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Navigliatori di lungo corso

grattAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai non c’è politico e amministratore che  non voglia lasciare una indelebile impronta del suo passaggio, la sua piramide, il suo Leonardo, il suo ponticello, il suo scavo.

Il sindaco Sala ha scelto per questo la riapertura dei Navigli, sulla quale si erano espressi a larga maggioranza i milanesi attraverso un referendum. Era il 2011 e il sindaco Pisapia ne prese atto, commissionò uno studio ma visti i risultati fermò la radiosa visione di una Milano come Amsterdam (anche se in tanti, a cominciare da Dorfles, ricordarono che non si trattava di romantiche vie d’acqua, ma di pozze insalubri). Il fatto è che i lavori avrebbero richiesto almeno 10 anni, un investimento di più di 400 milioni, molte ricadute indesiderate sulla circolazione.

Sala invece non si arrende, ci tiene a passare alla storia, anzi alla storiella, ridimensionando il primitivo progetto e scoperchiando solo 5 aree:  Via Gioia partendo dalla Martesana per 800m (senza lambire la nuova area di Porta Nuova), via San Marco 200m, via Sforza in corrispondenza dell’Università, via Molino delle Armi intorno a piazza Vetra e infine Conca del Naviglio da via Marco d’Oggiono alla Darsena, con una spesa di “soli” 150 milioni.

Non dirò che 150 milioni potrebbero trovare migliore destinazione in attività di manutenzione di varie tipologie di aree urbane, nella valorizzazione di parchi e giardini, nel recupero di immobili per far fronte alla richiesta abitativa popolare.

E’ che in città d’arte, in metropoli come in centri minori, da tempo cittadini e studiosi  hanno imparato a diffidare di questi spot da propaganda elettorale perenne (il sindaco meneghino dichiara apertamente di volerne fare il marchio simbolico della sua campagna per un secondo mandato), estemporanei e occasionali, che si sviluppano senza un piano e un progetto che tenga conto del rapporto costi e benefici, degli effetti sulla mobilità urbana, del reale contributo ai valori di appartenenza e identità di una città e di arricchimento sociale per i suoi abitanti. A Roma abbiamo assistito alla riduzione del grande progetto di creazione della più vasta area archeologica all’interno di una città alla  pedonalizzazione incompleta di una parte di Via dei Fori Imperiali, ad uso, si direbbe, dei lavori, quelli si faraonici per spesa, durata e megalomania corruttiva, della Metro.

Il sindaco dell’Expò  ( pende ancora sul suo capo una indagine per  abuso d’ufficio per aver creato un vantaggio a un società, la Mantovani spa (si, quella che appare e scompare nelle varie inchieste sulle Grandi Opere) grazie all’affidamento opaco dell’appalto per la fornitura di 6mila alberi per un importo di 4,3 milioni, e oggi impegnato a trovare una sistemazione per postuma per il sito del suo Bal Excelsior, con l’irragionevole trasferimento degli studenti della Statale da una zona viva a un deserto); il sindaco dell’operazione “Mind”  ( 510 mila metri quadrati di nuovi edifici, che ospiteranno 40 mila utenti, per un progetto da 2 miliardi di euro, destinati quasi esclusivamente al  terziario (200 mila mq), da offrire a grandi aziende come Novartis, Bayer, Glaxo, Bosch, Abb, Celgene, Ibm,  e 63 mila mq di cui 9 mila senior living, cioè residenze di altissimo livello e 16 mila mq di spazi commerciali, ma senza grande distribuzione, e 7 mila mq di hotel, il tutto  gestito dai privati di Lend Lease insieme alla società pubblica proprietaria delle aree, Arexpo) ; il sindaco dell’operazione “stazioni” ( sette grandi aree delle Ferrovie dello Stato (scali Farini, Romana, Porta Genova, Lambrate, Greco Breda, Rogoredo, San Cristoforo), per oltre 1 milione di metri quadrati, saranno riprogettate, grazie a una intesa  con il fondo anglosassone Olimpia investment fund per la realizzazione di edifici per 674 mila metri quadrati, meno di un terzo dovrebbe essere destinato a edilizia convenzionata, per il resto speculazione immobiliare: residenze, uffici, aree commerciali, grazie a un  indice edificatorio altissimo, più dello 0,8 che farà piovere su Milano un diluvio di cemento e 500 milioni di euro nelle casse delle Ferrovie);  ecco quel sindaco con ogni sua scelta denuncia la sua immagine di città.

La Milano che vogliono i suoi padroni esteri e nazionali (sempre gli stessi, cordate eccellenti che entrano e escono dalle porte girevoli dai grandi appalti e pure dei tribunali, come uno dei suoi finanziatori elettorali. Parnasi, a dimostrazione che certe amicizie valgono nella capitale infetta come in quella morale) è una Gran Milan senza più milanesi, come e più di come si vuole succeda quasi ovunque, dal Centro Italia del dopo sisma, a Venezia, a Firenze. Basta pensare che in controtendenza col resto del mondo il futuro skyline della città è irto di grattacieli: quello di 26 piani che prenderà il posto della torre Inps di via Melchiorre Gioia della Coima di Manfredi Catella, immobiliarista  cresciuto all’ombra di Ligresti, che alla guida dell’Hines, poi girata al fondo sovrano dle Qatar,  aveva già realizzato la riqualificazione dell’area di Porta Nuova con il Bosco Verticale e la Unicredit Tower,  quello che si prevede sorgerà a Santa Giulia grazie al progettone della società Lend Lease che dovrebbe completare i lotti Nord:  50 per cento residenziale di lusso, il resto terziario e alberghiero, affidati inizialmente a un’archistar Norman Foster.

Non si può che apprezzare il gesto plateale di un’altra vedette dell’architettura, Piano, che  ha sbattuto la porta (“Non sono certamente il garante di uno shopping center con un parco divertimenti”) in corso d’opera dopo aver firmato il primo progetto per l’Area Falk di Sesto San Giovanni, chiamato “Città della salute e della ricerca”, perché qui dovevano essere edificate le nuove sedi dell’Istituto neurologico Besta e dell’Istituto dei tumori: spesa 480 milioni (328 li mette la Regione, 40 lo Stato, 80 i privati) e affidato alla società  Milano Sesto dell’immobiliarista Davide Bizzi, insieme al gruppo arabo Fawaz Abdulaziz Alhokair. Anche là a parte i due nosocomi tutto il resto dell’area sarà occupato da solito terziario, residenziale di prestigio e centri commerciali.

Non potendo dire “e allora il Pd” saldamente al governo, possiamo dire però “e allora Pisapia”, che questo disegno di “valorizzazione” della città lo ha facilitato e sponsorizzato con tenacia, in continuità con l’empia gestione Moratti a  cominciare dall’adozione frettolosa del un Piano di Governo del Territorio e del Piano delle Regole, opaco e non partecipato come quello sottoscritto dalla giunta precedente, o dal “rendering” della zona dell’Idroscalo promossa a Central Park di rito ambrosiano, o dall’apertura della Darsena  costata già 40 milioni e che avrebbero dovuto portare in barca all’Expò i visitatori, ma che, strada facendo, si è trasformata in una fogna per raccogliere gli scoli dei padiglioni, e soprattutto da scelte di fondo  che hanno confermato la tendenza a un dualismo produttivo-residenziale che separa  il centro consegnato alla finanza immobiliare, dall’hinterland metropolitano,   segnalando  una ulteriore perdita di popolazione a Milano (-4,26%) e una crescita robusta della cintura (+8,99%) e  generando crescenti movimenti pendolari.

Ecco come si sta allestendo la Gran Milàn di domani: il  parco tematico di una città al servizio delle sedi di multinazionali, un territorio a disposizione delle scorrerie degli speculatori immobiliari, un laboratorio dove perfezionare il sistema di espropriazione del bene comune e della residenzialità degli abitanti, per consegnarli a investitori stranieri, dove quel che resta di memoria e identità in sui riconoscersi diventa dehors, location, passerella modaiola per un turismo di manager e centro commerciale a cielo aperto per sceicchi, per i creativi, i fighetti, le modelle e la neo-intellighenzia che non ha conosciuto il Giamaica e nemmeno Brera ridotta a jukebox per fare cassa.

Nel rivendicare le differenze con Roma  (bella gara: i risultati dell’Arpa parlano di una Terra dei fuochi meneghina, si susseguono gli incendi dolosi in centri di raccolta e smaltimento, per via dello smog e a causa dello sforamento del Pm10 si è dato fondo al  il bonus europeo, il Comune ha dovuto attivare una centralina  per il monitoraggio delle buche, non è stata prevista una rete di accoglienza per gli almeno  900  migranti che resteranno fuori dai centri  della città ( sabato chiude anche il Corelli) e che non avranno la possibilità di ottenere la protezione umanitaria e non potranno più essere accolti nell’ambito dello Sprar, MM, la società delle metropolitane milanesi ha accertato che sono più di 50.000 gli occupanti abusivi delle case popolari, mentre non può quantificare quelli sfuggiti al monitoraggio, preda del racket degli alloggi che ricatta e strozza italiani e stranieri), Sala ha proclamato che con il suo progetto Navigli, una vera e propria rivoluzione,  ha voluto dare inizio al tempo dell’orgoglio. Bisognerebbe non rieleggerlo non fosse altro che per l’abuso di quelle due parole che parlano di dignità e libertà.

 

 


Firenze. E piovve sul bagnato

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Nessuna città – e nessuna cittadinanza –  si merita un tornado, una “bomba d’acqua”, una tromba d’aria, insomma uno di quegli eventi che ormai,  ogni volta che si verificano,  vengono definiti “estremi”, imprevedibili, ingovernabili,  anche se si tratta di un temporale estivo, di una nevicata a gennaio, di una grandinata d’agosto. E il bello è che a restituire la patente di anomalia a fenomeni un tempo ordinari, sono gli stessi che negano le cause e gli effetti del cambiamento climatico, anche quello annoverato tra le disfattiste leggende metropolitane alimentate e messe in giro da chi vuole fermare  sviluppo  e crescita.

Certo però che dopo aver provato Renzi i fiorentini potevano risparmiarsi il suo pupazzo più realista del reuccio. Perché è vero che questi anni sono segnati da una radicalizzazione delle manifestazioni meteorologiche, che spesso sono accompagnate da accadimenti insoliti e da una violenza atipica. Ma proprio a motivo di ciò, maggiore cura dovrebbe essere dedicata alla manutenzione, maggior attenzione alla prevenzione, maggior considerazione alla tutela e minor concentrazione allo scarica-barile col passato, che peraltro il povero Nardella non può liberamente esercitare pena l’ingresso immediato nel cono d’ombra del suo padrino, o all’abituale rimando di responsabilità con gli organismi delegati alla vigilanza e all’allerta, come sta puntualmente avvenendo.

E proprio quel “progresso” –  scientifico e tecnologico  – che ci viene sbandierato come aspirazione in nome della quale dobbiamo di buon grado rinunciare ad altre certezze e ad eterni interrogativi, dovrebbe metterci in condizione di prevedere, prevenire, fronteggiare o almeno circoscrivere e limitare danni e perdite.

Certo a questo servirebbero governanti avveduti, diligentemente concentrati nella tutela dell’interesse generale e non dei sacerdoti dell’emergenza, inclini a adoperarsi in modo che l’acuirsi dei problemi favorisca il ricorso a regimi speciali, a misure eccezionali, a commissariamenti straordinari con il necessario aggiramento di leggi, scavalcamento di competenze e inosservanza di regole.

Eh si, i fiorentini non si saranno meritati un nubifragio da ira di Dio, ma pare abbiano voluto e si siano meritati di essere le cavie di quella sperimentazione che ha fatto di Firenze il laboratorio dove testare le “riforme”del governo e il suo credo, e che si avvale  tra i suoi testi sacri di un agile  volumetto – redatto nel typical inglese del premier e secondo lo stile VeryBello – quel   “Florence city of the opportunities” che propone un vasto repertorio di “occasionissime”: una sessantina di AAA all’incanto, tra conventi secenteschi, ex tribunali, le Poste di Michelucci,  palazzi storici, il teatro comunale, una fortezza medicea, ex officine, tutte offerte da non perdere, scaricabili anche  dal sito “Invest in Tuscany”,  catalogo immobiliare della Regione. E la cui “cessione” è stata perorata dal Nardella in veste di piazzista in giro per il mondo, dalla Germania alla Cina, auto-promosso a agente immobiliare e intermediatore non solo di immobili pubblici ma anche di proprietà private affidategli in considerazione dell’entusiastica dedizione alle leggi del mercato, le uniche che questo ceto affarista intende rispettare.

Eh si, Firenze  ancora più di Roma o di Venezia, ma come il lavoro, la scuola, la riforma elettorale, è proprio la bottega nella quale si è collaudata  l’autocrazia, l’espropriazione dei poteri dell’ente locale, il ricorso alla deliberazioni d’urgenza, la privatizzazione selvaggia, l’indole al familismo della cricca, la sordità burbanzosa e arrogante alla volontà di partecipare e contare dei cittadini.

Come peraltro è dimostrato dal regolamento urbanistico approvato pochi mesi fa, anzi imposto senza tener conto delle innumerevoli e motivate contestazioni di cittadini, associazione, organizzazioni, sotto forma di dossier, indagini, deduzioni e controdeduzioni sfociate in quasi 350 emendamenti, solo 7 dei quali sono stati accolti, e che si accredita come la rimodulazione su scala locale dello Sblocca Italia, delegando ai privati le scelte strategiche sui nodi  principali, sugli edifici monumentali  non a caso “abbandonati”, sui grandi contenitori in disuso, facendovi rientrare con un escamotage anche le due infrastrutture più critiche, Aeroporto e Stadio, segnando la rinuncia a ruolo e competenza dell’ente locale sulle destinazioni del Complesso di San Firenze, sulla Manifattura Tabacchi, sull’ex Ospedale San Salvi e aprendo la strada con l’alienazioni di beni comuni a speculazioni e malaffare, secondo un percorso segnato quasi dieci anni dall’operazione Castello, sottoscritta dal Comune e da  Sal­va­tore Ligre­sti: un milione e 400mila metri cubi di cemento nella piana a nord-ovest della città, a ridosso dell’aeroporto, in ter­reni “malati” e poco profittevoli, quindi adatti a ospitare ser­vizi pubblici e “sociali”:   caserma dei Cara­bi­nieri,   Mer­ca­fir, il Centro Alimentare Polivalente molto frequentato recentemente dai Nas,  e che dovrà trovare una nuova destinazione per lasciar posto allo stadio. E sul cui regime “speciale” di concessione il regolamento non si pronuncia in modo da confermare che il vero spirito che lo anima è la de-regolazione.

E dire che uno dei messaggi forti dell’eterna campagna elettorale da sindaco, da segretario, da premier di Renzi era “basta col consumo di suolo”,   per una pianificazione a “volumi zero”. Il regolamento prevede invece  indici edificatori zero solo sulle aree rurali e grazie alla legge  urbanistica regionale, mentre nelle aree urbanizzate  gli indici lievitano in virtù di concessioni, di premialità fino al 30% sul volume, di parcheggi interrati e a raso, di impianti sportivi,  di cervellotiche classificazioni degli edifici.

Nella Firenze che verrà troveranno posto un  immenso   tubo che sventrerà il sottosuolo, un aeroporto largamente inutile e sovradimensionato che metterà a rischio l’intero sistema idraulico della piana limitrofa alla città e accanto  un inceneritore il cui inquinamento  si aggiungerà a quello dello scalo.

Il fatto è che eleggiamo gente che non nutre amore per nulla che non siano potere e quattrini, ascendente e influenza. Che gode nell’oltraggiare bellezza, storia, cultura.

Sono colpevoli loro, ma ancora di più chi glielo permette.

 

 

 

 

 


2013, gli stati dell’arte

Una piccola raccolta di stati su Fb scritti durante un anno, la descrizione di tutto il buffo di questo dramma italiano

monti-cane-300x22330 gennaio Non sarebbe l’ora di restituire il cagnolino e Monti al negozio dove sono stati affittati?

22 febbraio Ferrara dice che voterà Berlusconi vergognandosi. E’ quasi miracoloso per un uomo che non si è mai vergognato di se stesso.

22 febbraio Povera Bce che si è sacrificata per l’Italia: ha tirato fuori 103 miliardi e ne incasserà mal che vada 164. Veri benefattori.

25 febbraio Per la Chiesa l’omosessualità dei laici è peccato, ignominia, malattia. Quella dei cardinali è solo un “comportamento inappropriato

2 marzo L’uveite di Silvio cominciò quella sera che Giannino gli disse di avere un master in oftalmologia.

4 marzo Suggerimento per editoriale critico di Scalfari: il movimento 5 stelle è inaffidabile, infatti si riunisce in un hotel a 4 stelle.

9 marzo Vuoi vedere che adesso Berlusconi dopo l’uveite chiede la pensione di invalidità?

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25 marzo E Dio chiese: “Magdi tu mi adori?”
“Si, signore”
“Allora vedi che la cosa non è reciproca”

28 marzo Ma Battiato come si permette? Non sa che la Carfagna si è separata e non si fa più Mezzaroma?

9 aprile  A giudicare dallo share scarsino gli italiani più che seguire Saviano e la presentazione del suo libro sulla coca, lo hanno sniffato.

10 aprile  Soldi e cretini – “Come vive la sua ricchezza?” “Come tutte le persone normali” Alleva di celebre collegio svizzero da miliardari.

12 aprile  Gaffe della stellina Lombardi: “Napolitano dovrebbe fare il nonno”. Ma su, più rispetto per l’età: bisnonno voleva dire.

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Renzi il furbetto incastrato da Civati

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Chi troppo vuole nulla stringe. E anche chi cerca di essere troppo furbo, magari per riempire con le astuzie il vuoto di idee, può ritrovarsi a fare la figura del cioccolataio. Così non è molto strano che sia successo a Renzi il quale se ne è stato ben zitto quando la questione delle dimissioni della Cancellieri era in ballo e solo dopo la discussione in Parlamento ha detto che “non avrebbe difeso il ministro”. Un colpo alla botte ormai piena dell’indignazione dell’elettorato Pd e uno al cerchio del governo.

Ma il calandrino di Rignano mai e poi mai si sarebbe aspettato un ritorno di fiamma della questione, innescata da una telefonata tra Cancellieri e l’amico Ligresti, sulla quale il ministro ha mentito. Così adesso Civati ha incastrato il sindaco di Firenze, sostenendo che grazie ai renziani ( composti anche da creature della notte come fassiniani, lettiani, veltroniani , franceschiniani) nel Pd ci sono i numeri per votare una mozione di sfiducia nei confronti del guardasigilli. Il piccolo particolare è che Renzi ha voluto solo gettare un osso all’elettorato piddino, ma non ha alcuna intenzione di creare difficoltà al governo e di chiedere davvero le dimissioni della Cancellieri a meno che il Quirinale e Letta non vogliano ( e non vogliono perché il donnone è lì come garanzia per il Cavaliere e gli altri inquisiti), quindi è costretto a mettere alla frusta gli spin doctor per inventarsi qualcosa che lo tragga d’impaccio.

Sarà molto divertente leggere cosa si inventeranno o se semplicemente sceglieranno il silenzio, consigliando una sventagliata di twitt di #matteorisponde sulla ribollita. Mica tanto fuori tema: chi sta con Renzi di solito mette la minestra e non la ministra al primo posto.


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