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Archivi tag: Epifani

Ma che caduta, Epifani spiegava la sua strategia

Le foto del presunto ruzzolone di Epifani stanno facendo il giro del web, anche per la sua carica simbolica: ci vorrebbero i cornetti scaccia malaugurio che tra l’altro sarebbero l’unica cosa rossa rimasta al parito. Ma fu vera caduta? Una gola profonda del partito dice che Epifani, da uomo concreto, stava solo esemplificando davanti alla platea la strategia del Pd nei confronti di Berlusconi.

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Brescia, una Piazza della Loggia per il Pd

574852_Pdl - manifestazione BresciaChe triste fine: un partito che aveva fatto dell’antiberlusconismo l’ubi consistam della sua stessa esistenza, adesso balbetta davanti alla manifestazione con cui Berlusconi rivendica la sua impunità a vita da qualsiasi reato. E dire che all’adunata bresciana hanno partecipato anche il vice presidente del consiglio e guardasigilli Alfano e il ministro Lupi, coinvolgendo dunque in pieno il governo di larghe intese voluto a tutti i costi da Napolitano e dall’apparato del partito democratico.

Balbetta  Epifani che sfiora il ridicolo con la parrocchiale considerazione sulla missione del Pd che sarebbe quella di far capire al Pdl e al suo padrone che bisogna lavorare per l’interesse del Paese non per quelli personali. Davvero una scoperta dell’ultima ora, ma che tende a proteggere un’alleanza dove si proteggono soprattutto gli interessi del ceto dirigente piddino ormai terrorizzato dalle elezioni. E si preoccupa che qualcuno, cioè Berlusconi, metta delle “mine”  cioè renda palese il livello a cui è arrivato l’inciucio. Letta in gita tace, mentre solo Rosy Bindi fa notare l’assurdità della partecipazione di ministri alla kermesse antigiustizia.  Ma si tratta di dichiarazioni, di espressioni di buona coscienza che non scalfiscono in nulla la cattiva che ha portato senza ostacoli alle larghe intese, roba da giochi interni per il futuro congresso.

L’arroganza del Pdl nel dimostrare chi comanda arriva al punto da chiedere che Boldrini e Sel condannino la contromanifestazione di Brescia che, udite udite, è arrivata all’incredibile atto di bruciare una banderuola del Pdl: è del tutto evidente chi è l’azionista di maggioranza di un governo retto dal nipote di Gianni, un uomo da sagrestia della politica, un kagemusha del cavaliere che è destinato a rimanere un premeir ombra tenuto in piedi dalla generosità di Silvio che non si fa scrupolo di sottolinearlo. Questo è ormai aperto vassallaggio, disponibile a qualsiasi cosa pur di non arrivare a nuove elezioni che sarebbero un terremoto nel Pd e scardinerebbero troppi privilegi, troppe rendite, troppi apparati, troppi culi inchiavardati a vita. E’ quasi peggio che avere un Pdl da solo al comando perché almeno non potrebbe disporre delle  truppe cammellate del centro sinistra, onorevoli, media e apparati  a fargli da paravento e parafulmine.

Davvero Brescia si è trasformata per il Pd in una Piazza della Loggia, in una sconfitta non recuperabile, in una mutazione totale del gruppo dirigente che, abbandonate le salmerie della socialdemocrazia come un inutile ingombro, fugge andando incontro al suo ex nemico divenuto padre padrone. E naturalmente silenzio assoluto dal presidente del Consiglio superiore della magistratura che casualmente è anche quello della Repubblica, il vero regista di questa situazione, il vento di afrosa senilità di cui il Paese sentiva il bisogno. Ma del resto chi fa finta di non sentire i boom, deve far finta di non sentire nemmeno i crack. Così il Paese è in balia dei sordi di qualcuno e dei soldi di qualcun altro.


Breviario di logica: il paradosso di Epifani

escher-handsUna nuova espressione indecidibile e circolare si è aggiunta alla nutrita schiera che dal paradosso del cretese, arriva a quello di Comma 22, ossia il Paradosso di Epifani. Il nuovo Caronte del Pd, parlando del governo dice: “mettiamoci la faccia” che suppongo significhi collaboriamo da bravi donatori di sangue con Berlusconi. Purtroppo però metterci la faccia significa al tempo stesso perderla, più la ficchi dentro la palude, meno ne hai, meno ti sporchi più la acquisti.

Ma guardando bene dentro questo pozzo di paure, potere e sogni perduti, forse la frase di Epifani ha più a che fare con le antinomie kantiane e il teorema dell’incompletezza di Goedel: se un sistema formale è consistente ossia non contraddittorio non può essere completo. Tradotto: se di una qualunque idea o concetto posso affermare una cosa e il suo contrario, vuol dire che essa è in termine tecnico “inconsistente”. Ma vale benissimo per il traghettatore di origine craxiana Epifani : la frase fatta “mettiamoci la faccia” che oltre a far parte di un linguaggio precotto e insapore, contraddice se stessa dunque mostra una inconsistenza politica. In sé è , come si dice in logica, completa, quasi una monade senza finestre sull’esterno cioè sull’elettorato,  ma proprio per questo è anche “insignificante”.

Del resto che dire di un appena segretario che sostiene  di fronte alla manifestazione di Brescia del condannato Berlusconi, contro i giudici, adunata a cui era presente anche il vicepremier Alfano: la nostra sfida è far capire che bisogna lavorare per l’interesse del Paese e non per l’interesse personale? Che vive fuori dal mondo o che vuole semplicemente proteggere un’alleanza in favore non del Paese, ma del ceto dirigente di cui è divenuto segretario?

A questo punto nasce il sospetto che l’insignificanza politica sia stata consapevolmente o inconsciamente dentro il progetto del Pd, quello di fondere due anime politiche ormai scomparse o deformate dalle mutazioni: forse il progetto era semplicemente quello di apprestare un marchingegno adatto al bipolarismo e per il quale non occorrevano più idee, ma meno idee, non fusioni, ma eliminazione di parti. Il partito liquido in fondo è proprio questo, così come la rincorsa verso il mitico centro: vincere con l’anonimato ideologico. E infatti se trasformiamo un pochino la frase di Epifani, tutte le antinomie cadono: se diciamo  “mettiamoci il nostro potere” tutto torna, ritrova un senso. Però è proprio il senso che allontana l’elettorato, isola un ceto politico, i suoi apparati e il geroglifico delle ambizioni dalla sua base. “Mettiamoci il potere” è consistente, anche troppo, ma naturalmente è incompleto: manca totalmente la politica.


Un dc al governo un craxiano al partito: il Pd targato Caf

cafMa chi dice che il cambiamento è stato tradito dal Pd? C’è eccome , però verso il passato, l’unica direzione possibile vista  la mancanza di una credibile elaborazione politica. Tra un apparato ancora ad istinto leninista e una sostanziale adesione al liberismo, il Pd nella crisi è riuscito a resuscitare il Caf, il celebre asse Craxi, Andreotti, Forlani, la radice della seconda Repubblica e ci propone il democristiano Letta al governo  in alleanza con paron Berlusconi e con tutta probabilità  l’ex craxiano ed epico volta gabbana Epifani, alla guida temporanea del partito. Si direbbe un capolavoro da macchina del tempo se non si avesse la sensazione che in realtà la parte ex comunista non sia mossa di un passo rispetto alla Bolognina decretando come moderno  il mercatismo ossessivo e cieco, mentre gli ex cattolici popolari non abbiano in mano altro che l’osso della conservazione sacrestana.

“Così il Pd implode” avvertono gli Occupy, ma ripensando a questi ultimi anni si può serenamente dire che proprio l’idea  del Pd, nasceva dall’implosione delle culture che avrebbero dovuto rimescolarsi. E forse per capirlo più che all’assemblea balcanizzata del partito bisogna guardare a Bologna, al referendum sulla scuola pubblica del 26 maggio: lì c’è l’elettorato del Pd che si batte perché le risorse della scuola pubblica non vengano aggredite e disperse per dare lauti aiuti alle scuole private che sono poi quelle degli asini divenuti “clienti” o quelle confessionali. Così come Costituzione vorrebbe. Ma il vertice del partito in santa alleanza con i vescovi e la destra baciapile si è mobilitato contro i referendari, come se fossero loro il nemico. E’ lì che si può vedere chiaramente la faglia che attraversa il partito e che passa tra la base e i dirigenti, non più tra le due cosiddette anime, unite ormai dalla accanita volontà di conservare lo statu quo ante e con esso anche se stessi.

Altro che implosione, qui siamo già alla marcita, senza che tuttavia vi sia il sentore che le truppe di rincalzo, i “giovani” e meno giovani che si profilano all’orizzonte, siano portatori di idee diverse: al massimo le novità riguardano l’organizzazione o i linguaggi, ma non la sostanza, dimenticando che la struttura si costruisce sulle idee, i programmi, gli orizzonti e non viceversa. Perciò tutto questo sa ormai di accanimento terapeutico: solo una separazione può ridare energia e senso alla socialdemocrazia che si era ridotta al solo anti berlusconismo di facciata e che alla fine ha dovuto abbandonare anche quello, facendosi di fatto alleato del blocco storico nato proprio col craxismo e con la tecnica del debito pubblico gonfiato a dismisura non per investimenti pubblici e produttivo, ma per consumi e rendite. Dunque anche in questo senso le scelte del Pd hanno un senso, un terribile senso

La sinistra di governo, quando ha avuto occasione di governare si è tirata indietro perché sostanzialmente era solo sinistra di potere, non dissimile dall’avversario con il quale ha convissuto in una sorta di simbiosi avversativa, di divergenze parallele come le avrebbe chiamate Moro nel quadro di compromessi non storici, ma quotidiani.


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