al governo in veste di portavoce di chi ha comandato e dettato le regole mentre Conte scriveva i Dpcm, cioè le proprietà editrici impure, Confindustria, quello che è ancora lecito chiamare padronato, le multinazionali che hanno moltiplicato profitti, le cordate di imprese che aspettano il rilancio su misura per loro.

Tant’è vero che le provvidenze per l’editoria, ritoccate in “meglio” grazie alle risorse destinate alla digitalizzazione incongrue per testate che vi fanno pagare anche l’accesso alle edizioni online, e che come minacciato, dovevano interrompersi, sono state prorogate facendo affluire il solito ricco budget di 125 milioni nel Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale, notoriamente collocato presso la Presidenza del Consiglio a assicurare appunto trasparenza, pari opportunità e libera espressione, che distribuisce le risorse con l’altro soggetto garante di indipendenza, il Ministero per lo Sviluppo Economico. E contravvenendo alla decisione di mettere fine all’erogazione  dei contributi diretti a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici,  e delle imprese radiofoniche private,  fino all’annualità 2024, i contributi saranno concessi sia pure con qualche “aggiustamento”.

Così adesso siamo nelle mani degli ubriachi che non sanno come liberarsi dai fumi delle bevande tossiche che ci hanno somministrato in una intermittenza di paura prevalente e speranza fideistica, i loro ripetitori variamente comprati e venduti ondeggiano tra il doveroso sostegno al miracolo della scienza e l’indole a gridare le cattive novelle, incerti se celebrare le cerimonie festose dei vaccini o i positivi a una settimana dalla liturgia, se glorificare le processioni di questuanti della salvezza nei rosei padiglioni o fare due conti sulla durata dell’operazione, valutata con questi ritmi in più di un decennio.

E noi stiamo come sull’albero le foglie mentre gli indecisori e i loro propagandisti esitanti se dismettere l’epica biblica dell’apocalisse o intraprendere il cammino incoraggiante e redentivo della salvezza, sia pure con vaccino, proprio solo quello, mascherine, isolamenti e restrizioni, domicili coatti, lavoro agile e didattica da remoto, mettono in pratica il loro “nulla sarà come prima”. E infatti sarà peggiore.


Gli assassini di Natale

L’eterogenesi dei fini di questa pandemia narrata è forse più visibile proprio da noi, in un Paese ormai marginale, dove un governo di burattini dai fili così intrecciati da essere assurdo e prevedibile insieme, non fa altro che gonfiare i numeri del dramma per potersi inventare misure di segregazione e perpetuare un senso di paura che sono ormai l’unica cosa a tenerlo in piedi: nemmeno le feste comandate come il Natale si salvano e sul presepe non c’è più la cometa, bensì il simbolo di Amazon che del resto surroga efficacemente anche i Magi. Ma il fatto è che più i pubblici poteri alzano il numero delle presunte vittime del Covid e più questo governo, ma anche questo ceto politico – amministrativo e questa classe medica affonda nella sua stessa inconsistenza perché siamo il Paese  dove i lockdown e i distanziamenti sociali hanno colpito più duro, ma anche quello con il più alto numero di decessi attribuiti al Covid, anche grazie alla scomparsa virtuale di influenza, polmoniti e altre infezioni. Quindi ogni volta che si soffia sulla brace del dramma non si altro che scoprire tutta l’assurdità della situazione, ma anche la sua immoralità.

Nei giorni scorsi ho pubblicato un post nel quale mostravo che abbiamo avuto in rapporto alla popolazione un numero di vittime 180 volte superiore a quelle della Cina, 40 o 50 volte superiore a quello di Giappone e Corea, 10 volte quelle dell’India e così via, insomma siamo in testa alla classifica anche perché fin da subito il governo ha visto nella pandemia, la sua ancora di salvezza facendo di tutto lungo la scala gerarchica perché si attribuisse ogni decesso, in presenza di una positività spesso fasulla visto l’uso di tamponi gratta e vinci, della nuova sindrome influenzale. E adesso cerca di gonfiare i numeri della mortalità generale di cui vengono date cifre cifre sospette, mentre quelle finali e definitive, ci saranno solo fra mesi, quando sarà in pieno svolgimento l’azione vaccinatoria. Ma una cosa è certa ci saranno dei morti in più quest’anno sia perché questa è una tendenza demografica inevitabile in un Paese che invecchia, poi perché è abbastanza naturale che vi siano delle oscillazioni anche dovute all’incidenza delle malattie stagionali e il Covid certamente lo è, ma infine perché molta gente è stata letteralmente assassinata:

  1. dalla colpevole impreparazione di una sanità pubblica privata negli anni  delle risorse per poter fornire  un’assistenza decente, per l’opera al limite dell’opaco delle burocrazie di sostegno e di una classe medica che punta al privato
  2. per la strategia drammaticamente errata di concentrale le persone a rischio esponendole al contagio invece di evitarlo
  3. per le cure insensate cui non è stato possibile porre rimedio in tempo a causa del divieto di autopsia, quasi che la strage la si volesse
  4. per il collasso del sistema sanitario che ha di fatto impedito, assieme alla paura instillata nella popolazione, l’assistenza per ogni altro tipo di malattia, comprese quelle più gravi
  5. per l’ostinazione  con cui si è cercato di impedire le normali ed efficaci cure domiciliari per evitare che passasse la paura e i vaccini non fossero più visti come l’unica via di salvezza

Il numero di questi morti da Covid e non di Covid non è per ora quantificabile, ma si tratta certamente di cifre che raggiungono i quattro zeri e potrebbe rivelarsi  molto alto, soprattutto perché si dovranno contare anche in futuro i decessi determinati dalla mancata assistenza e prevenzioni in questi mesi. Basti pensare solo alle malattie tumorali che fanno circa 180 mila decessi l’anno. Per questo dico che i salvatori sono in realtà gli assassini i quali oltrettutto hanno provocato un danno economico enorme ( anche quello potenzialmente in grado di fare molte vittime) ma del tutto inutile a fronte di decessi, anche qui solo “attribuiti” al Covid che sono bassissimi per le persone in età lavorativa e non affette da gravi patologie, tanto che per le persone da 0 a 64 ani la mortalità è stata inferiore rispetto alla media degli anni precedenti. In base a questo le autorità hanno assunto il controllo degli aspetti più intimi della nostra vita quotidiana: siamo gestiti come detenuti in una prigione, ci dicono quando mangiare, dormire, andare a spasso, siamo  puniti per la minima infrazione di una serie in continua evoluzione di regole arbitrarie e contraddittorie, costretti a indossare mascherine inutili per mantenerci conformi e conformisti. Tuto questo ha ben poco a che fare con un virus che ha fatto assai più vittime indirette, ha invece molto a che fare con la lezione che ci sta dando il potere reale: ” Guarda cosa possiamo farti ogni volta che cazzo vogliamo”.

Ora questi sono discorsi “proibititi”, severamente vietati sui media mainstream, ma diventeranno la tesi ufficiale quando si tratterà di sloggiare Conte per fare posto a Draghi o più in generale quando la galassia di potere che ha premuto per la trasformazione in peste di una sindrome influenzale, riterrà opportuno dare un ultimo colpo alla marcescente democrazia occidentale, additando governi e amministrazioni  come responsabili della strage e del disastro economico per intrinseca incapacità del potere pubblico di intervenire efficacemente. E quelli che ora  usano la parola negazionismo con una dovizia in stretta relazione alla loro dose di stupidità e di servilismo, saranno implacabili nel perseguire i nuovi colpevoli. Su questo apro qualunque scommessa.

 


Venduti & Comprati

Anna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una nuova divinità al cui culto sono chiamati a dedicarsi i ceti subalterni della società.

E’ quello della responsabilità e come per certe madonnine di campagna che piangono lacrime di sangue e certi  beati sconosciuti effigiati nei santini della Prima Comunione è l’oracolo dei disperati, disposti a qualsiasi sacrificio e rinuncia per guadagnarsi la salvezza in paradiso più ancora che in terra, che quella, si sa, se la compra  chi se la può comprare, come si compra cure miracolose, privilegi, spostamenti autorizzati, quelli insomma che possono una settimana prima di Natale ricoverarsi con altri affini in una bella villa riparata e romita, per sfuggire al grande male e festeggiare in buona compagnia. E in fondo è già stato fatto con profitto per la letteratura mondiale.

Non avendola in carico personale, sono questi che la responsabilità la pretendono invece da chi sta sotto, in modo da suffragare il principio alla base del loro potere immeritato: rivendicare quello che va bene come un successo e un merito, attribuire le colpe di quello che va male agli “inferiori”, per colpevolizzarli e far dimenticare il proprio passato e presente, connivenze, incapacità, impotenza usata come virtù del politico e come alibi per crimini e misfatti.

In questi giorni sono riusciti in una nuova impresa. La demenziale gestione del mini lockdown, con il creativo trascolorare del cromatismo regioni, le limitazione a chilometro zero come i pistacchi di Bronte e il lardo di Colonnata, che impedisce il transito da due Rio Bo con differenti amministrazioni distanti 500 m.  ma lo consente all’interno delle aree metropolitane di Roma o Milano o Palermo, le empie concessioni alle pretese confindustriali, il dubbio se a quasi un anno dal manifestarsi della pestilenza sarà permesso il godimento del diritto all’istruzione, gli ospedali, dove non si cura che il Covid, intasati dai “positivi” perché non si è fatto nulla per rafforzare la medicina di base  e territoriali, i mezzi di trasporto pieni più ancora dei centri commerciali il venerdì pomeriggio, ecco tutto questo viene omesso, rimosso, coperto dal coro sconnesso di deplorazione alimentato dalla stampa ma pure dai social per i nuovi reati da penalizzare con gogna mediatica e sanzioni, quelli, si dice, commessi dagli sciatori frustrati, dai forzati del cenone, del veglione e del trenino parappappappa.

Ancora una volta si allestiscono tribunali speciali per la condanna immediata e senza sconti di pena di giovani scriteriati che vorrebbero andare a ballare, di vecchi dissipati che si recano al supermercato a comprarsi il latte invece di farsi una bella spesa online con Glovo, di nonni  sventati che vorrebbero stare coi nipoti prima della doverosa dipartita precoce meritata per via della loro improduttività, insieme a frequentatori di rave party,  scambisti irriducibili, habitué di orge e ammucchiate.

L’intento è quello, e serve un’incursione nella sindrome di Tourette, di salvarsi il culo con l’aiuto di culialcaldo o di quelli cui arrivano degli spifferi, ma che fanno finta di non accorgersene per continuare a sentirsi parte di ceti che rivendicano e professano una superiorità sociale, economica, culturale e dunque morale.

Non è certo la prima volta che si invocano misure eccezionali per proteggerci da noi stessi, in passato si sono chiamate Monti, governi di salute pubblica, leggi speciali di Reale, Cossiga, Pisanu, vincolo esterno, sono servite di oscurare il dissenso in nome del contrasto al terrorismo, per imporre l’austerità come contrappasso per abitudini dissipate, per ripristinare l’ordine pubblico e il decoro danneggiati da NoTav e NoTriv, oltre che da molesti poveracci che rovinano la reputazione.

A quasi tutti i non residenti dei Parioli, Capalbio, Montenapoleone è capitato di sentirsi incolpare di abitudini e comportamenti  antisociali e irresponsabili, grazie ai quali diventa possibile praticare misure che fino a poco tempo prima erano inammissibili, anche grazie all’abilità di far incancrenire fattori di crisi in modo che diventino emergenze da risolvere con stati di eccezione, commissari straordinari, provvedimenti speciali secondo il principio della dura lex che è dura solo per noi.

Mai come adesso è palpabile la dimensione del grande recinto nel quale siamo rinchiusi, da  quando cinque o sei dinastie controllano l’informazione, cosiddetta indipendente  per tutelare i rapporti di proprietà e di produzione, da quando i “principi” e i valori dell’ideologia neoliberista vengono veicolati nella cultura di massa, nei social, dall’altra stampa “libera” ormai giocondamente allineata col governo, dal Fatto Quotidiano al Manifesto,  e diventano buonsenso, ragionevolezza e senso di responsabilità, gli unici autorizzati dentro i confini disegnati nel dibattito pubblico dai quali non si può uscire pena   la derisione, la marginalizzazione, l’ostracismo.

In questi giorni abbiamo subito proprio per questo l’ennesima vergogna, l’invettiva nemmeno tanto beneducata, lanciata contro la masse disordinate, la marmaglia che ha affollato i centri commerciali, additata con il disprezzo di chi si è conquistato l’appartenenza a élite “superiori” grazie al successo del divide et impera che sancisce la vittoria di chi sta sopra rispetto al formicolare di bisognosi e reietti, messi gli uni contro gli altri,  “Nord” e “Sud”, tecnologie e produttività arcaiche,  lavori manuali e professioni intellettuali e creative, materiali ed immateriali, forme contrattuali e informali,  produttivi e ‘improduttivi’, autonomi e diversamente garantiti, fino alle attività essenziali, delle quali abbiamo appena appreso non fanno parte i dettaglianti che vendono festoni, palloncini e alberi di Natale, comodamente reperibili su Amazon.

Così quelli che non stanno affogando si sono tolti il gusto di criminalizzare la socialità di gregge dei post-edonisti. che sono andati a comprare le lucette di Natale al centro commerciale, o a farci un giro senza acquistare niente, dimenticando che le piazze, i luoghi di incontro, chiese comprese, grazie alla teocrazia di mercato della quale sono adoratori, sono stati sostituiti dalle cattedrali dello shopping, rimuovendo la complicità di pensatori, informatori, intellettuali alla mangiatoia di Mondadori o di Mediaset, nel processo aberrante di trasformazione da cittadini e elettori, in utenti, telespettatori, clienti e consumatori, quando l’unico diritto concesso, e oggi sempre più ridotto, era quello di acquistare merci, status symbol rassicuranti, leader.

Nauseati dalla materializzazione dello spregevole populismo  in pellegrinaggio alla Romanina o a Milanofiori, li abbiamo visti discettare contro l’evidente anarcoide e auto dissolutrice irresponsabilità, che costringerà il Governo, per il nostro bene,  a facilitare con Tso la prossima sottomissione al vaccino salvifico e a tutte le opportunità del Welfare padronale sul quale investire tredicesime a salari.

Ma che plebaglia, pensano gli idolatri progressisti del Mercato, purchè venda a faccia comprare i loro instant book, le loro raccolte di pensierini, le loro sceneggiature, gli stessi che affidano la soluzione dei problemi a chi li ha creati, lotta al cambiamento climatico con il commercio di licenze di inquinare, medicine e medicina  nelle mani di chi ha creato patologie per metterle e reddito.

Ma che straccioni ignoranti e pusillanimi, che, invece di stare a casa a sfogliare qualche libro profetico, che ne so L’uomo senza qualità o, più consoni al momento La Peste o I Promessi Sposi, mentre il Decamerone è monopolio di chi sta già pensando di ritirarsi in anticipo sulle restrizioni, nella terza casa insieme a una selezione di amici, si sono riversati (cito dal Fatto Quotidiano) “negli spazi urbani   non dello svago culturale, ma del consumo”. Sicchè, abbiamo letto, “il momento della libera uscita è stato riservato in modo così massivo dalla corsa agli acquisti, tanto da indurre questure e prefetture a disporre l’invio di “pattuglie interforze” per limitare gli assembramenti”.

Già avevamo dovuto subire le prediche dal pulpito di Palazzo Chigi del prevosto infervorato nel ricordare che il Natale deve essere di riflessione solitaria e di raccoglimento spirituale. Ci si sono messi anche i culialcaldo, che giustamente non devono aspettare la tredicesima per le scarpe dei ragazzini, i fedeli sostenitori di Amazon, dove cercano i prodotti equi e sostenibili un tempo scovati negli incantevoli mercatini, tra una sciata e l’altra, a guardare con la lente dell’entomologo gli insetti, gli schiavi, i posseduti del “Se non compriamo non siamo” .

Manca solo il corollario di rito, alla stregua del Cavaliere quando ghignava a proposito di aerei e ristoranti pieni: ma non erano tutti senza soldi? L’odio di classe sarà una brutta cosa, ma visto che si muove contro di noi, almeno facciamo che sia reciproco.


Governo, le renne di Babbo Natale

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il passaggio dalle prediche edificanti all’omelia urbi et orbi, dallo status di ruspante pretonzolo col santino di Padre Pio infilato tra i codici, le pandette e i sermoni,  a quello di moralista à la Montaigne, è stato brusco.

Ormai il Presidente del Consiglio rivela la sua vera indole pedagogica e maieutica raccomandando (ma quella ormai è una mania) agli italiani le buone pratiche per convertire in opportunità etiche gli effetti della pandemia, come quelli che si beano delle restrizioni avendo scoperto l’arcadia e la decrescita felice nelle città deserte con le serrande tirate giù e gli esercizi falliti.

“Il Natale, evangelizza dal pulpito che ha condiviso in questo frangente con il segretario della Cgil Landini in veste di chierichetto,  non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene“.

Per parte nostra dovremmo raccomandare di far pace col cervello: per anni l’unico diritto rimasto inalterato e inviolabile era quello a consumare secondo rituali officiati principalmente nell’arco di tempo da Natale alla Befana. Poi è diventato un dovere in modo da contribuire al bilancio e allo sviluppo del Sistema  Paese. Adesso viene retrocesso a pratica criticabile, anche perché dà vita a pericolosi assembramenti che minano il distanziamento sociale, tanto che viene consigliato dopo la Dad e lo smartworking, l’acquisto agile online con carta di credito e possibile bonus risarcitorio.

Lo stesso vale per i nonni, un tempo lodati in quanto custodi, come i sacri Lari, dei fondamenti sani dell’Italia, di quei risparmi che costituivano il tesoretto nazionale, e che fornivano ancora la “sussistenza” a figli e nipoti, pagavano master, mezzi di trasporto, Erasmus, mutui, concedevano la casetta al paesello da trasformare il B&B, accudivano bambini, ammaestravano adolescenti riottosi, facevano da autisti e accompagnatori in palestra, a flauto, a arrampicata, si ritiravano generosamente nella cameretta in fondo della casa comprata con antica e oculata parsimonia, per rendere meno faticosa la convivenza.

Adesso come insegnano Toti, Lagarde, Fornero devono aggiungere il sacrificio di diventare invisibili in modo da esonerare degli obblighi della coscienza, possibilmente conferendosi in strutture idonee che collaborano a rafforzare le rendite e i patrimoni laici o ecclesiastici, comunque privati, diventando provvidenziali focolai che ne affrettino la dolorosa ma socialmente utile dipartita precoce.   

Intanto comincino a starsene al chiuso, soli, isolati, per il loro bene eh, si industrino per trasformarsi in nativi digitali ordinando su Glovo e Amazon, saldando le fatture su PayPal e provvedendo a regalie natalizie con doviziosi bonifici online in modo che giovani congiunti finalmente liberi dalle responsabilità figliali e dinastiche possano festeggiare in numero di 6 e pure dedicarsi a attività contemplative e spirituali con la panza piena grazie a loro.

E infatti qualcuno del Pd in vena di rinnovo della rottamazioni si aggiunge all’invito al solitario romitaggio presidenziale: “Cenone di Natale solo tra i familiari di primo grado” e un virologo, tal Fabrizio Pregliasco sulla Stampa lancia un monito: “Gli italiani devono rassegnarsi a un Natale in famiglia, ma nel senso più stretto del termine, senza nemmeno poter avere i nonni a tavola”.  

E dire che in tanto ve l’avevamo detto che il Covid non sarà frutto avvelenato di un complotto ma ha assunto la forma di una macchinazione tossica per produrre quelle divisioni che aiutano gli imperi, per spezzare antichi patti affettivi, sociali, generazionali, per creare disuguaglianze ancora più profonde tra superiori economicamente e moralmente e inferiori immeritevoli di cure e prerogative che erano state conquistate dal tutti e per tutti. E che la continua proposta della solitudine, dell’isolamento, del distanziamento dagli altri è opinabile che rappresenti la salvezza dal contagio, ma è certo che crei danni insanabili, oltre a quello “civile” di creare diffidenza, sfiducia negli altri e di consolidare l’indole punitiva di poteri che declinano le loro responsabilità addossandole a una cittadinanza puerile, sconsiderata e scioperata.

Lo hanno ripetuto esperti del settore inascoltati forse perché si esprimono da studi, ambulatori, corsie e non dagli studi televisivi a cominciare da 700 psicologi e psichiatri che già nella primavera scorsa denunciavano gli effetti collaterali di una “ospedalizzazione domestica” imposta a una popolazione sana, riferendo del  sostanziale aumento delle violenze dentro le mura di casa,  l’aumento delle nuove dipendenze e dell’uso di sostanze, con conseguente crescita della criminalità connessa,  dell’impossibilità  di regolare l’ansia in bambini e adolescenti, obbligati a modalità di didattica a distanza e così privati del contatto con amici e docenti,  e in soggetti con preesistenti problematiche mentali.

Lanciavano già dai primi mesi l’allarme per l’inevitabile aumento nella popolazione di “stati affettivi negativi”, di ansia generalizzata, di incertezza per il futuro per via della perdita di sicurezze e garanzie, oltre che di una progettualità  lavorativa, fattori, evidenziavano “che contribuiscono ad un preoccupante aumento del rischio di suicidio”.

Associazioni di medici francesi (di quelli italiani ho parlato ieri qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/11/14/medico-cura-te-stesso/ ) hanno presentato ricorsi al tribunale di Strasburgo contro i loro Ordini professionali colpevoli di inadempienze rispetto alla missione e alla deontologia per non aver vigilato e informato sui danni dell’isolamento, sulle cifre e i dati provenienti dai registri di Stato, sulle ricadute ambientali, sui risvolti piscologici e psicosomatici dell’allarme generato e della condizione di paura alimentata in questi mesi.

Voci isolate rispetto ai denunciatori delle movide che hanno spinto come branchi di lupi feroci i giovinastri dalle periferie ai Navigli monopolio di creativi, art director, giovani manager, dei convogli di malaccorti meridionali che tornavano a casa, di dissipati lavoratori che si assiepano sui mezzi invece di ricorrere a provvidi monopattini per raggiungere fabbriche e posti di lavoro uscendo dai loro squallidi e meritati appartamentini di remoti hinterland.

Che non hanno giustamente voce o ascolto per via di una scriteriata incoscienza e di un istinto a fare “massa” informe, rozza e primordiale che va penalizzata, anzi criminalizzata perché potrebbe sfociare in ribellismo insurrezionale.

Eh si, è risaputo che il piacere della solitudine coltivata tra pochi eletti per stirpe o selezione di affinità e interessi riguarda una scrematura della società, quella acculturata, quella che ha ricevuto o si è comprata l’accesso e l’uso di piaceri esclusivi in case comode e calde o opportunamente refrigerate, tanto spaziose da assicurare la necessaria privacy proibita al popolino che deve essere scrutato, controllato, vigilato e sanzionato anche nei comportamenti più personali, nelle inclinazioni, negli affetti.

E si sa che la discriminazione nell’accesso ai servizi e ai diritti,  all’assistenza, all’istruzione funziona con maggiore efficacia se quelli che non li meritano sono isolati, per coercizione o per sfiducia, diffidenza e sospetto, se lo sfruttamento non viene percepito perché il padrone o il manager è una entità immateriale che ti concede di sceglierti il tragitto in moto per recare la pizza a domicilio, se diventa una opportunità per le donne che grazie a un nuovo cottimo possono alternare lavoro e lavori domestici non riconosciuti come tale.

Ormai non solo gli anziani sono un peso, larghi strati di popolazione sono diventati improduttivi, perché non rendono e non consumano, perdendo così il diritto a esistere, a volersi bene, a guardarsi negli occhi, a baciarsi e fare l’amore, ormai attività a rischio anche quella. Non hanno lasciato loro nemmeno la letterina a Babbo Natale, che di regalini ne hanno avuti fin troppi, gli ingrati.       


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