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Archivi tag: Del Rio

Per l’Istat siamo felici: la nuova vergogna del Si

9cb31a6d-e6f4-4d85-b4af-47eda69673f2_largeIl referendum costituzionale, più ancora di altre occasioni, ha spalancato il vaso di Pandora di un Paese eticamente devastato, economicamente umiliato, privo di spina dorsale, nel quale alla continua vergogna istituzionale che di certo non giunge inaspettata dalla gang di Guappo Renzi, la quale ha approntato persino una elettorale scheda truffaldina, si aggiunge quella ignobile dei clientes del regime di ogni tipo, dagli speculatori  del farmaco, ai trafficanti di rifiuti fino ai talentucoli e figli di papà che campano di televisione e di spot, che hanno bisogno bisogno di piegare una testa che spesso è solo un’ipotesi di lavoro.

Sappiamo che una grande quantità di soldi pubblici, sono stati spesi per far sapere agli italiani all’estero che bisogna votare Sì, secondo un tipico metodo da lettera di Berlusconi, per non parlare dei due milioni di euro, sempre di tutti, spesi per uno spot del Sì spacciato per comunicazione sociale; Repubblica ci informa che dicendo sissignore si curerà meglio il cancro riprendendo un argomento del Cavaliere; il lugubre Del Rio, ignaro di ogni elementare correttezza ha invitato i sindaci a mobilitarsi per il sì; la Boschi invita fare stalking per far passare il massacro costituzionale; De Luca, lo squallido vigilante di Salerno, che dice di fregarsene della costituzione mentre a Ercolano il Pd ha avuto la faccia di appropriarsi dell’immagine di Falcone per propagandare il proprio prefascismo da debosciati. Ma questo è ancora niente perché persino l’Istat ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: un organismo di governo che fa carte false pur di asserire le verità del padrone di turno. Certo gli standard internazionali con la loro visione politica tutta amerikana, lo aiutano molto a metter un velo di piombo sulla realtà senza dover fare esame di coscienza, ma ancora non basta e perciò tira fuori ad orologeria un’indagine che attesta la ritrovata felicità degli italiani, un puro ballon d’essai con il solito scopo di aizzare i titoli dei media di regime a corto di buone notizie da far bruciare nella caldaia del Si.

Non c’è che dire precari sempre più precari, disoccupati con sempre meno speranze, pensionati e pensionandi sempre più derubati, operai licenziati e riassunti con salario inferiore, hanno improvvisamente scoperto di essere più soddisfatti delle loro condizioni di vita e hanno persino una migliore percezione della situazione economica. Dico subito che questo tipo di sondaggi su campioni la cui effettiva correttezza rimane segreta e sconosciuta, oltre ad essere infinitamente manipolabili non hanno alcun  senso e soprattutto non hanno alcuna validità scientifica, né possono essere ascritti a qualche disciplina che abbisogna di rigore. Concetti vaghi e indefiniti come quella di “soddisfazione per la propria vita” o di “percezione” lasciati alla libera interpretazione sia dell’intervistato che dell’intervistatore, dunque inutili e per giunta congegnati in maniera (la divisione in vari capitoli , famiglia, amicizia, lavoro, tempo libero, socialità e via dicendo la cui incidenza relativa, del tutto “politica” determina il risultato finale) da poter tirare fuori dal cilindro qualsiasi coniglio, sono puri strumenti di falsificazione e di narrazione opportunista. Si tratta di nient’altro che concrezioni dell’antropologia liberista, condite di un po’ di matematica per far sembrare credibili al profano le favole del potere.

Si può capire che le statistiche sull’occupazione – tanto per fare un esempio – siano falsate in ingresso basandosi su una concezione ideologica della società e considerando come occupato un disoccupato che ha svolto un’ora di lavoro in una settimana, ma questi sciocchi giochini della felicità e della fiducia sono manipolati anche in uscita a seconda delle necessità e delle urgenze che vengono dal governo da cui del resto l’Istat dipende. Il che significa che da esso dipendono posizioni, stipendi, assunzioni e quindi sono costretti a seguire quello che impone l’asino di Palazzo Chigi e a mettere insieme numeri da circo, acrobazie in punta di canna, ma di quelle pesanti .  Del resto Winston Churchill che di potere e dei suoi intrighi se ne intendeva parecchio diceva che ” sole statistiche di cui ci si può fidare sono quelle che abbiamo falsificato”.

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Piccoli Deliri crescono

GOVERNO: MINISTRI AL QUIRINALE A PIEDI O IN UTILITARIAAnna Lombroso per il Simplicissimus

Un governo dal carattere a maggioranza festosamente adolescenziale, ha bisogno di una figura paterna, un “aio” amorevole, magari pedante, che moderi le esuberanze e contenga ridondanti e spumeggianti eccessi, distribuisca crema contro i brufoli e acconci consigli di temperanza.

Malgrado la buona volontà ed il legame affettivo che lo lega al premier: “sono tra i pochi ad aver sempre creduto in lui, lo vedo come un figlio – anche perché ha pochi anni più del mio primogenito – e penso che farà bene al governo e al partito”, non siamo sicuri che Del Rio sia proprio proprio l’uomo giusto per assolvere a questa funzione pedagogica. Insomma non mi pare abbia dato prova di saper tenere sotto controllo la giovanile irruente sfrenatezza degli istinti. E  non gli affiderei la delicata funzione di impartire una laica ed appropriata educazione sessuale e alla riproduzione. Avrei anche dei dubbi per quel che riguarda il tenere a freno la lingua, che sia un allenatore o un capitano, per concordare la formazione e la tattica della squadra con il patron o i padroni.

Quando ero piccola il medico di famiglia era un consigliere comunale e notabile di partito, che passava ad ore strampalate a controllare i suoi pazienti, ordinava per l’influenza sette gialli Mondadori, che una volta finiti voleva dire che eri guarito. E aveva una convinzione irremovibile: i politici sono pessimi dottori, di malati e cosa pubblica, a ogni paziente che soffre un cittadino esulta, diceva. E a vedere l’azione di Marino verrebbe da dargli ragione.

Di Del Rio sappiamo che  “vengo da una famiglia molto umile, i miei avevano fatto la terza elementare”.  A 17 anni scopre la fede, “io che venivo da una famiglia comunista e atea”. A 22 anni ha sposato Annamaria, con la quale ha avuto nove figli: “un atto d’amore, ma non pianificato, non ci siamo mai seduti e detti: vogliamo tanti bambini. Siamo semplicemente stati aperti alla possibilità che i figli arrivassero”. Hanno smesso quando sono finiti i nonni: “mancati i nostri genitori, era diventato impossibile gestire un altro neonato”. Una frase ancora più inquietante se a pronunciarla è un ministro della Repubblica che si definisce cristiano e di centro sinistra, a sancire che dopo aver smantellato lo stato sociale non si pensa certo a riedificarlo, e ci mancherebbe, a costo di ridurre definitivamente le nascite magari praticando l’odiosa castità.

Medico  specializzato in endocrinologia,  docente e ricercatore,  autore di una produzione scientifica di rilievo che lo ha portato a tenere seminari in America ed in Europa,  ha avuto tempo e modo di militare prima nel Partito Popolare, in seno al quale è stato  eletto consigliere regionale  dell’Emilia, per passare poi alla Margherita diventando nel 2004 sindaco di Reggio Emilia  e vantando il record di essere il primo a non aver militato nel Pci e nelle sue diramazioni.  E forse grazie a questa rincuorante caratteristica viene preferito a Emiliano  come presidente dell’Anci dopo Chiamparino, diventando nel Governo Letta Ministro per gli Affari Regionali e le autonomie locali.  E l’uomo è così innamorato delle problematiche e degli affari locali che non vuole rendersene “autonomo”:   non si è dimesso da sindaco dopo essere stato nominato ministro, nonostante proprio un regolamento dell’Anci, di cui è presidente, stabilisca l’incompatibilità tra le due cariche, “perché avrebbe significato commissariare la città e volevo che il progetto su cui stiamo lavorando a Reggio andasse avanti. Io decadrò dalla carica naturalmente nei prossimi giorni, ma la Giunta potrà continuare il suo lavoro”.

Come a dire che non lo consiglierei nemmeno come persuasivo e didattico  tutore in materia di conflitto di interesse e incompatibilità, tema peraltro considerato trascurabile dal nuovo governo, insieme a corruzione, criminalità organizzata, malaffare, costi della politica, nodi scorsoi europei, dissesto del territorio.

Perché come è stato proclamato proprio oggi, il vero male dell’Italia è la burocrazia. E Del Rio ne è talmente cosciente che se ne vuole sbarazzare anche su fronti meno ovvii e più sorprendenti. A cominciare dall’inutile pastoia e dal carico amministrativo, di leggi e regole che disciplina il matrimonio. Naturalmente  quello tra appartenenti allo stesso sesso, una richiesta che appare inopportuna in tempi di semplificazione: restino come sono ai più economici e sregolati margini della società, come meritano. E anche illegittima, perché più esperto di leggi naturali che di quelle dell’uomo, Del Rio è sicuro che “i diritti individuali vanno tutelati per tutte le coppie. Ma il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi”, definendo  la sua posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, non in parrocchia, su Primavera Missionaria o su Famiglia Cristiana, ma sul più “sgarzolo”  Vanity Fair a conferma che lui è uomo di mondo, al passo coi tempi. Purtroppo si tratta dei soliti passi che ci portano indietro in tutti i campi a cominciare dal rispetto della carta costituzionale e dal riconoscimento di diritti universali, dei quali tutti a cominciare da rappresentanti eletti dovrebbero esigere e applicare decisa salvaguardia senza appellarsi a un’etica di parte o a una morale confessionale. Né tantomeno a una esperienza personale che non può mai essere additata come esemplare e addirittura obbligatoria.

La numerosa prole del Ministro esibita come un trofeo al giuramento del Governo Letta in tempi nei quali metterne al mondo uno di figlio è visto come un atto di coraggio, se non di incoscienza, ci fa temere che possano avvicinarsi, come avevamo preannunciato, restrizioni in salsa spagnola per il più atroce dei diritti acquisiti e sanciti da una legge sofferta, che ha posto al riparo le donne dalla clandestinità,  dalla criminalizzazione  immeritata e anche dalla morte.

Non esiste alcun limite costituzionale al riconoscimento delle unioni tra omosessuali, perché la Costituzione promuove la famiglia come realtà sociale, non certo come nucleo inevitabilmente discriminante, che include alcuni ed esclude altri in virtù di una caratteristica personale (l’orientamento omosessuale) che non ha niente che fare con il contributo di ciascuno al progresso della famiglia stessa e della società in generale. La cinica e menzognera riprovazione di Del Rio per le unioni gay ci dimostra che la manomissione di principi e pilastri della costituzione verrà proseguita senza rispetto e senza riscatto, da quel che riguarda la sovranità dello Stato a quel che riguarda l’autodeterminazione dei cittadini.  E ci rafforza nella convinzione che il suo protetto discolo, allevato a Comunione, Liberazione e pop corn,  fa della bugia un sistema di governo  proprio come un premier provetto.


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