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Lode a Lodi

EatenAnna Lombroso per il Simplicissimus

Adesso si che possiamo dormire sonni tranquilli: i ragazzini “extracomunitari” di Lodi siederanno alla mensa scolastica insieme agli indigeni, a Peschiera, con grande scandalo della Meloni che non sa che si tratta di un piatto tradizionale anche siciliano, ma forse è per quello che lo schifa come allogeno, si serve agli scolaretti il cuscus, pare al posto della casseula.

Nell’opera di sostituzione che ormai avviene abitualmente ecco che la beneficienza prende il posto della solidarietà, la pietà della coesione sociale, i diritti e le conquiste barattate con  elargizioni e mance, e poi  l’ordine pubblico e il decoro in cambio della sicurezza, per non dire del rigido furore esecutivo di disposizioni  al posto della giustizia e di licenze e deroghe doverose quando il rispetto delle regole è un lusso che non ci si può permettere.

Tocca dar ragione alla Nussbaum, il disgusto per chi è diverso che è fatto di ignoranza, diffidenza, pregiudizio che i “normali” e in molti casi i “civili” riservano ai diversi e agli altri, da emozione “naturale” che il processo di civilizzazione ci aveva suggerito di nascondere, è diventato un veleno autorizzato da una democrazia ricordata solo con i risultati elettorali, nella quale, a proposito di sostituzioni, la legittimità è convertita nella legalità dell’aritmetica.

Ora il tanghero all’Interno, ( ne ho scritto mille volte, anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/04/salvati-da-salvini/) per il quale provo un disgusto pari a quello che mi suscita la sottomissione degli alleati, ha liberato quel veleno a colpi di maggioranza, ammettendolo e regolarizzandolo. Ben sapendo che l’operazione gli sarebbe riuscita con successo per colpa di chi da Capalbio come dai Parioli, quelli che non sono razzista, ma i rom…”, quelli che  hanno guardato con lo stesso ribrezzo alla plebe ignorante e maleducata che fiuta nell’odore diverso degli stranieri il pericolo della perdita di beni, prerogative, certezze e cure che in realtà sono già state tolte o mai conferite, per colpa di chi ha dimostrato con le azioni di governo che lavoro, assistenza, istruzione, perfino la morte con dignità si devono meritare, anche quelli in cambio di rinuncia a libertà, garanzie, diritti, e in forza di ubbidienza e soggezione e che comunque sono soggetti a gerarchie in virtù delle quali a chi sta più in alto, anche appena di un gradino, è concesso di conservarli a spese di chi sta peggio.

Si, adesso possiamo dormire sonni tranquilli grazie all’esborso collettivo di 90 mila euro che vanno alle casse del comune di Lodi per ammettere al desco scolastico i derelitti. E che assomigliano agli sms che abbiamo mandato per sostituire la ricostruzione infinita – se davvero fosse cominciata – delle zone terremotate. E alle mille collette cui ci siamo sottoposti negli anni, forme innovative  del bossolo per le  elemosine e delle catene di sant’antonio che fanno un gran comodo a chi dai seggi di governo e parlamento ci condannano all’arruolamento del volontariato, possibilmente non stando troppo a guardarne le avanguardie più attive in forza ai racket di Soros o di Carminati, piacciono agli imprenditori e azionisti che promuovono collette per le vittime dei loro crimini, che si sa, siamo tutti nella stessa barca e sotto i loro ponti, entrano di forza nelle strategie dell’esecutivo per invitare i cittadini a contribuire con l’acquisto di Bot e Cct.

E  poi si sa  che come nei film i bambini fanno cassetta, inteneriscono proprio come i gattini e cagnetti di Facebook: da piccoli li mangeresti di baci e da grandi ti penti di non averli mangiati, e ti disturbano se chiedono la carità e se bighellonano nel tuo quartiere,  ti fanno incazzare se vogliono contributi e tredicesima, ti fanno gridare al sopruso se stanno davanti a te nelle graduatorie di assegnazione delle case o in fila alla Asl e pure in banca.

E poi che bello starsene accucciati nella culla dell’antifascismo, sentirsi a posto con la storia, magari un po’ meno col futuro, senza i tentennamenti e la nausea che avremmo dovuto provare con la legge Bossi-Fini, che per la verità non scherzavano in quanto a sozzume, con gli educati aggiustamenti della Turco-Napolitano, con le disposizioni di Maroni, somministrare un po’ della riprovazione un tanto al chilo che non si è dedicata alle pulizia etniche di Veltroni e poi Alemanno, perchè “non siamo razzisti, però i rom…”.  o al codice dell’uomo della provvidenza  richiamato in sala rianimazione del Pd,  cui invece si è guardato e si guarda con sollievo perché ha segnato il riscatto della paura e della diffidenza “naturali”, ha scritto il canovaccio del rifiuto e della repressione in contrasto sia con il diritto internazionale del mare sia con ciò che il diritto di asilo impone all’Italia,  ha segnato l’avvio di quella cooperazione, definizione non nuova da aggiungere a colonialismo, subito accolta con scrupolo dal presidente invisibile, da stringere con despoti sanguinari al servizio dell’impero.

Comunque ben vengano le collette, ben vengano gli appelli, ben venga pure la compassione, purché sia quella di Schopenhauer,  quell’empatia che è una  delle strade che porta alla liberazione dal dolore universale dell’uomo. E ben venga la disubbidienza. Anche se basterebbe un po’ di ubbidienza ai valori e ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, un po’ di “conformismo” alle regole democratiche, ad esempio con un referendum abrogativo di leggi incivili come quella che ha introdotto il reato di clandestinità, per cominciare, solo cominciare eh, a essere antifascisti.

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Digiunassero davvero…

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da qualche giorno seguiamo con crescente trepidazione il digiuno del già emaciato Ministro Delrio che manifesta contro il governo del quale è autorevole esponente per sollecitare l’approvazione dello ius soli, provvedimento che (ne abbiamo scritto anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/06/17/ius-sola-2/ ) si colloca al disotto del minimo sindacale da pretendere in materia di diritti, ma che ha incontrato infiniti ostacoli in nome della tutela di una civiltà superiore che ogni giorno mostra i suoi limiti e di una identità culturale ogni giorno compromessa dall’indiscriminato impiego omologatore di un inglese coloniale,  da una involuzione dell’istruzione che cancella i valori fondanti della memoria, della storia, della produzione artistica, sostituiti dai capisaldi del liberismo, a cominciare da quella competitività tra esuberanti aspiranti manager di startup e mansioni precarie e servili.

Infatti fin da subito si era capito che si trattava di una forma moderata di ius culturae  stabilendo  che acquisisce la cittadinanza italiana chi è nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Perché chi è nato in Italia abbia diritto alla cittadinanza deve dimostrare che almeno un genitore sia nella norma. La nascita non è sufficiente, dunque, e la promozione a “italiani” non  è automatica, condizionata  com’è anche da altri fattori: la frequenza scolastica e la condizione economica della famiglia e stabilendo definitivamente quindi che la povertà è una ragione di esclusione, principio che – paradossalmente – potrebbe sancire criteri e requisiti di uguaglianza in negativo tra marginali indigeni e stranieri.  Mentre sarebbe sufficiente interrogarsi e rispondere a un quesito di fondo: cittadini si nasce o si diventa? per capire che  certe questioni, certe differenze altro non sono che odiose discriminazioni, preliminari a perpetuare e applicare disparità tra gli “altri” e noi, in attesa di adottarle per legge anche “tra noi”.

I più maligni sospettano che il Ministro sotto sotto sia stanco di provvedere personalmente all’incremento demografico italiano tramite la sua indiscussa indole procreativa. Altri liquidano sbrigativamente la trovata di Delrio assimilandola agli espedienti tardivi per conquistare un target ormai totalmente estraneo al suo partito in prossimità delle scadenze elettorali, che esalta il festoso e utile convivere sia pure schizofrenico di sindaci che tassano chi integra, di amministratori che tirano su muri, di intellettuali signorotti della piccola Atene che difendono il feudo dai barbari, con rimasugli, buonisti li definirebbe Sallusti, di quell’area “catto” che ha gettato alle ortiche la bandiera rossa, preferendo i meeting di Cl alla feste della defunta Unità e la caritatevole pietà confessionale alla civica solidarietà.

Il realtà l’aspetto più sconcertante della faccenda risiede della sfacciataggine con la quale  un ministro influente, un rappresentante della fantasiosa maggioranza che regge il governo al quale appartiene, si mobiliti in forma militante contro il suo stesso ruolo, facendo opposizione all’opposizione interna, interpretando i due attori in commedia come nell’opera die pupi, non ritenendo però di dover ricorrere al certamente molesto istituto delle dimissioni, né dall’esecutivo, fosse mai, né tantomeno dal Parlamento reo di battersi con tenace determinazione per una coerente assunzione di responsabilità politica e civile.

Chissà se la pratica si farà strada, se così fosse potremmo aspettarci lo spettacolare sciopero del conto corrente da parte della Boschi contro il Bail in e in appoggio ai correntisti truffati, Franceschini che fa il graffitaro sulle pareti del Colosseo contro l’alienazione del patrimonio artistico favorita da se medesimo, perfino Rajoy che manifesta in piazza contro l’indipendentismo e la repressione degli indipendentisti, per i referendum previsti dalla costituzione e contro chi li promuove.

Anni fa una teoria fece la fortuna degli piscoanalisti, ma soprattutto dei loro pazienti perché  indagava comportamenti contraddittori. Tanto per semplificare, la bi-logica intendeva spiegare e normalizzare la convivenza nell’inconscio e pure nell’azione consapevole di attitudini e scelte contrastanti ambedue apparentemente razionali e simmetriche anche se in aperto conflitto.

Pare che la bi-logica funzioni anche in altro contesto, alla bi-politica ha ormai fatto seguito la bi-democrazia, che dà forma legittima a istituti e pulsioni partecipative e a leggi che cancellano il diritto e la funzione del voto, alla bi- giustizia, che incoraggia diritti cancellandone altri, con risultato in tutti i casi che nella gran confusione si disperda tutto quello che c’è di buono e bello e resti solo il privilegio di pochi e la soggezione dei tanti cui è stato tolto anche la facoltà che un tempo era dei poveri: essere matti.

 


Mussolini, la cronica nera

roma_le_baby_prostitute_dei_parioli_indagato_il_marito_della_mussolini-0-0-394559Anna Lombroso per il Simplicissimus

Allora, negli anni abbiamo di volta in volta esercitato comprensione, compassione, solidarietà, di genere e non, nell’ordine: per Rachele Mussolini per via delle corna, ma anche per la Petacci appesa a testa in giù per amore, per Veronica Berlusconi sorpresa dai vizietti del marito, per i vizietti medesimi sotto forma di ragazzine traviate dalla Tv cattiva maestra e dal consumismo, per ministre incompetenti quanto bellocce, alle quali veniva dedicato un trattamento magari meritato ma comunque sessista, per ministre altrettanto bellocce quanto incompetenti oggetto di foto pruriginose e di imitazioni esilaranti quanto quelle di Razzi o di Renzi stesso, ma comunque sessiste.

Per anni ci siamo lagnati che il sentimento che circolava nel paese era l’immonda indivia, lo squallido risentimento, il funesto livore che avevano addirittura sostituito il sacrosanto e  mai abbastanza rimpianto odio di classe. Invece nelle nostre vene scorre come fosse la cioccolata o la mazurka della Cvetaeva la pietas, la benevolenza, la compassione quella di Schopenhauer, che significa patire in sintonia, piangere in compagnia, che ci piacerebbe volesse dire anche gioire insieme, ma quello si sa è più difficile. Sarà per via di quel soffrire in compagnia che tutti diventano all’improvviso compagni che sbagliano, a tutti spetta la doverosa quota di indulgenza: Marrazzo, la moglie, i suoi ricattatori, gli autisti che lo accompagnavano, le Olgettine, trascinate alla perdizione per un paio di stivaloni cuissard o telefonini sofisticati e il vecchio porco, che come disse la sua signora, era un uomo malato, le loro mamme sponsor, le baby squillo, così le hanno chiamate, ma anche le genitrici distratte e gli insegnanti sottopagati.

Tra un po’ proveremo compassione per banchieri, perché è difficile essere disinteressati se ti passano davanti tanti quattrini, i corruttori: i tempi sono così difficili, la burocrazia così complicata che per lavorare come si fa a non oliare un po’ le ruote. E quante volte abbiamo sentito dire da mariti maneschi che la moglie provocava e le tirava via dalle mani? Per non dire di stupratori adescati da gonne corte. O di borseggiatori attratti dal dondolar di una borsa, o di giornalisti affascinati da una bugia particolarmente appetitosa o fuorviati dalla benevolenza di un potente, che in fondo come resistere alla possibilità di dare una buona notizia?

In questi giorni l’oggetto preferito del  carezzevole appoggio e della commossa partecipazione popolare è l’onorevole Mussolini, sul cui caso il Simplicissimus si è esercitato qui http://networkedblogs.com/UFYhi , da quell’impunito che pare essere, non avendole riservato nemmeno una parola di solidarietà.

In rete girano severi moniti di buoni samaritani che pur condannandola per ogni singola sfumatura della sua esistenza, per ogni suo comportamento e esternazione, richiamano a compostezza, che non sarebbe umano e civile sbertucciarla per la disavventura occorsale.

Sarà che invece io sono una nostalgica della lotta di classe, quella che va nel verso giusto, sarà che continuo ad essere arcaicamente antifascista, però magari non la derido o dileggio, ma certo apprezzo che se la pena del contrappasso colpisce alla cieca, stavolta invece ci abbia visto. Prendendo di mira l’esaltata sostenitrice della castrazione chimica per i pedofili, intendendo, suppongo, anche stimati professionisti che vanno quindicenni, la fan dell’unico vero matrimonio, quello tra una donna e un uomo, ancorché turpe, quella che vuole regolarizzare con l’Iva le prostitute in modo che siano ancora più irregolari le schiave del sesso trascinate qui da moderni schiavisti, quella che con quel bel tomo di è sposata a Predappio, quella che si esalta ancora alle gesta del nonno, appena appena un po’ di più che a quelle del criminale condannato che continua a sostenere anche in Parlamento, che si vede che ha proprio una passionaccia per quelli che vanno a minorenni.

Per una che è abituata a stravolgere e negare la storia deve essere una sconfitta non poter riservare lo stesso trattamento alla cronaca nera. Si vede che spetta ancora a noi non risparmiarle la verità.

 


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