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Rai, ritratto di cialtroni in un interno

imagesSi parla  continuamente, anzi ossessivamente di merito e di meritocrazia, tanto che queste due parole sono diventate il sale e pepe di ogni più squallida ricetta retorica, ma in realtà non c’è nulla di più lontano dalle pratiche e dalle teorie del liberismo finanziario e delle sue pulsioni oligarchiche, come è facilmente intuitivo, come stato dimostrato non solo in termini teorici (da Piketty per esempio), ma anche dal punto di vista empirico visto che i Paesi fari del neo liberismo sono divenuti in trent’anni anche quelli con la minor mobilità sociale.

L’ho presa alla lontana, ma è certo che l’unico vero merito che viene premiato è la fedeltà, lo spirito di servizio nei confronti del potente, tutte cose che vengono garantite non dall’intelligenza, dalla competenza o dalle capacità ideative, ma davvero solo dalla mediocrità, dall’incompetenza, dall’eterna vacanza etica. Così è chiaro quali siano stati i criteri che hanno portato alla nuova governance della Rai. La fedeltà rappresenta dalla embedded universale Monica Yankee Doodle Maggioni: embedded dell’Europa, embedded di Renzi, embedded del gruppo Bilderberg, embedded dell’atlantismo tanto da essere membro della fondazione Italia – Usa ed essere stata l’unica giornalista non americana embedded fra le truppe americane. Di lei si narra che durante alcuni servizi in medioriente così memorabili che nessuno se li ricorda abbia raggiunto l’apice della credibilità professionale segnalando alle truppe usa postazioni irakene. Era la seconda guerra del golfo, ma sia ben chiaro che non credo una parola dei mormorii che circolano e sono sicuro che in futuro vedremo dei servizi  di sconcertante obiettività, forse la stessa che ha fatto perdere a Rai News 24 da lei diretta il 20% di share. Ah già dimenticavo che è donna, se non fosse che pure la Tarantola lo era, anche se non sembrava.

La competenza credo che abbia come sua campionessa la sedicente “tecnica” Rita Borioni, la quale non ha perso tempo per raccontare al Messaggero la sua preparazione e dunque la naturale e limpida ascesa al governo della Rai.  Eccone le alate e penetranti parole:

Consigliera Borioni, lei che si autodefinisce «una tecnica», quale tecnica userà per battere la concorrenza di Sky?
«Sky?».

Sì, quella televisione che si chiama così.
«Io non ce l’ho Sky».

In che senso, scusi?
«Non ho la parabola».

Sta dicendo che si concorre meglio contro l’avversario, non conoscendolo?
«Ha anche un costo l’abbonamento a Sky».

Eccessivo?
«Non dico questo, ma in tempi di ristrettezze economiche per tutti….».

Insomma non vede Sky?
«Ogni tanto mi capita. Per esempio a casa di mio fratello. Comunque ora l’abbonamento lo farò».

E il digitale terrestre lo sa che cos’è?
«Io mi occupo di cultura».

Poi si dice che la cultura non dà da mangiare, qualunque cosa intenda con cultura la svampita, sospetto ciò che resta dopo l’incompetenza, un rifugio di cartone per la cialtroneria. Dà pane e companatico invece.

E infine la vacanza etica potrebbe essere rappresentata da Arturo Diaconale che di televisione sa poco o nulla, ma di stampa se ne intende eccome: è da 23 anni direttore dell’Opinione (delle libertà e che libertà) giornale pressoché inesistente, direttamente fornito alle pescherie nel sontuoso numero di 2500 copie purtroppo insufficienti per le sole orate, vissuto sempre all’interno della rete berlusconiana e che ha preso contributi per oltre due milioni di euro l’anno, prima dei tagli che hanno portato alla cifra a un milione e seicentomila euro  causando l’espulsione di tre redattori. Messo in piedi con la collaborazione indispensabile del cognato di Craxi, Paolo Pillitteri, questo imperdibile foglio ha introdotto gli inesistenti lettori alle delizie del liberismo vivendo però esclusivamente di soldi pubblici. Uno schema purtroppo tutt’altro che inusuale nel mondo contemporaneo e che riguarda ogni settore, in particolare quelli dei servizi universali. Ma forte di questa coerenza e lucidità di pensiero ora Diaconale potrà far danni su una scala enormemente più grande.

Evito di parlare degli amici più stretti di Renzi o di quelli provenienti dall’informazione cavalieresca. Ma di fatto siamo siamo di fronte a una tra le operazioni più chiare del renzismo: prendere personaggi amici dal mondo marginale dell’informazione per farne truppa fedele in virtù dell’insensato balzo di responsabilità. E poi mettere un eretico come Carlo Freccero l’unico che capisca qualcosa di televisione, per confondere i troppi italiani di bocca buona. La furba cialtroneria è  la massima meritocrazia possibile per il guappo di Rignano che del resto ne è il massimo esempio. Rai di tutto, di meno, proprio come l’Italia.


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