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Disubbidienze

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Recita l’articolo 54 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Lascio a voi giudicare se occorra anche osservare i dpcm che non sono leggi, ma arbitri e se le funzioni pubbliche siano esercitate con onore, ma pochi sanno che l’articolo in questione nacque all’Assemblea Costituente come articolo numero 50 e diceva una cosa diversa: Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate. Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino Su questo articolo ci fu un duro scontro addirittura in tre sottocommissioni dell’Assemblea costituente il che comunque dimostra che lo spirito della Carta fondamentale, qualunque cosa ne dicano i tristi epigoni che recitano il copione di un democrazia finta, non è per nulla estraneo alle forme di resistenza spontanea all’ autoritarismo. Anzi l’articolo sarebbe probabilmente passato nella sua formulazione originaria, appoggiata con passione da Lelio Basso e dietro le quinte da Togliatti, se De Gasperi solerte fiduciario dello status coloniale in cui era caduto il Paese e aduso a questo tipo di situazioni subalterne ( vedi nota) non avesse temuto che questo diritto di ribellione potesse aprire a possibili moti social – comunisti  e non fosse intervenuto duramente attraverso i suoi che poi avevano anche il consenso delle destre, per cambiare la formulazione dell’articolo.

La cosa è abbastanza interessante perché sembra di cogliere a 70 anni di distanza da quegli eventi di esplosione democratica assai più vasta di quanto non desiderasse il nuovo potere transatlantico,  una completa inversione di campo:  allora cattolici e destre si mostrarono fortemente contrari al diritto di resistere ad atti anticostituzionali, mentre oggi sono i pallidi e ipocriti eredi della tradizione di sinistra che si sono agganciati a un uso politico e geopolitico di un virus pur di giustificare la messa in mora delle libertà costituzionali; al contrario molti personaggi della destra liberale, persino di quella cattolicheggiante, si mostrano assai più critici verso la narrazione apocalittica e assolutamente avversi all’autoritarismo. Questo è forse dovuto al fatto che in questo caso i ceti produttivi,  quelli operai, popolari e delle attività autonome sono coinvolti assieme da un attacco senza precedenti portato dal sistema globalista e neo liberista, mentre la piccola e media media borghesia afferente allo stato e parastato o ad attività parassitarie e di rendita , che sono ormai il nerbo del centro sinistra, si sentono irragionevolmente riparate dalla mischia e in sintonia col grande capitale che oggi vuole distruggere ricchezza e distribuire vaccini di consolazione.

In due parola la tensione estrema dello spazio politico con la vicenda paradossale del coronavirus  mostra quanta acqua sia passata sotto i ponti e quanto ampio, anche se lento, sia stato il moto di precessione  della società italiana che sembra aver quasi invertito i propri termini o comunque mischiato le carte. Ma dovunque ci si trovi in questa singolarità da buco nero rimane valida la legge che ubbidire alla democrazia significa disubbidire ai suoi nemici che risolvono tutto in formalismi.

 

 

Nota De Gasperi non era stato scelto a caso per tenere il timone dell’Italia coloniale in quella caotica situazione: in gioventù aveva cominciato la carriera politica come ultracattolico membro della Camera dei Deputati Austriaca per il collegio uninominale della Val di Fiemme nella Contea del Tirolo e non si ricorda alcuna presa di posizione non tanto per in favore dell’irredentismo Trentino, quanto per l’affermazione della lingua e della cultura italiana in terre che niente avevano a che vedere con l’Austria e questo in un periodo dove i deputati non di lingua tedesca dell’Impero Austro ungarico si battevano per ampie autonomie. Anzi allo scoppio della guerra si impegnò perché l’Italia scendesse in campo a fianco dell’Austria Ungheria, poi per evitare che le dichiarasse guerra e durante il conflitto rimase tranquillamente nella sua poltrona Però divenne improvvisamente paladino dell’autodeterminazione dei popoli proprio nel 1918, quando l’Impero degli Asburgo si andava disfacendo. Così praticamente passò da deputato a Vienna a parlamentare a Roma nelle file del Partito popolare di Sturzo che nel 1922 tradì sostenendo il governo Mussolini nelle sue prime fasi e addirittura esprimendo un certo consenso verso la legge Acerbo che eliminava la libertà di stampa.  In seguito anche e soprattutto su pressione della Chiesa che aveva cominciato la sue guerra per strappare a Mussolini il concordato, prese le distanze dal regime e fu pure arrestato facendosi qualche mese di carcere. Tuttavia avendo trovato un posto di bibliotecario presso la Biblioteca apostolica vaticana e si dedicò a scrivere articoli che appoggiavano l’annessione dell’Austria al Reich hitleriano, in virtù del processo di scristianizzazione operato dai socialdemocratici e interventi in favore dell’appoggio della chiesa tedesca nei confronti di Hitler arrivando anche ad esprimere posizioni antisemite. Nuova guerra e nuovo cambiamento di prospettive e non si fa fatica a capire perché sia stato fin dal primo momento il candidato ideale sia per gli americani che dovevano fondare il loro impero, sia per il Vaticano tra le cui mura circolava l’idea che il passaggio alla democrazia fosse un passo eccessivo per l’Italia. Francamente il fatto che un personaggio di questo stampo sia potuto diventato un’icona della rinascita italiana, unicamente poi in virtù dei 100 milioncini dell’iperglorificato piano Marshall ( che tra parentesi sarebbero stati molti di più se al potere ci fosse stato qualcuno meno arrendevole)  rende più facile comprendere perché adesso siamo nelle mani di personaggi miserabili come Conte e di eminenze grigie come Prodi e compagnia.


Da buttafuori a buttadentro

poltrona-sindacoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Siccome pare sia ormai necessario esibire in testa ad ogni affermazione il proprio curriculum anti salviniano e le proprie referenze antifasciste, antirazziste ed antixenofobe, autocertifico che da anni esercito la mia opposizione  alle formazioni politiche che usano la triade (razzismo, xenofobia, autoritarismo) per applicare su larga scala e pure con un certo consenso le direttive del totalitarismo economico.

Ecco, sgombrato il campo dalle formalità d’uso ormai tassative per  esprimersi senza essere immediatamente arruolati forzosamente in una delle due fazioni in campo, posso dire che ormai non mi sorprende nulla delle misure pensate e adottate in materia di ordine pubblico e immigrazione, come d’altra parte non mi avevano stupito quelle proposte con  unanime successo di critica e di pubblico dal precedente ministro del precedente governo, che avevano sancito la necessità più che la opportunità di legalizzare le differenze colpendo gli ultimi per rassicurare i penultimi, accanendosi contro i “diversi” stranieri o indigeni, comunque poveri, e suffragando definitivamente che la legge non è uguale per tutti e nemmeno i gradi di giudizio in tribunale.

Mi stupisce invece questo risveglio della categoria dei sindaci, che a diverse latitudini stanno organizzando l’esercito dei disubbidienti civili, risvegliati d’improvviso per via di un inatteso incidente della storia, un fulmine a ciel sereno, l’immigrazione, che finora li aveva solo sfiorati e che avevano fronteggiato come un problema di ordine pubblico con muri, panchine e bus riservati, emanando ordinanze severe quanto discriminatorie, reclamando forza pubblica e intervento militare, chiudendo l’occhio davanti alle operazioni di polizia finalizzate al comune decoro,  dando la delega a organizzazioni non sempre no profit addette alla gestione del problema stranieri, che quello dei rom perlopiù italiani si amministrava già con opportune pulizie etniche bipartisan.

Deve essere successo un miracolo della democrazia languente  per il quale saremo costretti a riservare  gratitudine alla belva all’Interno, se, proprio come Thoreau, adesso alzano la testa contro il governo, anche quello peraltro manifestatosi inopinatamente, incitando alla ribellione e al boicottaggio per chiamarsi fuori  da quella massa  di uomini che serve lo Stato “non come uomini coraggiosi ma come macchine, con il loro corpo…. Per i quali nella maggioranza dei casi non c’è nessun libero esercizio del giudizio e del senso morale… al livello del legno, della terra, delle pietre”. O come quelli, la maggioranza dei legislatori, dei politicanti, degli avvocati, dei preti e dei tenutari di cariche, che  “servono lo Stato soprattutto in base a ragionamenti astratti; e poiché fanno assai di rado distinzioni morali, hanno la stessa probabilità di servire Dio che, senza volerlo, di servire il diavolo”.

Riscatto un po’ tardivo e  un po’ confuso, quello dei nostri Masaniello, con in testa Orlando e De Magistris saliti sulle barricate e pronti a restituire la fascia insieme a Sala (quello dei repulisti alla Stazione), Nardella (Firenze è stato il primo comune a applicare il Daspo urbano)  e qualche divino ex come Cacciari, in un fronte comune caratterizzato da una moderna e diffusa ignoranza di prerogative e dettato costituzionale, al quale invece si appellano Chiamparino e Renzi, noti fan della Carta della cui distruzione volevano essere gli unici e indiscussi promotori, che avrebbero allo studio un ricorso alla Consulta diventata anche quella d’improvviso insostituibile soggetto di vigilanza democratica da covo polveroso di arcaici parrucconi, cui non hanno pensato di rivolgersi quando furono emanate la Bossi-Fini, la Turco- Napolitano, la legge Maroni né tantomeno il codice Minniti.

Va bene così, in mancanza di meglio tocca accontentarsi dei nuovi sacerdoti dell’accoglienza e dell’integrazione che hanno finora fatto finta di non sapere e non vedere di essere anche loro sia pure in regime di scala, al servizio di uno schema imposto per far affluire masse disperate di proletari stranieri da mettere  in concorrenza con quelli indigeni, riducendo così drasticamente il costo della manodopera e contrastando la concorrenza dell’Asia. Che ha ideato e propagato la grande menzogna della difesa della nostra civiltà superiore minacciata, per legittimare imprese predatorie e coloniali, guerre che hanno fornito a paesi straccioni e impoveriti dall’Occidente  una valvola di sfogo  per ridurre le tensioni interne e limitare  la possibilità che rivolte generalizzate rovesciassero i già precari equilibri dell’intero sistema su cui si regge il modo di produzione capitalistico.

Va bene così, in mancanza di meglio, tocca accontentarsi di un antifascismo che serve a prendersela con la superficie, con le sagome di cartapesta e gli spaventapasseri rievocativi di un regime che negli anni è stato banalizzato,  ridimensionato, amnistiato, per lasciare  inalterato e sostenere l’attuale regime sovranazionale e l’ideologia cui si ispira e che li possiede, anche in caso di estemporanea sovversione.

Va bene così, in mancanza di meglio teniamoceli, soprattutto se siamo fan non di un’alternativa ma del partito del meno peggio, che sono comunque preferibili, sempre per restare nella cerchia degli amministratori, all’assessore di Monfalcone, del vicario di Dipiazza che fa l’anti San Martino buttando nel cassonetto le coperte del barbone.

Però, viene da dire, peccato che non ci abbiano pensato prima a ribellarsi, a difendere i diritti di cittadinanza di tutti. Che non ci abbiano pensato quando i loro partiti concordemente votavano  campagne di guerra, compravano armi, davano in comodato il territorio per farne poligoni di tiro e piste di lancio, deposito di armi atomiche e geografie adatte a test e sperimentazioni tossiche. Che non ci abbiamo pensato quando si è trattato di dire si ai capestri europei sotto forma di una misura, il Fiscal Compact, che perfino l’europarlamento ha declinato non integrandola nel diritto comunitario, che non ci abbiano pensato quando l’unica alternativa all’acquiescenza che oggi rimproverano all’attuale governo, ultimo in ordine di tempo a porgere il collo sacrificale alle cravatte di Bruxelles è stata innalzare le tasse comunali e diminuire qualità e volume dei servizi, compresi quelli sanitari e assistenziali, per stranieri e per italiani.

Siamo condannati a accontentarci: di uno stato di diritto con uno Stato ridotto nella sua indipendenza, di diritti sostituiti da elargizioni, premi e paghette, di risvegli occasionali e confusi, come dopo una sbornia, di un pizzico di pepe della sedizione nella pietanza dell’obbedienza, per nascondere il marcio e il veleno.

 

 


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