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La ritirata d’Abruzzo

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio come succede ai busti e alle statue equestri dei tiranni, finchè stava su  era un monumento celebrativo dello spitiro d’impresa, della iniziativa economica privata volta a distrubuire benessere e profitti come una polverina magica sulla collettività. Quando crollano, quelli sotto il peso della valanga della toria, questo della neve, rivelano di essere stati edificati sull’argilla, sulla palude della corruzione, della speculazione, dell’iniquità.

Così abbiamo conferma che il relais di Rigopiano si è collocato comodamente sugli antichi e fragili  detriti di  frane e valanghe compresa una particolarmente rovinosa verificatasi negli anni trenta, a dimostrazione di qualcosa che chiunque stia in montagna sa, e cioè che slavine, frane, smottamenti scelgono quasi sempre le stesse vie e gli stessi canali di sfogo della loro irruenza. Che, in ragione di ciò, è ipotizzabile che la sua realizzazione sia frutto di procedure segnate da leggerezza criminale, da deroghe colpevoli alla pianificazione e ai vincoli imposti  dall’appartenenza a Parco del Gran Sasso. A conferma che ormai l’urbanistica –  e l’attività edilizia – è stata retrocessa a un sistema negoziale tra amministrazioni e private, a metodologia di contrattazione   opaca mirata a appagare avidità insaziabili, rendite mai satolle di guadagno, in cambio di prebende, voti, consenso.

Intanto la Commissione Grandi Rischi lancia l’allarme, dopo aver pagato con la perdita di autorevolezza e credibilità la disinvolta sottovalutazione del rischio sismico all’Aquila, preconizzando scosse fino al settimo grado nel Centro Italia, che potrebbero mettere in pericolo la tenuta delle dighe e la stabilità delle scuole, proprio quelle che dovrebbero essere già interessate dalle misure eccezionali messe in campo dal governo Renzi. Toccando così la corda più sensibile dell’immaginario collettivo, anche se a rischio è praticamente tutto il patrimonio edilizio e immobiliare del paese, compreso quello monumentale, le aziende, le stalle, gli ospedali.

Dopo aver criminalizzato la decisione del Comune di Roma che ha detto no alla candidatura alle Olimpiadi, governo, istituzioni, alte autorità ne fanno pratica quotidiana per farci sapere che dopo tanta propaganda al “fare”, adesso è meglio l’inazione prudente, per fronteggiare a un tempo l’illegalità, il malaffare e la corruzione e, insieme, la minaccia di inchieste, ricadute giudiziarie, tali da mettere a repentaglio carriere e elezioni.

Meglio prendere tempo nella prevenzione, nella ricostruzione, nella pura e semplice azione, in attesa che la buriana si calmi, che gli inviati tornino in redazione, che si faccia strada la desiderabilità di soggetti forti, di personalità muscolari, di autorità speciali e onnipotenti in grado di legittimare un auspicabile regime eccezionale, “semplificato” tanto da contrastare l’egemonia burocratica  attuata mediante occhiuta vigilanza, non sufficientemente circoscritta dal depotenziamento della rete di controlli, dalle sovrintendenze alle comunità montane.  Meglio stare quieti e fare la manutenzione dell’emergenza grazie al sistema delle elargizioni e delle promesse: casette di legno tirate a sorte, che ancora non ci sono, per via del funesto accanimento del maltempo, camion di foraggio per il bestiame, che non arrivano perché non c’è il carburante, compreso quello che dovrebbe alimentare i generatori. Meglio andarsene dai parenti, emigrare, svernare negli hotel della costa, che tanto i terremotati dei paesi rappresentano una massa elettorale e di pressione trascurabile e la loro vocazione deve essere quella di fare le comparse in paeselli ricostruiti a uso turistico. Meglio svuotare le dighe, perché potrebbero avere le stesse caratteristiche criminali di quella del Vajont, così in caso di calamità non si andrebbe a “sfrucugliare” nel passato,   nella trascuratezza,  nella sottovalutazione, nella resa accertata ai comandi di padroni il cui delirio di onnipotenza si estende alle forze della natura, più incazzata di noi, pare, se ha ancora la vitalità per ribellarsi.

 

 

 


Tutti i neutrini vengono al pettine

Come volevasi dimostrare, il neutrino non è più veloce della luce, è stato solo un errore di misurazione. Ora mi potrei vantare di aver visto giusto perché il giorno stesso dello straordinario annuncio  ho scritto questo post in cui mettevo in relazione il taglio dei finanziamenti agli esperimenti sulla misteriosa particella con la scoperta.

Il pezzo finiva così: “Non sono un fisico, ma a volte anche le proprietà delle particelle elementari sono sottoposte alle bizzarre leggi del macrocosmo: guarda caso i tagli che il Cern di Ginevra è stato costretto a fare a seguito della crisi economica, prevedevano la sospensione degli esperimenti di Opera e il lancio di neutrini per tutto il 2012 e senza garanzie certe di una ripresa. Ma ora che l’esperimento rischia di far saltare la Relatività la cosa cambia aspetto e alcune priorità potrebbero essere riviste: se poi tra qualche mese a finanziamenti ristabiliti si dovesse scoprire qualche errore di misura, bè pazienza. E questo sarebbe uno dei casi in cui il neutrino si comporta in modo assolutamente prevedibile e banale. Da neutrino italiano.”

Naturalmente sono stato bombardato da critiche e insulti, giunti, quelli sì, più veloci della luce. Ma non mi interessa rivendicare una particolare malizia, quanto mettere in evidenza come i meccanismi dell’informazione siano tali da oscurare l’evidenza. Gli elementi per un consistente dubbio era tutti presenti: gli esperimenti sui neutrini lanciati da Ginevra al Gran Sasso andavano avanti da anni senza che il dato, diciamo così incredibilmente anomalo, della loro supposta velocità  fosse mai stato annunciato con tanto clamore sulla stampa mondiale. Poi arriva il taglio dei finanziamenti all’esperimento (che comunque non riguardava la velocità) e un fatto notato già da parecchio esplode con una simultaneità molto sospetta. Qualcosa insomma non funzionava e dava l’idea di una piccola “combine” tra scienziati.

Non è che fosse difficile mettere in relazione circostanze così evidenti, ma tutta l’attenzione era rivolta e focalizzata sulla presunta rivoluzione della fisica, nascondendo e marginalizzando la “periferia” da cui il discorso nasceva. E costringendo gli stessi scienziati a concentrarsi e a discutere sul significato della scoperta, piuttosto che sulle contingenze piuttosto singolari dentro le quali nasceva. E’ un po’ il sistema dei prestigiatori che sanno come  far concentrare l’attenzione sulla carta che poi verrà scelta dal volontario scelto tra il pubblico.

E’ facile estendere il trucco anche a discorsi che ci riguardano molto più da vicino, alla politica e all’economia per esempio. Clamoroso quasi quanto la superluminalità supposta del neutrino  è per esempio il caso degli spread il cui aumento o diminuzione viene presentato come se avesse un senso in sé e non in rapporto all’intervento o meno della Bce nell’acquisto di titoli e alla quantità degli interventi stessi. Far dipendere la bontà a o meno delle misure governative da un dato poco significativo se estrapolato dal suo contesto, non rendersi conto che esso può essere modulato a seconda delle circostanze e delle necessità di consenso, altera le carte in tavola e costituisce un tipico caso di prestidigitazione.

Si tratta solo di un esempio ovviamente, prima o poi verremo informati che si è trattato di un errore strumentale e che certi dati erano in qualche modo truccati. Ma al contrario del campo scientifico, non si potrà tornare indietro.

 


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