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Firenze presa a nardellate

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Che schifo, hanno votato per Salvini. Che bravi, hanno eletto Nardella.

Chi fosse preoccupato che troppo pluralismo faccia male alla democrazia può stare tranquillo, chi si angustia per il ripresentarsi di quel bipolarismo che ostacola la governabilità, adesso  può rilassarsi.

La linea è tracciata, nel caso non si facesse il buco in Val di Susa, si farà (costo per completare i lavori,  800 milioni) quello sotto Santa Maria Novella (9 km) indispensabile per il celebrato nodo fiorentino dell’Alta Velocita con tanto di stazione con vista sulla Cupola del Brunelleschi, nel caso scriteriatamente i 5stelle volessero fermare che ne so il Mose, in compenso si va spediti verso il restyling dell’aeroporto del Giglio, e se  nel caso poi lo stadio della Roma/Qatar venisse dissennatamente bloccato, ci pensa il rinnovato  sindaco insieme allo scarparo della real casa a realizzare quello del capoluogo toscano.

Ma anche su altri fronti si intuisce che il nostro futuro prossimo è segnato da una incoraggiante unità di intenti e di principi ispiratori: sono una vecchia frequentatrice del Nardella Pensiero e ricordo bene che è stato il primo a applicare scrupolosamente  le misure di ordine pubblico urbano mirate a tutelare il decoro e la sicurezza offesi e minacciati  da molesti poveracci italiani e stranieri, da deleterie esposizioni di kebab, da pericolosi spacciatori di Louis Vuitton contraffatte e da temibili pulitori di parabrezza, arrestati dagli agenti, con il quale il sindaco ritenne opportuno complimentarsi sui sociale, in occasione della manifestazione della comunità senegalese insorta dopo l’assassinio di un compatriota per mano non di un razzista, per carità, ma di un non meglio precisato  “matto” postideologico.

Un po’ sovranista lo è anche lui, in fondo, che quando due sconsiderate  ventenni  Wasp  un po’ brille sono state oggetto di esuberanti familiarità da parte di  due fieri carabinieri ben dotati, si è rivoltato come un Craxi a Sigonella contro le lagnanze statunitensi ricordando ai guardiani del mondo che la sua città esige un comportamento responsabile e virtuoso da parte degli ospiti.

E pure un bel po’ populista se nell’applicare in tempo reale e con entusiasmo la disciplina di Minniti che ha posto le basi del decreto sicurezza di Salvini, ha rivendicato di averle eseguite tempestivamente per interpretare e rappresentare il sentimento diffuso nell’opinione pubblica  e lo “spirito maggioritario dei cittadini”.

È grazie a queste prestazioni che Dario Nardella, fotocopia non poi tanto sbiadita di Renzi, è stato eletto al primo turno con il 57% (un dato storico secondo la stampa fiancheggiatrice).

Il che la dice lunga sui manifestanti con Greta che poi votano il promoter più intraprendente e energico dell’ampliamento di una infrastruttura incompatibile con il Parco Agricolo della Piana, con le attività del Polo Scientifico di Sesto Fiorentino e della Scuola Marescialli, in un territorio già saturo di funzioni urbanistiche e di fonti inquinanti, bocciato dal Tar e per autorizzare il quale la Commissione di valutazione di Impatto Ambientale ha richiesto il rispetto di 142 prescrizioni, che non potranno essere controllate e valutate dei cittadini esclusi dal processo decisionale grazie alla  elusione delle norme sull’accesso alle informazioni. E la dice lunga sulle femministe che gli hanno dato la preferenza al primo colpo, sottintendendo che la violenza su ragazzotte imprudenti e alticcia comporta delle attenuanti. Come la dice lunga sui fan fiorentini di Lucano che mettono come foto del profilo il sindaco disubbidiente e votano quello sottomesso ai voleri degli impresari del sospetto e del rifiuto.

Ma soprattutto la dice lunga sui fiorentini che volontariamente hanno scelto in massa di finire come Venezia anche senza grandi navi (per quanto dobbiamo al rieletto il motto: Firenze è la città che navighiamo) che al resto ci pensa Nardella, che affitta a prezzo stracciato beni artistici e archeologici per gli apericena e le convention degli amichetti della Leopolda,  lui, che lascia crollare gli argini dell’Arno destinando i quattrini delle necessaria manutenzione a opere farlocche che rechino l’impronta della sua gestione medicea, lui, che si ribella alle contestazioni dell’Unesco che gli rimprovera la trasformazione della città in un luna park del Rinascimento, in un albergo diffuso, rivendicando di aver chiuso i disdicevoli trafficanti di kebab,  lui, che come in immobildream e lui in veste di commesso viaggiatore ha convertito gli uffici comunali in agenzia immobiliare,  redigendo un elenco di immobili di pregio con tanto di book fotografico da proporre al miglior offerente estero, lui,  che abolisce i fastidiosi standard urbanistici, quell’obolo che l’amministrazione pubblica chiede ai proprietari costruttori, in modo da favorire i generosi compratori, come è avvenuto in questi giorni con la ex Manifattura Tabacchi, un immobile dismesso nel 2001, concesso alla Cassa Depositi e Prestiti e al The Student Hotel, una società immobiliare olandese a caccia di immobili di prestigio da trasformare in lussuose strutture ricettive.

E sempre lui che si vanta di essere il sacerdote che officia la definitiva trasformazione della città in meta turistica, con oltre 7 milioni di visitatori che con la loro pressione contribuiscono alla cacciata dei residenti espulsi per far posto a alberghi e strutture ricettive, con l’infiltrazione di multinazionali immobiliari che estromettono insieme ai residenti, i servizi, le scuole, gli uffici comunali, le imprese artigiane, il commercio al dettaglio, sicché tutto possa diventare hotel, B&B, greppia, mangiatoia, prestigiosa sede di banca o  showroom di grandi forme uguale a Via Tornabuoni come a Rodeo Drive o a Sheikh Zayed Road.

Eppure si sapeva che gratta gratta, sotto Nardella trovi Renzi, sotto Renzi trovi Berlusconi, sotto Berlusconi trovi i padroni di sempre che non mollano l’osso.

 

 

 

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