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Mazziati & Rassegnati

dosio Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio mentre Mattarella, inducendo una incontrastabile sonnolenza che stava per farci perdere il tradizionale brindisi,  ci raccomandava di guardare a noi stessi come guarda a noi la comunità internazionale –  quella che ci immagina e ci dipinge retrogradi, accidiosi, corrotti e mafiosi –  pensando paradossalmente di risvegliare l’orgoglio identitario,  succedeva che  con il 2019 ne evaporasse un altro, quello che è stato chiamato il “paradosso della debolezza”.

Che è quella licenza ancora elargita  che ci permette di criticare quello che ci viene imposto, di denunciarlo in rete, di bofonchiare al bar davanti al cappuccino con cornetto, di cantare l’inno in testa alla hit parade:   siamo Sardine e siamo tante. Siamo formiche col passo d’elefante. Siamo l’Italia che si sta svegliando. Guarda le piazze: stiamo arrivando,  di accettare i comandi, ma con la licenza di deprecarli, di essere servi, ma lamentandoci, di ubbidire, ma brontolando, a condizione che non facciamo nulla di concreto per cambiare, per rovesciare il tavolo,  che tanto ci è già stato sottratto da tempo il diritto libero di votare,  per via  di leggi contraffatte, liste bloccate, differenti e disuguali condizioni di partenza dei candidati, impari mezzi profusi, permettendo la finzione di consultazioni virtuali su piattaforme di soggetti privati, che vale per le autorizzazioni a procedere o per i talent e le isole dei famosi.

Pare proprio che anche quell’ultima concessione sia stata tolta, se guardiamo all’ultimo evento significativo dell’anno, l’arresto di una insegnante di 74 anni condannata a un anno di carcere dal tribunale di Torino con l’accusa  di aver “violato” le sbarre di un casello autostradale durante una manifestazione di protesta contro la Tav. la sua colpa è dunque quella di protestare contro un’opera intorno alla quale girano interessi opachi e circolano personaggi oscuri, come succede ormai sempre e con “naturalezza” intorno alle “grandi opere”, create per movimentare profitti e aumentarli grazie all’aggiramento delle norme, alla sospensione dei controlli in nome di emergenze fittizie e nel rispetto della religione del decisionismo fattuale del liberismo.

Come è noto a tutti, ma non alla grande stampa e probabilmente neanche alla magistratura che apre e chiude i tornelli girevoli dei tribunali, con la legittimità negata alla Dosio in galera, delle cordate che scavano il Grande Buco  dell’Alta Velocità fanno parte frequentatori abituali della aule giudiziarie, in qualità di vertici di grandi aziende, le stesse del Mose, le stesse delle autostrade su cui nessuno passa come la BreBeMi, delle Varianti, delle Metro C, degli stadi, i soliti noti che godono di prescrizioni che nessuno vuole ragionevolmente cancellare e di altri accorgimenti che, da Tangentopoli in poi, registrano un effetto redentivo sui criminali senza far  patire loro un giorno di galera.

E come tutti sanno tra i promotori e i fan delle Grandi Opere ci sono amministratori e politici che godono di immunità e impunità né più né meno degli assassini passati, presenti e potenziali dell’Ilva, tutt’al più “umiliati” da pene alternative: cantare le canzoni di Becaud in un ospizio, stare confinati malinconicamente in ville acquisite con proventi della corruzione, sopravvivere in dorati esili dai quali inviare agli editori memoriali con le istruzioni per risvegliare la fiducia dei cittadini nella cultura di impresa.

Anche questi ultimi come gli altri cambiano partito, ne fondano uno, promettono di fare come Cincinnato ma rispuntano come funghi velenosi e si affacciano nei talkshow proprio alla stregua dei dirigenti delle imprese e della banche che assumono nomi nuovo, danno una rinfrescata ai consigli di amministrazione  e indossano i giubbotti di salvataggio pubblici.

E infatti sappiamo che la signora Dosio che non è Bossi graziato, non è Dell’Utri martire in vita, va in galera, mentre non ci è dato sapere quanti anni hanno passato o passeranno al gabbio i colpevoli di furto ai danni del patrimonio comune, del paesaggio, del territorio, del bilancio statale, ma siamo invece stati informati dell’applauso riservato dagli amici e soci agli indenni di galera della Thyssen Krupp.

Il fatto che i militanti   della Valsusa e del Terzo Valico, più che per aver opposto striscioni ai manganelli  e putipù e sberleffi agli idranti, siano perseguiti per la pubblicità che danno  alla lotta contro i consorzi malavitosi e alle cupole del malaffare anche dopo la detronizzazione di Salvini, ha fatto calare un silenzio pudico sulla repressione.

Si vede che gli agenti incaricati dell’arresto parlavano un bell’italiano senza inflessioni dialettali, che al posto delle catene recavano tralci di fiori alla moda tahitiana,  che la pantera al posto delle sirene era preceduta da Jingle Bells, fatto sta che non abbiamo visto moti di popolo ittico e sdegnate denunce dei nostri superciliosi columnist.

E si vede che il decreto sicurezza bis, coronamento di un susseguirsi di disposizioni a carico di predecessori più garbati, dotati di abiti acconci e buone lettura, del quale in alcune piazze era stata richiesta l’altrettanto garbata revisione, suscita reazioni tra i benpensanti solo nella parte relative all’accanimento perverso contro gli stranieri, che altro non è che il sigillo su un processo di criminalizzazione e discriminazione partito da lontano e finora mai impugnato né in Parlamento né in via referendaria.

Mentre pare sia accettabile quando mette in pratica la stessa repressione, emarginazione forzata, condanna preventiva, Daspo – proprio come le aveva pensate Minniti –  per i colpevoli di povertà fastidiosa alla vista, di molesta mendicità, di offesa al pubblico decoro, ma soprattutto per quelli rei di ribellione, critica, opposizione, malcontento, anche quando non si manifesti nelle geografie del riottoso populismo, quelle squallide periferie già brutte e quindi destinate a ricevere altre brutture, ma addirittura, e  quindi ancora più incomprensibilmente e illecitamente, tra ceti un tempo privilegiati, sicuri e fisiologicamente “superiori”, che sarebbe meglio stessero a casa o a cantare Bella Ciao senza disturbare i manovratori.

È che il pensiero unico ha spalancato le porte a forme di giustizia già proverbialmente differenti permettendo che convivessero la narrazione di un’Italia pulita e fedele allo stato di diritto  nelle dichiarazioni e nei pistolotti di fine anno,  e la realtà di un Paese, del suo ceto politico ma anche di una società civile che si era “adeguata”,  che sbertuccia  e oltraggia  ogni regola in nome della prassi economica, del mito dello sviluppo o della necessità.

Così, in nome di misure pensate per colpire gli ultimi in modo da rassicurare i primi e pure i penultimi,  i grandi truffatori, i grandi corruttori, i grandi speculatori, le grandi multinazionali sfuggono alle maglia della giustizia a differenza del ladruncolo della proverbiali due mele,  in virtù di  regole e   principi di legalità confezionati dalla lobby dei grandi studi legali internazionali, poi applicate discrezionalmente grazie al repertorio di scappatoie offerte generosamente dai “tempi dell’amministrazione della giustizia”, veloci coi deboli, lenti coi forti,

E ormai non c’è bilancia che possa sopportare il peso della giustizia ingiusta e ridotta  a merce a pagamento.


Tutto bene

famAnna Lombroso per il Simplicissimus

Tutto bene. Adesso che il ridicolo bestione ebbro di mojito si è fatto fuori da solo, lui che  per più di un anno ha impersonato con entusiasmo l’unica incarnazione contemporanea del Male Assoluto, riconquistato lo status di umani e antifascisti,  possiamo finalmente dormire sonni tranquilli al sicuro nelle nostre tiepide case.

Tutto bene. In attesa che si riaprano, ospitali e generosi,  i nostri porti per dare ricetto  confortevole al nuovo sale della terra, il  governo guarda con dolce aspettativa alla possibilità di riprendere Mare Nostrum sottoscritto con controparti nè legittime nè legali di  Stati in disfacimento che traggono proventi organizzando la tratta dei loro cittadini, o all’opportunità di avviare quella nuova e profittevole cooperazione in Africa  immaginata da Renzi e da Minniti intrecciando rapporti commerciali ed economici con despoti grazia all’esportazione coloniale di guerra, rapina e corruzione, o all’eventualità non remota di accordarsi con l’Ue per la riapertura dei confini (i sorrisi tra Conte e Von der Leyen non lasciano dubbi) in previsione di un sistema di sanzioni per i paesi che non collaborano alla redistribuzione, che altro non sarebbe poi che la possibilità di “risarcire” l’Italia per i migranti che sbarcano sulle sue coste, secondo un meccanismo di mercato che aggiorna il tradizionale schiavismo.

Tutto bene. Possiamo continuare a dormire tranquilli nelle nostre tiepide case, che resta in vigore il decreto sicurezza bis chiamato così anche se non ve ne eravate accorti, perchè  bissava le misure di ordine pubblico e di gestione dell’immigrazione del passato aggiungendo il suono della grancassa: quelli che manifestano e protestano, quelli  che si “travisano”  con una sciarpa per proteggersi dai lacrimogeni, quelli  che si tengono un casco in testa in caso di non inusuali pestaggi  sono promossi a pericolosi criminali da galera insieme a quelli che offendono il ministro in carica con striscioni  o tirano un sasso sulle vetrate di Banca Etruria. Alla pari con quelli che disturbano in decoro – purché non si tratti di scritte che inneggiano al duce – meritevoli di Daspo.

Tutto bene. Ormai l’alta velocità non è nemmeno più in agenda perchè come disse   il promettente Calenda di allora Corrado Passera nel 2013, ormai è fatta grazie a più buchi che il groviera, all’accondiscendenza di chi non la voleva, rimossa come una piccola vergogna che si deve far presto a dimenticare e a far dimenticare. Se per caso con le liste di nozze vi siete guadagnati una crociera, il nuovo governo vi rassicura: se i molesti gufi impediranno il passaggio davanti a San Marco, potrete sempre sfiorare la Serenissima per altra via, scavata all’uopo dall’irrinunciabile concessionario di tutte le opere mai finite, in atto o previste a Venezia.

Tutto bene. Se avete la sventura – è il caso di dirlo – di essere agricoltori o di lavorare in una impresa agricola adesso ci pensa l’ex bracciante a compiere il prodigio di trasferire il Jobs Act dalle fabbriche e dagli uffici nei campi, dovrete quindi essere appagati da salari degni del Bangladesh anche se avevate pensato di essere nati dalla parte giusta – o più iniqua – del pianeta. E ci pensa sempre lei a far eradicare i vostri ulivi “minacciati” dalla xilella per far posto a cultivar più consone alla festosa globalizzazione e a condimenti fusion, così come provvederà a far posto anche tramite alleanze e patti alle sementi delle multinazionali che come sciacalli si aggirano a Castelluccio, Norcia, Amatrice.

Tutto bene. Se non siete degli sfigati campani, calabresi,  lucani, può essere che, anche in mancanza del leader secessionista, le vostre regioni partecipino della lotteria che mette in palio sontuose privatizzazione consegnando alla scuola a pagamento, alle cliniche predatorie, l’istruzione e la cura, introducendo parametri di ripartizione delle risorse arbitrari e discrezionali, grazie alla appropriazione “indebita” del residuo fiscale, la differenza cioè fra quanto i cittadini versano allo Stato centrale per il pagamento delle tasse e quanto ricevono come trasferimenti dallo stesso Stato centrale, da parte anche dei primi in classifica per evasione.

Tutto bene. Mica vi eravate spaventati di una possibile Italexit carica di minacce, vero? MIca avevate creduto e temuto che in veste di Davide si volesse tener testa al mostro europeo e ai suoi diktat ispirati dall’intento di indebolire con l’impoverimento progressivo le classi lavoratrice e di esautorare le democrazie? Non c’è da preoccuparsi,  questo governo spera di durare e ha fatta propria le tecnica giù usata qui e altrove che è poi quella di consegnare i poteri e le competenze economiche e non solo  a un  decisore sovranazionale: è l’Europa che ce lo chiede, in modo da abiurare al dovere di decidere e governare e da farci ingoiare il rospo nella necessità, dell’austerità, della implacabilità di un presente e di un futuro senza speranze e senza alternative.

Questo post è dedicato ai funzionari del MenoPeggio, a chi pensa che certe dimestichezze siano inoffensive, che passino senza colpo ferire e si dimentichino come il bacio al mafioso, che certe intese siano temporanei cerotti sulle ferite e non un contributo alla cancrena e che qualche santo abbia messo fine a una peste che traeva origine da un brutto sorcio cui è stato sufficiente tendere una trappola in cui è caduto per la troppa gola di cacio. E temo sia solo la prima puntata, perchè nulla fa supporre che si torni indietro, per cancellare Buona Scuola, sfregio delle conquiste del lavoro, restrizione dei diritti, smantellamento dello Stato sociale … e della democrazia.


Sicurezza in pillole, amare

la-guerre-infernale-by-pierre-giffard-and-albert-robida-1908-submariners-1110x400Anna Lombroso per il Simplicissimus

Nel caso vi servisse ho pensato di fare cosa utile con un Bignami del decreto sicurezza bis che prevede in 18 articoli un’ulteriore criminalizzazione del soccorso in mare, la riforma del codice penale, maggiori finanziamenti per i rimpatri, l’estensione dei poteri delle forze di polizia e qualcosa d’altro che potremmo sbrigativamente definire censura e repressione delle manifestazioni di dissenso.

Nei primi 5 articoli oggetto delle misure è la gestione dell’emergenza immigrazione ( la si chiama così malgrado i dati dello stesso dicastero  confermino che gli sbarchi sono diminuiti dell’84,3 per cento con 2.601 sbarchi (dal 1 gennaio al 28 giugno 2019) rispetto ai 16mila sbarchi del 2018): il ministro dell’interno “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza,  prevedendo  una sanzione che va da un minimo di 150 mila euro a un massimo di un milione di euro e ipotizzando il sequestro della  nave che diventa di proprietà dello stato,  “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”.  Si interviene sul dettato  del codice di procedura penale dando la competenza alla  procura distrettuale   per tutte le indagini che riguardano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al fine di contrastare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, vengono stanziati  500 mila euro per il 2019, un milione di euro per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021  e l’incremento delle risorse destinate al rimpatrio degli immigrati.  

Ma dall’articolo 6 in poi il decreto si occupa della gestione dell’altra “emergenza” secondo Salvini e i suoi predecessori: quella dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive, punendo l’uso e anche solo l’esibizione di armi improprie, di dispositivi che rendano irriconoscibile la persona e inasprendo  le pene per chi compie i reati di “Violenza, minaccia e oltraggio a un pubblico ufficiale”, “Resistenza a un pubblico ufficiale”, “Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”, “devastazione e saccheggio”, “Interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità”. 

Ecco qua serviti tutti quelli che pensavano di “starne fuori”  trasformando l’umanesimo della sinistra in compassionevole umanitarismo, che pensano di essere innocenti per il passato, il presente  perchè il fascismo di nome Salvini sarebbe un incidente a sorpresa nel cammino della storia, che ritengono che il razzismo sia una infamia esercitata contro neri, rom, islamici, e che il nostro terzo mondo interno sempre più vasto ne sia esentato.

Da un bel po’ senza che ne avessero percezione avendo delegato l’ interesse, la vigilanza e l’eventuale riscatto a Lucano o a Carola Rackete, sono anche loro ipoteticamente e ormai probabilmente oggetto di attenzioni da parte delle autorità di polizia. Loro ma soprattutto gente un po’ meglio di loro che da anni lotta per la tutela del proprio territorio assediato da smanie avide e speculative, che in stato di tremenda solitudine si batte per il diritto alla fatica, ultimo concesso, che è costretta all’illegalità occupando una casa senza soffitto e senza cucina come nella canzone, a via dei matti, perchè solo loro pensano che si possa chiamare casa, cacciati via dalle ruspe che finora erano virtuali. Gente che grazie a un teorema verrà perseguita solo per aver indetto una manifestazione durante la quale uno scapestrato danneggia una altrui proprietà. Gente che ne organizza un’altra che verrà criminalizzata come oltraggio, per denunciare che vengano stanziati fondi che dovrebbero avere ben altra destinazione per mantenere l’ordine a Napoli durante un evento sportivo e non per tutelare i cittadini innocenti sparati dalla camorra, lasciati di nuovo soli e esposti a Universiadi finite.

Eppure dovevano saperlo perchè nulla accade per caso, perchè questo decreto legge “scriteriato, disomogeneo e quindi per vizi formali illegittimo”, così è stato definito da giuristi autorevoli, è il nastro adesivo che chiude la scatole di ingiustizia per legge confezionata in anni, anni segnati dal marchio di infamia con il quale sono stati bollati i disperati convertiti in clandestini predisposti alla trasgressione grazie alle leggi Bossi-Fini, Turco-Napolitano, Maroni, anni nei quali la reputazione e il decoro delle città era macchiato dall’improntitudine di stranieri che osavano sedersi sulle nostre panchine, lavavano vetri, altrettanto molesti e infine pericolosi di connazionali accidiosi che frugano nell’immondizia.

E anni nei quali sindaci di tutte le forze rappresentate nel parlamento hanno emanato ordinanze e provvedimento per escludere anche dalla vista i condannati a essere invisibili, poveri, vecchi, matti. Anni nei quali non si usava la formula aiutiamoli a casa loro, preferendo il ricorso alla propaganda progressista della cooperazione con i paesi ai quali abbiamo dichiarato guerra o nei quali abbiamo effettuato ruberie e sconci in nome del nostro benessere. Anni nei quali qualche primo cittadino non si sarebbe sognato mai di apostrofare con una esplicita “zingaraccia” la nomade che lo disturba durante un comizio, optando per misure più drastiche di cancellazione non solo amministrativa di campi e insediamenti, o facilitando pogrom condivisi e applauditi dalla brava gente, a Roma, a Torino, a Napoli.

Qualcuno ve l’aveva detto di stare attenti, di non fidarvi della comprensione dei riformisti che avevano autorizzato le vostre paure rispondendo con disposizioni urgenti    in materia di sicurezza, facendovi intendere di avere a cuore la tutela dei vostri beni e delle vostre vite, minacciate da chi stava sotto di voi, fuori dalla vostra vita, in remote periferie o in centri di accoglienza o in campi a raccogliere i vostri pomodori. O semplicemente disturbati da comportamenti eccentrici, da afrori sgraditi, dalle invettive inoffensive dei barboni in modo da cancellare i  confini tra crimine e disordine urbano e trasformare alcuni problemi sociali – come la povertà e la marginalità – in status indecorosi, inaccettabili e,  in ultima istanza, criminali, e da  rafforzare  la diffidenza e l’insicurezza  e le insicurezze,   rendendo le comunità più chiuse e ostili agli altri. Qualcuno ve l’aveva detto che era fatto per rassicurare i penultimi punendo gli ultimi

E adesso come la mettiamo, che rischiate di essere ultimi anche voi?

 


Accolte e sfruttate

ucrAnna Lombroso per il Simplicissimus

Immaginate di essere alle soglie del Duemila, di essere moldava o ucraina o romena. immaginate di avere dei genitori anziani, dei figli piccoli o adolescenti. un marito indolente e depresso da quando ha perso il posto in fabbrica o a scuola e che ha contratto un bel po’ di debiti, immaginate che anche voi non troviate più da svolgere quei lavoretti che facevate quando vi restava tempo dopo aver badato all’orto, raccolto le patate, preparato le conserve per l’inverno, raccolto e tagliato la legna, fatto il bucato. Immaginate che dopo tante discussioni notturne l’unica soluzione sia che partiate per cercar fortuna in Italia, dove si parla una lingua che un po’ assomiglia alla vostra e dove non si rimpiange come da voi l’impero che almeno assicurava cibo e istruzione, poerchè c’è un premier che regala sogni di case e soap e quiz.

Immaginate di  aggiungere un debito a quelli che avevate già, perchè c’è uno che per 5000 dollari cvi assicura la trasferta su un pullmino o un furgone. Ne trovate solo 3000 ma il vostro sponsor vi ha già trovata un’occupazione a Mestre, a Frascati, a Palmi, così da subito si tratterrà il salario per finire di pagarsi il servizio. Lasciate casa, figli, genitori, marito, che vi mette fretta.

Mettete in una borsa due stracci e scoprite di essere fortunate: ai passaggi alle frontiere, scendete un po’ prima, uno degli autisti guida voi e le altre viaggiatrici in mezzo ai campi e passato il posto di blocco, potete risalire, meglio di quelle delle quali avete saputo che hanno evitato i controlli appese sotto il camioncino al telaio del mezzo. Anche al vostro arrivo scoprite di essere fortunate, troppo vecchie o troppo stanche o troppo trascurate per finire a battere, così vi portano in una trattoria dove laverete i piatti, mangerete gli avanzi e dormirete su una  sdraio da spiaggia, aperta in cucina, finito il turno.  Oppure potreste anche fare le faccende a servizio dal vostro contrabbandiere e dalle sue ragazze, purtroppo più giovani e attraenti. E poi, non vi lamentate, potete beneficare di un telefonino e una volta alla settimana sentite casa, vostro marito che si lagna perchè dovete smaltire il debito e non arrivano soldi in patria.

Ma, ripeto, siete fortunate, dopo qualche mese avete “saldato” il conto e potete andare  a fare la badante, la cameriera o la baby sitter in una casa con gli elettrodomestici, l’acqua calda per la doccia. Potete cambiare pannoloni, curare anziani, badare a ragazzini maleducati o malati. Ma attente a non prendervi troppe libertà col nonnino, a cucinare ma per favore con meno cipolle,  a stirare ma facendo attenzione ai colletti delle camicie del dottore che è molto esigente, anche quando si aspetta che diciate di sì a qualche avance. E di domenica potete uscire, ma per favore tornate entro le sette, che lo fate comunque  per la paura di essere fermate per strada, che vi chiedano i documenti in autobus,  che vi investano sulle strisce perchè al pronto soccorso possono scoprire che siete clandestine,  quando  non siete abbastanza invisibili da passarla liscia.

Poi nel 2002 può passare almeno quella di paura: siete state estratte nella lotteria grazie alla generosità del vostro datore di lavoro, di una  Miss Rossella che mostra di beneficarvi facendovi sborsare i contributi di tasca vostra. Non siete più irregolari, abusive, occulte e fuorilegge, potete addirittura sostenere anche voi il sistema contributivo e pensionistico del grande paese che vi ospita, avere la tessera sanitaria e andare in ospedale se state male e non solo per lavare i pavimenti.

Ecco, adesso immaginate che siano passati un bel po’ di anni, che dopo la conquista del permesso di soggiorno, della possibilità di andare a trovare la vostra famiglia, di essere presenti al funerale o al matrimonio di un vostro caro, possiate avere la cittadinanza.

E ricomincia la trafila dei documenti, di quelli da fare in patria e quelli da fare qui: ormai siete più scafate e ci provate a farveli da sole. Ma non è facile, alla prefettura, agli uffici immigrazione le informazioni sono imprecise e contraddittorie, quei pomeriggi di domenica nel bar della stazione dove vi trovate tra connazionali, vi scambiate notizie  come in un tam tam.

E arrivate alla stessa conclusione suggerita anche negli uffici amministrativi: dovete rivolgervi a un patronato che sbrigherà la faccenda assicurandovi la buona riuscita dell’operazione. se seguirete scrupolosamente le sue indicazioni in vista delle nuove prescrizioni del decreto sicurezza bis  e dei suoi illustri precedenti che hanno reso la vita difficile a chi vuole arrivare, ma pure a chi c’è già in questo Paese del quale volete sorprendentemente prendere la cittadinanza.  Così anche  le badanti che sono state regolarizzate nel 2002  dovranno dimostrare con una prova da svolgersi in prefettura la buona conoscenza della lingua italiana, migliore dunque di  quella di un qualsiasi Borghezio e di un follower, padano e non, del Ministro dell’Interno, del vecchietto che lavate e vestite e dell’adolescente svogliato cui preparate i pasti.

Ma non è sicuro che quel test, malgrado i buoni uffici a pagamento del patronato, che ti è diventato indispensabile per il conteggio dei contributi, delle ore lavorate, delle ferie, della liquidazione, tu lo possa superare. Per esserne certa è consigliabile che tu segua un corso   presso un apposito ente  di formazione, indipendente ma raccomandato dal vostro Caf e che ti equipaggerà del certificato di frequenza, viatico indispensabile per essere esaminate.

Adesso sì che sareste veramente pronte per essere cittadine italiane, una volta esercitati tutti i doveri imposti dalla repressione amministrativa inventata e messa in atto per rendere finalmente tutti uguali, immigrati e indigeni, tutti ricattati, intimoriti, assoggettati a regole irrazionali e macchinose incomprensibili e contraddittorie come tanti  Comma 22, pensate per farci diventare come cavi nelle gabbie, che corrono su è giù per le scalette affaccendati a pagare rate, fatture, bollette e consulenze di un ceto diventato indispensabile alla sopravvivenza perchè proprio come i trafficanti che hanno portato qui le badanti, quelli che armano gli scafi, fanno da guide nella giungla che hanno loro stessi creato per riportarci a condizioni ferine.

Una differenza però è tutelata, quello di assicurare agli italiani il loro  ius soli,  con l’unico diritto, quello di sentirsi superiori e poter esercitare  questa prerogativa prendendosela con gli ultimi arrivati, qualcuno dei quali – o i suoi figli – vorrà uscire dal recinto e prendersi delle rivincite, alimentando quelle guerre tra poveri già dichiarate a colpi di posti in graduatoria per l’assegnazione di case, per il piazzamento al pronto soccorso, per  gli asili nido, perfino per la baracca e la casuccia di lamiere delle bidonville che premono sui quartieri del centro abitati da linde coscienze umanitarie.

Ci mancava solo il nuovo consociativismo di chi ha abbandonato la missione della quale era incaricato, quella di rappresentanza degli sfruttati, per dedicarsi al brand dell’assistenza e della consulenza, trasformando i sindacati in patronati addetti al Welfare contrattuale grazie all’offerta e alla gestione di fondi pensionistici   mutue integrative,  in sostituzione privatistica dello Stato sociale.

E’ nato e si è sviluppato in coincidenza con i governi nazionali e locali di quelli che oggi rivendicano il loro istinto umanitario il business dell’accoglienza e della carità pelosa, ben incarnata dagli Odevaine, dalle cooperative compassionevoli di Buzzi, delle onlus che forniscono manodopera al caporalato della frutta, delle associazioni che distribuiscono badanti per l’assistenza domiciliare su incarichi remunerati regionali o comunali e si fanno dare la stecca dalle lavoratrici, arrivando alle altre associazioni – apertamente per delinquere- che vendono permessi contraffatti o generosamente erogati da qualche addetto non disinteressato.

Che sollievo, eh? che non siete ucraine, moldave, romene, magari nemmeno donne? beh non rallegratevi troppo,  ci vuol poco a diventare  “dannati della terra” in patria.

 

 


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