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Il Manifesto della Razza .. ma di asini

nozzeAnna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una colpa in più che dobbiamo attribuire a questo ceto governativo. Ed è quella di legittimare tutto il ciarpame del passato, la filosofia dei grandi marpioni e la loro comunicazione compresa di aforismi e massime, come quelle del divo Giulio – o di Mazzarino, che poi non c’è molta differenza: a pensar male si fa peccato, ma per lo più ci si azzecca.

E infatti avevamo visto giusto. Dietro alla campagna sulla fertilità, non c’era solo una ministra stolida e sciocca quanto arrogante e misoneista, che per salvare la faccia e la poltrona rimuove la subalterna colpevole di aver dato forma, dilettantistica, ingenua e primitiva ai suoi indefettibili principi, compreso quello di collocare una laureata in legge al dipartimento della Comunicazione, grazie alla credenziale di una collaudata indole all’ubbidienza e alla fidelizzazione. Non c’era solo una testimonial di quella “moralona” gregaria e subalterna che autorizza e si compiace delle trasgressioni solo se associate a vizi “pubblici” e privilegiati,  interpretando il predicare bene e razzolare male come rendita di posizione e prerogativa ad uso esclusivo dei potenti.

No, c’era anche un feroce e efferato xenofobo, c’era anche uno zelante e impetuoso razzista,  pronto a colpire con ruspe salviniane, sia pure sotto forma di campagne pubblicitarie, cartellonistica patinata, slogan e iconografia ammiccanti.

L’avevamo sospettato che la campagna per la fertilità obbligatoria (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2016/09/01/mazziati-e-fecondati/ )avesse anche l’intento di combattere la minaccia di un inevitabile “meticciato” o peggio ancora il prevalere di musi neri e gialli, l’egemonia per via demografica di infedeli e quindi di una maggioranza straniera e barbara ispirata da un credo incompatibile con la nostra superiore civiltà e con la democrazia, per via di dogmi offensivi fino alla violenza della donna e della sua immagine, che vogliono limitare libertà di espressione e religione, intrisi, fino al fanatismo, di una cultura patriarcale omofoba, sessuofoba, maschilista, connaturati con   la barbarie e l’irrazionalità, refrattari  alla ragione e inadatta a una società moderna. Anche per quella ostinata invadenza autoritaria nelle esistenze, nelle inclinazioni e nelle scelte personali dei cittadini, inconciliabili con i principi della laicità e della democrazia, che, è evidente, innervano il pensiero e l’azione del nostro ceto politico e governativo. 

Adesso ne abbiamo certezza, dopo l’ostensione dell’immagine sacra della eterna lotta tra il Bene e il Male. Il Bene rappresentato da due coppie Wasp, probabilmente ariane, in possesso di certificati di sana e robusta costituzione (quella con la minuscola, l’unica che piace al governo),  che dicono sempre si, così carini che paiono usciti da un sito di incontri online per la ricerca dell’anima gemella e così felici di costituire un quartetto armonioso che viene da consigliar loro un riservato e accogliente localino per scambisti. Il Male invece – come è ovvio – quello dove circolano marginali, disadattati, peccatori, ha come prevedibili testimonial al contrario neri, cattive ragazze con lo spinello, musici rasta e così via, additati al pubblico ludibrio per via del possibile contagio, da contrastare con cordoni sanitari ma pure con muri e fili spinati.

Al nuovo manifesto della razza, tra i Cattivi, manca solo una donna in carriera, quella col tailleur e i tacchi -peraltro ben interpretata da alcune guitte di governo, e la tradizionale immancabile strega femminista in zoccoli e gonnellone, colpevoli ambedue dell’abiura dei destini di genere. Manca un altro soggetto tra quelli rei del declino demografico dell’Italia, per via del sopravvento ideologico di quelle che studiano più a  lungo, che sono più istruite degli uomini, che coltivano e perseguono progetti di riscatto, di realizzazione di sé, di libertà., sulla quali la campagna ministeriale si è interrogata con sofferenza: «Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternita?».

Eh si perché il razzismo, quello oscenamente autentico, ne ha di oggetti di sopraffazione ed  esclusione, nel suo melting pot di untermenschen può ficcare neri, gialli,  vecchi, malati, matti, oppositori, ribelli, femmine, riottose a ridiventare uteri, a tornare ad essere solo corpi ben levigati, scattanti, prolifici e coi denti bianchi e sani (la foto impiegata per la difesa della razza 2016 era in origine la pubblicità di uno studio dentistico), a riempire le culle vuote del regime. Con un duplice scopo, contribuire a far numero per un esercito di schiavi da trasferire e delocalizzare dove vuole il padrone, multinazionale o generali che siano. E sostituire in via personale e familiare, tutta quella gamma di servizi, la cui mancanza e inaccessibilità ha peraltro costituito il più potente anticoncezionale e il più efficace deterrente alla procreazione consapevole.

Mia nonna diceva che era meglio peccare in vita per evitare, una volta morti, di finire in Paradiso tra noiose monache e morigerati fraticelli. Se poi ci dovessero essere anche la Lorenzin, le coppiette virtuose del suo manifesto, allora mille volte meglio l’inferno.


Mazziati e fecondati

Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte prende uno scoramento così amaro che l’unica sarebbe “buttarla in vacca”, che certe iniziative non meritano l’eleganza del “o si feconda o si muore” di Woody Allen e nemmeno la saggezza popolare de “u cazz nun vole pensieri”, che è perfino troppo banale dire che insieme a tutto il resto ci hanno tolto anche la voglia di far l’amore  figuriamoci di procreare.

C’è poco da sorridere di una  pensata di pura stoffa nazi fascista:  in attesa di dare le fedi d’oro alla patria magari per finanziare il contrasto al terrorismo e comprare un po’di bombardieri, si mettono le basi per fornire all’impero un po’ di carne, da cannoni o da lavoro che sia. C’è poco da sorridere che sistemi persuasivi così miserabilmente nostalgici si riscattino dal vecchio regime per approdare in quello nuovo e  trionfalmente, grazie a anglicismi da Nando Mericoni, già sdoganati in forma bipartisan dal Family Day, dal Very Bello, da Rome & You, aspettando il probabile Oh Yes del referendum.

E con una campagna così arcaica nei motti e nelle icone,  che pare pensata da un oscuro funzionario del MinCulPop ignaro delle tecniche subliminali e illustrata da un Boccasile redivivo, così mediocre che da suscitare sconcerto perfino nella stampa solitamente sottomessa, salvo nel caso di qualche Appelius che non si vergogna di dare la parola alla ministra in modo che esponga le sue ragioni.  Non di mamma attempata a concreta dimostrazione che si tratta dell’ennesimo manifestarsi di quella sindrome che potremmo definire del Grillo, lei è lei e noi non siamo un cazzo, sicché tutto quello  che è autorizzato, concesso, esercitato in regime di monopolio esclusivo per il ceto dirigente, quando invece riguarda noi, le nostre esistente, i nostri diritti, le nostre scelte e le nostre inclinazioni è osteggiato, deplorato, condannato. Macché, gli intervistatori doverosamente proni, ginocchioni davanti alla madonnina del parto recente, le porgono la battuta in modo che esibisca la sua concezione specialistica di ministro competente, che ha voluto entrare solo nel merito degli aspetti sanitari della questione, per carità, nel rispetto delle convinzioni delle persone e della loro libertà, per dispiegare una pedagogia indirizzata alla prevenzione delle brutte malattie,  alla promozione di misure per promuovere il sesso sicuro, perfino di fecondazione.

C’è poco da sorridere anche di un’opinione pubblica talmente soggetta a condizionamenti spettacolari e mediatici, che si indigna con un paio d’anni di ritardo – i primi annunci della campagna per la fertilità risalgono alla sconcertante nomina a partire dal 2014 e il Piano Nazionale è del maggio del 2015 – solo quando appaiono le cartoline e si proclama la celebrazione del giorno fatidico. Mentre ogni giorno bisognerebbe andare a protestare sotto le finestre della signora, pur nel timore di disturbare la sua montata lattea speciale e esclusiva, per via delle sue esternazioni in materia di aborto, fecondazione, matrimoni omosessuali, adozioni, accoglienza degli immigrati, scuola e ricerca pubblica, ma ancora di più per il fatto di prestarsi a fare da kapò entusiasta per la soppressione di assistenza, cura, stato sociale.

Ora si dirà che è solo una sciocchina,  ignorante e ottusa, che magari si sente investita dell’alto compito di contrastare il meticciato che minaccia la’Europa, l’islamizzazione che contaminerebbe le nostre radici cristiane. Che non desta preoccupazione una che non è nemmeno una maestrina, perché pare che i suoi studi si siano fermati prima ancora di possedere i requisiti per accedere a una professione di utilità sociale, quindi perfetta per ricoprire un ruolo autorevole in un governo che quando si parla di interesse pensa a quello provato e possibilmente al suo, e se sente dire sociale imbraccia il mitra, che impartisce una lezioncina sotto dettatura. Ed è certamente così.  Il  compitino nel quale si è prodigata è così banale e ordinario, che lo sono altrettanto le obiezioni spontanee, così ovvie che le  potrebbe pronunciare perfino l’Istat:  si fanno meno figli perché c’è la crisi; assistiamo a uno spostamento in avanti dei tempi e delle scadenze esistenziali; non c’è lavoro, non c’è indipendenza economica, non ci si può permettere una casa e figuriamoci una famiglia; è stata promossa una sospensione di conquiste e diritti per cui spesso le donne devono sottoscrivere un patto scellerato, anche se bilaterale quanto illegale, di rinuncia alla maternità; gli orari sono rigidi e non aiutano i genitori che devono e vogliono accudire la prole; non esistono servizi se non  a pagamento.

Il fatto è che c’è una ideologia, c’è un modello che fanno da suggeritori all’improvvida stupidina, che hanno scelto la riprovazione pubblica per ingerirsi in scelte che non sentiamo nemmeno più come private e personali tanto sono invece condizionate dalla perdita di beni, di futuro, di stabilità, di garanzie e di diritti, perfino di desideri, che condannano, e non a caso, chi vorrebbe vivere compiutamente le proprie aspettative, i propri talenti, le proprie vocazioni e inclinazioni, cercando a fatica di conciliare sfera affettiva, ambizioni e desiderio di realizzazione   appagante. Perché c’è un disegno nel rendere impossibile quell’equilibrio. Ormai non si tratta nemmeno più di imporre la scelta tra carriera e maternità, tra casa e posto:  in una società, in una civiltà superiore che non teme confronti e che vuole trasformare i cittadini in eserciti di schiavi sottomessi che devono spostarsi secondo i comandi di generali-padroni, le persone che cercano equilibrio, compatibilità tra diritti e desideri, felicità e affermazione di sé, sono collocate tra gli indesiderabili. Ormai alle donne  non viene più concessa la parvenza dell’alternativa, l’illusione dell’opzione: alla guerra, al lavoro, alla caccia, ci vanno i maschi. A noi è dato il dono della procreazione, come un benigno segno divino, come una gratificazione generosa della natura, restiamo dunque nelle caverne, come è doveroso per le femmine della specie, come vuole il nostro destino biologico. E allora a Altamira e ovunque, non ci resta che impadronirci della clava.

 

 

 


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