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Archivi tag: Castelli

Barbari h24

barbari-672x372-620x350 Anna Lombroso per il Simplicissimus

A proposito del manifestarsi imprevisto, improvviso e pare incontrastabile della barbarie, giova ricordare che l’articolo 52 del codice penale recita che non è punibile chi  è stato costretto dalla necessità a difendere con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo, un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale   di un’offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. La disposizione si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Sulla norma, senza grandi reazioni della società civile e dell’opposizione di allora, è intervenuto nel 2006, Ministro in carica il Castelli della Lega, un cambiamento in senso più favorevole ai “derubati”. E tanto per essere precisi, nel 2017 è stata approvata alla Camera con un non sconcertante sodalizio  una proposta di riforma che porta il nome di Ermini ( ora vice presidente del Csm) che definiva “legittima difesa”, in caso di violazione di domicilio,  la “reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte”.   Oggi la lega conquisterà l’approvazione della norma estendendone l’applicazione a tutte le ore della notte e del giorno, in vigenza della luce del sole, di neon, di lampade alogene o di torce come potrebbe accordarsi con i nuovi e vecchi cavernicoli al governo.

Non vale nemmeno la pena di addentrarsi nei terreni scivolosi di interpretazioni e pandette (ne avevo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/25/giustizieri-in-pigiama/ ). E ormai la satira ha avuto la meglio sul buonsenso davanti alle decodificazioni aberranti del “grave turbamento psichico” del minacciato di furto sia in umiliante pigiama o in smagliante doppiopetto da gioielliere di via del Babuino,  che fa il paio con la “tempesta emotiva” dell’innamorato ferito nell’orgoglio che accoltella la fidanzata, criteri parimenti applicati per giustificare e infine legittimare chi ammazza.

Resta invece da interrogarsi su un ampio fronte ben rappresentato  da un ministro dell’interno che indossa abitualmente ogni sorta di divisa per testimoniare al sua appartenenza e la sua testimonianza dello spirito di sacrificio e dell’abnegazione delle forze dell’ordine, che promuove misure che consolidano la sfiducia nei confronti dei tutori della legge e la disaffezione incredula dalla giustizia, un sentimento che ha grande radicamento e diffusione in quella brava gente, pubblico e informazione, che ha deciso di farsi possedere dalla paura e dal sospetto delegando scelte e responsabilità a una pistola fumante. Quelli che in caso di notizia della cronaca nera si preoccupano della nazionalità, dell’appartenenza religiosa e della carnagione del malfattore. Gli stessi che si sono reincarnati in un telefilm crime renitenti a ogni tipo di rilevazione statistica che li informi che il nostro è uno dei paesi più sicuri, che morti nella propria dimora per mano di un criminale se ne contano tre in un anno, che la percezione del crimine indotta ad arte non ha nulla a che fare con le statistiche che confermano come omicidi e furti siano  in costante calo. Sul fronte delle rapine, il punto massimo si è toccato nel 2013, quando le denunce relative a questi crimini hanno superato le 44mila unità. Mentre l’ultimo rapporto del 2018 ne conta appena 28mila, con una contrazione del 35,8%.

Invece sono in aumento altri crimini e assassini, l’ultimo dei quali in ordine cronologico registra una vittima di 63 anni, un lavoratore morto in un incidente alla piattaforma  dell’Eni, cui cadavere è stato localizzato a 70 metri di profondità al largo di Ancona. Così verrebbe da dire che per lui e le centinaia di innocenti caduti sul lavoro servirebbe sì la legittima difesa in assenza di giustizia, se 11 anni dopo il  Rogo Thyssen, a cercare e inseguire mentre fanno jogging i manager tedeschi ancora liberi a oltre due anni dalla sentenza definitiva  sono solo le Iene, se a Taranto l’emergenza ambientale ha costretto il provveditore a sospendere le lezioni in due scuole e i cittadini del quartiere Tamburi a chiudere con una catena non solo simbolica i cancelli dell’Ilva, se a denunciarla è stata un’associazione che ha registrato un aumento delle emissioni inquinanti nei primi mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, cui si è accodata l’Arpa  Puglia che tra gennaio e febbraio ha confrontati quei dati col medesimo periodo del 2018, rivelando picchi di sostanze pericolose come Ipa (più 191 percento), benzene (più 160 per cento), idrogeno solforato (più 111 per cento), pm10 (più 29 per cento Env e più 18 per cento Swam) e pm 2,5 (più 23 per cento).

In compenso l’ordine regnerà a San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria, dove   circa 900 uomini, in assetto antisommossa, tra polizia, carabinieri, guardia di finanza ed esercito sono scesi in campo con tanto di irrinunciabili ruspe e idranti, a tutelare ordine pubblico e decoro contro un numero imprecisato di “irregolari” che sopravvivono in una baraccopoli nella quale nel corso di un anno si sono verificati numerosi incendi con tre vittime accertate. Fonti del Viminale che hanno messo a punto il formidabile dispositivo di sicurezza dicono che nel posto ci sarebbero 1500 migranti, ma pare che ora non siano più di 300 con un rapporto di tre a 1 per le forze dell’ordine.

Per carità, si tratta di uno di quei pogrom incruenti, di carattere amministrativo che prevede lo spostamento di qualcuno in un altro accampamento, qualcuno negli ex Sprar mentre la più parte raggiungerà quelli che sono già sfuggiti alle maglie della rete di controlli e fermi disseminandosi nelle campagne come animali braccati, diretti in altri posti dove nessuno li vuole, incarnazione vivente del pericolo costituito da un ospite indesiderato che assume le fattezze del nemico. A meno che non prenda quelle del raccoglitore di frutta e ortaggi nella vicina Rosarno, preferibilmente invisibili allora, indistinguibili, immemorabili, come d’altra parte lo erano quelle della bracciante di “etnia italiana” morta  di fatica sotto il sole crudele della Puglia.  Che tanto la colpa degli uni e dell’altra è la stessa, e uguale è la pena in vita e perfino la morte che pure quella non è più ‘a livella.

Con i barbari che abbiamo qui, quelli riconosciuti, quelli che ne rivendicano la distanza, gli aspiranti e i volontari per stato di necessità, tocca sperare vengano quelli da fuori, aspettarli sull’agorà, lasciare che siano loro a legiferare. Ma ormai fa buio, non vengono, e chi arriva di là dalla frontiera dice che non ce n’è neppure l’ombra.  Forse nemmeno a loro piace stare qui con noi e tra noi.

 

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Castelli, il nucleare impudico

Nell’ultima puntata di Anno Zero tutti gli occhi e le orecchie erano puntati sulla vicenda di Santoro e sullo sfascio della Rai. Così è passata quasi inosservata una frase del trombone trombato (a Lecco) che risponde al nome di Roberto Castelli.

Con la sua spontanea simpatia, con quella faccia triste da leghista in gita, l’ex ministro, noto alle cronache per la sua opposizione alle norme dell’Unione contro razzismo e xenofobia, ha dato del perfetto cretino a se stesso e al governo oltre che del mentitore a Berlusconi. Certo non si fatica, mi direte, ma riuscire a farlo da soli rasenta il sublime.

Facendo schizzare un rancore inestinguibile  da quello sguardo fessurato non ha resistito a cercare di dare una mano all’astensione ai referendum e ci ha spiegato che non bisogna avere paura del nucleare: ” tanto cosa credete in Italia il nucleare non si farà mai, figuriamoci”.

Quindi il governo ci prende per il sedere, gli impegni finanziari, gli accordi tra l’Enel e l’Areva, il tentativo di bloccare il referendum, sono soltanto fumo degli occhi. La necessità del nucleare invocata e fatta invocare da una corte dei miracoli che comprende il pazzo Battaglia,  il quasi novantenne Veronesi e il fighetto Chicco Testa,  erano soltanto uno scherzo, un pour parler. Chissà come ci rimarranno le aziende che si erano già buttate sull’osso e che non vogliono mollarlo.

O forse l’atomo è solo un espediente per buttare via qualche miliardo in opere preliminari, per fare il gioco del chi ruba a chi che dopo il bunga bunga è il passatempo più amato nella cricca di governo?

Ma no, è solo che Castelli ha solo tentato di prenderci per scemi, riuscendo solo nell’intento di rivelarsi autenticamente tale. Però basta non badargli troppo, anzi come si fa per i mentecatti, diciamogli sempre di SI.


La giornata del cretino

Questo Paese ha urgente bisogno di istituire la giornata del cretino: non è più tollerabile che non sia debitamente onorata questa figura centrale della politica, questa vocazione finalmente liberata dai ceppi dell’intelligenza. E proporrei di istituirla per il 12 aprile, visto che proprio in questo giorno c’è stata una fioritura spontanea di idiozie. Aprile dolce rincretinire.

Gabriella Carlucci si è talmente scosciata e denudata nella sua vita che si è convinta di essere una donna di larghe vedute, come possono testimoniare i lettori dei rotocalchi. Così vuole censurare i libri di testo “comunisti”. Peccato non sappia che esiste la libertà di insegnamento e la libertà di espressione come esplicitamente stabilisce la Costituzione nostra e di tutti i Paesi democratici. Probabilmente non ne sa molto e la sua personale costituzione deve prevedere solo qualche articolo riguardo alle libertà che ci si può prendere.

Ma lei vanta una laurea in lingue e diversi lettorati, ottenuti grazie a una costante applicazione, mica come quelli che sono intelligenti, ma non si applicano. Si vede che il silicone alla lunga  dà alla testa o dovunque sia il caso di individuare le facoltà intellettuali dell’on Carlucci a cui manca il tasto off, per un grave difetto di fabbricazione.

Quanto al povero Castelli che si sta sempre più riscattando  dal suo antico lavoro nel campo del controllo dei rumori, col chiasso volgare della sua voce, bè che dire, le sue parole sugli immigrati sembrano quelle che ci si aspetterebbe da un pregiudicato ubriaco. E proprio per questo non si può che essere d’accordo con lui: “non possiamo sparagli, almeno per ora”.

Tuttavia per le tre leggi di Cipolla si sa che i cretini sono molto pericolosi, anzi le persone più pericolose in assoluto. E mi sentirei molto più sollevato se per errore questi due fossero imbarcati per la Tunisia. Noi ci teniamo i ventimila nordafricani. Credetemi è molto più sicuro.


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