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Baggianate & Corruzione S.p.A.

Anna Lombroso per il Simplicissimus

A essere frivoli, come i cantanti dei tormentoni estivi: solo tre parole, come le meteore di Sanremo, vinci non vendi un disco e scompari, a essere seri come Majorana o Caffè. In molti si chiedono dove sia sparito il Ministro dei Beni Culturali, del quale non abbiamo avuto notizia sia pure nel susseguirsi di catastrofi che hanno ferito forse irreversibilmente uno dei territori più ricchi di arte, cultura e memoria del Paese.

Offuscato perfino dalla sua signora nelle vesti di vaiassa post grillina in consiglio comunale di Roma, superato e smentito dagli eventi: era quello che diceva che non si doveva svendere il patrimonio di Ente Eur, anche se costava non finire la Nuvola di Fuksas, non ci resta che sperare che ricompaia nella sera di Halloween per farci sapere che c’è e che possiamo sperare in una di quelle sue sortite umoristiche: riempire la Sicilia di campi di golf, animare il tetro Colosseo con eventi ludici con tanto di giochi d’acqua,  gladiatori, leoni, che il piccolo imperatore col pollice verso c’è già, valorizzare lo spento Sud puntando sui cavalli, non le scommesse, per carità, ma magari con un bel centro di equitazione a Carditello … e altre amenità simili. Che seguono comunque un filo conduttore ben identificabile: spalancare le porte ai privati, ma mica ai mecenati, per carità, no, agli sponsor o meglio ancora a investitori da attrarre con ogni genere di blandizie, compresa una sospensione generosa e necessaria di regole, sorveglianza, controlli, come si conviene a un paese in eterna emergenza.

Si, si, meglio che non parli, meglio che non si veda, se il suo ultimo segnale di esistenza tra noi è una risposta al sindaco di Matelica che chiedeva aiuto per la sua terra, e nella quale sciorinava il repertorio di baggianate  da imbonitore di luna park. Che è così che vogliono trasformare questa Italia, in una fiera paesana coi banchi dei “saperi tradizionali”, degli insaccati, con le gite col parroco e i venditori di pentole, per “rivitalizzare i piccoli centri” e valorizzare il tesoro monumentale dei paesi. Peccato che proprio ieri un bel po’ di quel tesoro si sia sgretolato, malgrado le “cento squadre che l’hanno censito e messo in sicurezza” rivendicate nell’intervista alla Gazzetta di Renzi, e ai 42 edifici vincolati.  Perché al ministro competente –  competente, lo ricordo, è solo un modo di dire – sfugge che monumenti che per secoli hanno retto, in mancanza di manutenzione, tutela, salvaguardia dall’inquinamento che si mangia pietra e marmo, se gli sferri una botta più energica, non reggono. E questo vale per le chiese sulle quali non vigila la chiesa, che preferisce investire in case albergo, ostelli e B&B, ma anche per Pompei, per la Reggia di Caserta, per il tessuto monumentale di Venezia e Firenze, compromessi così tanto da subire l’onta di essere depennati dall’elenco delle regine della bellezza e della memoria mondiali dell’Unesco.

Che tanto poi se tace lui a parlare è il padroncino, che con una delle sue esuberanze da sciacallo istituzionale, ci ha fatto sapere a caldo che la ricostruzione si farà e senza subire i ricatti, le imposizioni e le intimidazioni delle burocrazie e dei tecnocrati. State tranquilli, non parlava certo di quelli che stanno a Bruxelles contro i quali abbaia da lontano e corre con guinzaglio in bocca se lo chiamano, preoccupato di fare la voce grossa, per paura di essere licenziato.

No, c’è da temere visti i precedenti, che le burocrazie e i tecnocrati (voteranno tutti No?, saranno tutti parrucconi? saranno i soliti disfattisti?) altro non siano che quella rete di vigilanza e  controllo che frappone ostacoli allo sviluppo e alla libera iniziativa. Quale? Ma quella creativa, come la finanza, che si esprime con cemento come colla, che si candida –e  ottiene –  posti in prima fila nelle cordate delle grandi opere, quelli del Cociv, il consorzio guidato dalla potentissima Impregilo-Salini,  che si è aggiudicato la realizzazione del Terzo Valico e che è così poco intimidito non solo dalle autorità di sorveglianza, ma anche dalle manette da celebrare i suoi successi con una cerimonia pubblica, svoltasi sabato a Alessandria, e voluta dal commissario di governo del Terzo Valico, Iolanda Romano, per confrontarsi sulle  «opportunità» per il territorio offerte dai 60 milioni di finanziamenti messi sul piatto dal ministro delle infrastrutture e da Rfi. 60 milioni che farebbero un gran comodo ai comuni colpiti dal sisma, 60 milioni, quasi il doppio della dotazione per la tutela del Ministero quando Franceschini si insediò, saliti, ma solo sulla carta a quasi 2 miliardi, da destinare – sono parole sue – a “grandi progetti”, una formula che, sulle sue labbra, desta preoccupazione, anche in Disneyland che potrebbe temere la concorrenza.

Il fatto è che danno i numeri, lui, il sindaco mediceo, la squinzia costituzionalista, che tanto poi c’è Padoan  a far sapere che i soldi non ci sono. Il formidabile incremento ammonterebbe  in percentuale sul bilancio dello Stato a uno 0,30 per cento contro lo 0,40 di 15 anni fa.

E intanto mentre il Centro Italia crolla i musei funzionano a orario ridotto per mancanza di personale, i funzionari ministeriali sono anziani, malpagati e demotivati, si sono penalizzate menti e competenze in favore  di manager commerciali esperti in marketing. Tutti tecnocrati probabilmente, a cominciare dagli empi sovrintendenti, dei quali proprio Renzi ebbe a dire:  “Sovrintendente   è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba….”.

Fantasia, sarà stata quella a far morire un uomo al volante della sua auto nel cuore della Brianza perché per tre ore nessuno ha voluto fermare il traffico mentre un cavalcavia si sbriciolava, mentre l’entusiasta Anas e la fantasiosa Provincia di Lecco si scontravano sulle competenze  senza che nessuno fermasse un tir da 108 tonnellate che percorreva il viadotto fatale. Fantasia quella che ha ispirato i lavori antisismici in qualche scuola. Entusiasmo quello che ha animato i sedicenti restauri nelle chiese marchigiane. O quello che muove le paratie del Mose, inceppate perfino dalle cozze, peoci per i veneziani, o che intride d’acqua i padiglioni dell’Expo.

Allora non ci resta che metterci noi a fare i grigi tecnocrati.  Renzi con la consueta faccia di tolla e la proverbiale tempestività ha avuto l’ardire di dire in conferenza stampa domenica mattina:  «Non faremo sconti di nessun genere e chiederemo forte alle popolazioni di aiutarci». E noi rispondiamogli forte, aiutiamoli a andare a casa lui e i suoi ministri, loro che possono.

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Scippo al Passante

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quasi 40 milioni a chilometro è costato il Passante di Mestre, Grande Opera necessaria, si disse, per alleggerire il traffico sull’autostrada A4, quella che collega Torino a Trieste.

Talmente necessaria che malgrado i costi iniziali di costruzione siano lievitati di più del 60%, malgrado sia fortemente passiva – i pedaggi, anche a fronte dei provvidenziali rincari imposti dalla Cav, Concessioni Autostradali Venete, l’azienda di gestione al 100 per cento pubblica, che non bastano a ripagare l’unica socia, insieme alla Regione Veneto della Cav, l’Anas, delle spese di realizzazione, malgrado le società costruttrici siano coinvolte nel  “Mafia Serenissima”: nel corso delle indagini  sarebbe emerso un collegamento tra il MOSE e le altre infrastrutture che le società del Consorzio Venezia Nuova, tra cui la Mantovani spa, stavano realizzando in Veneto, la principale delle quali  era proprio il Passante di Mestre, malgrado tutto questo, dunque, che conferma come quel territorio sia diventato il laboratorio sperimentale del programma globale di concedere al privato il controllo totale sul pubblico per indirizzare le risorse  verso i propri interessi, grazie alla corruzione economica e a quella delle leggi,  la Bei e la Commissione hanno disposto un magnanimo “sostegno pubblico” all’ intervento, annoverato tra quelli strategici.  Un aiuto generoso che consiste nell’emissione di bond, obbligazioni per rifinanziare il debito, per un valore compreso tra i 700 e i 900 milioni, con una durata di 15 anni e garantite dalla banca di investimento europea, che si fa carico della restituzione di almeno il 20 per cento del prestito offerto dai sottoscrittori.

È bene che lo ricordino quelli che si illudono che la riesumazione del Ponte sia solo una boutade pre-referendaria (a dicembre arriverà alla Camera il Ddl sblocca-ponte, esulta Alfano), quelli incantati dallo “sviluppismo” dinamico tramite cemento e dissipazione del suolo, quelli che pensano che l’occhiuta matrigna tirerebbe le orecchie al burbanzoso scolaretto se volesse girare il suo film tra un colossal e il Padrino. E siccome si tratta di quelle mega produzione che farebbero invidia a Hollywood, con tanto di sequel, i protagonisti ritornano e non muoiono mai. Infatti nell’ormai lontano 2005 indovinate chi si aggiudicò l’appalto per il Passante: proprio Impregilo, fino a tre anni prima principale azionista del Consorzio Venezia Nuova, che aveva partecipato con un solo competitor, la Pizzarotti di Parma. Che misteriosamente in prima battuta si macchia di un errore procedurale: la  busta non è sigillata con la ceralacca, tanto che  la gara viene rinviata e non sorprendentemente se l’aggiudica il solito sospetto. Pizzarotti protesta, ricorre, dimostra, ma inutilmente, che tutti i parametri erano in suo favore, salvo uno a dir poco discrezionale, quello sul “valore” attribuito dalla commissione giudicante alle imprese partecipanti. Niente da fare, Impregilo, la società davanti alla quale il premier si è pubblicamente inchinato, firma il contratto con la Regione entusiasticamente rappresentata dall’allora presidente Galan che dichiara che la sua soddisfazione “è indescrivibile, è a un livello sublime”.

Ora c’è da chiedersi perché mai dovremmo avere fiducia in questi soggetti, che ogni volta ritornano in una danza macabra, dandosi il cambio e avvicendandosi, rinnovando alleanze e ricostituendo cordate: loro sì che hanno saputo unirsi in tutto il mondo,  cui “si dice” partecipino imprese “riconosciute” ufficialmente  come criminali, con marchio dop della mafia, in modo da non perdere mai le occasioni munificamente offerte da governi assoggettati alle cupole dell’impero.

Perché mai dovremmo permettere che i loro profitti si moltiplichino a spese nostre, inseguendo illusorie promesse di “partecipare” dei miserabili resti dispensati dalla manina della loro ingiusta Provvidenza. Ormai nessuno dei contigui a questa marmaglia, a queste cricche miste: privato, pubblico, politico, nazionale, estero finge più di credere al mantra tante volte ripetuto ma solo a fini propagandistici. Ambiente, niente, diceva un comico di qualche anno fa, e niente manutenzione, niente risanamento, niente opere di salvaguardia, niente ricerca e applicazioni tecniche per la sicurezza delle città, dei suoli, delle acque, meno che mai del lavoro, perché la loro crescita, il loro sviluppo, il loro avanzare impone di soggiogare paesi, popoli, risorse alla loro furia spoliatrice, che deve fare presto, macinare investimenti, moltiplicare dividendi.

E allora bisogna dire di No. Alle loro riforme come alle loro piramidi. Perché le due cose sono intrecciate strettamente, indistinguibili dentro alla menzogna della stabilità, alla convenzione della governabilità. Se, come è vero, la realizzazione delle grandi opere permette di accrescere considerevolmente gli effetti  del processo di appropriazione criminale di rendite parassitarie, concentrando le opportunità di profitto illecito entro sedi istituzionali e processi decisionali circoscritti e più facilmente controllabili,  quelli di un “sistema” che non si preoccupa di violare il codice penale, perché le leggi sono state piegate alle sue esigenze, a quelle di emergenze fittizie che prevedono regimi eccezionali, deroghe e commissariamenti, procedure semplificate, il sopravvento di soggetti monopolistici.

Se non siete faraoni e se non volete essere schiavi, se non credete al mito futurista della velocità che accorcia i tempi di percorrenza dall’umiliata Calabria alla mortificata Sicilia, se non avete fatto giuramento di fedeltà a clan criminali o “diversamente” criminali, se vi sta a cuore il bene comune, se volete riprendervi spazio, respiro, decisioni e libertà, vi conviene cominciare a dire No .

 

 

 


La festa è appena cominciata

viadotto crollatoNo davvero, la festa non è finita come asserisce Renzi con il miliardesimo twitter in cui ci rassicura che i responsabili dovranno pagare. Anzi la festa finale è appena cominciata: il cedimento di un viadotto in Sicilia dopo una settimana dalla sua inaugurazione dimostra con inoppugnabile chiarezza che la presenza del guappo di Rignano a palazzo Chigi è avvertita come una garanzia per l’opacità e l’irresponsabilità. Solo così si può dare un senso al fatto che un’opera stradale sia stata costruita con tanta leggerezza da durare 7 giorni e che il direttore dei lavori, le ditte appaltanti, i controllori di ogni tipo e i collaudatori non si siano minimamente accorti delle debolezze del manufatto.

Del resto la circostanza che il premier “motu proprio”, come adesso rivendica, abbia provveduto a riabilitare e ridare agibilità politica a Berlusconi con una nuova e pazzesca legge fiscale, testimonia al di là di ogni dubbio questo tipo di atmosfera. Sono i fatti che parlano e ci dicono di un viadotto costruito da un consorzio formato dalla Bolognetta scpa, emanazione della Cmc di Ravenna (con cui condivide la sede), dalla Ccc di Bologna il cui presidente è il medesimo Massimo Matteucci a capo della Cmc e dalla Tecnis di Mimmo Costanzo, imprenditore cresciuto dopo essere stato per diversi anni assessore al Bilancio e Sviluppo economico del comune di Catania all’epoca del sindaco Bianco e operante esclusivamente a quanto è dato di sapere, nel settore  dei lavori pubblici, siciliani e non. Noto è il fatto è che un suo appello per i ritardi nei pagamenti dell’autorità portuale alla Tecnis per la costruzione della darsena commerciale di Catania, sia stato accolto con straordinaria rapidità da Renzi con inevitabili scambi di complimenti fra i due. Peccato che non tutto luccichi in quella darsena: a fronte di una utilità tutta da verificare, l’opera richiederà una manutenzione regolare e molto onerosa per mantenere il pescaggio. Insomma una sorta di vitalizio per la Tecnis. Ma chi volesse saperne di più può utilmente leggere qui qualcosa che non si trova sull’informazione di regime.

Per la Cmc non c’è molto da dire se non che la coop “rossa” (si fa per dire naturalmente) lavora alla Tav ed è al centro di tutta l’opacità dell’Expo tanto che Greganti fungeva da “ambasciatore” del gigante cooperativo. Insomma in tutto l’affaire del viadotto si respira aria di famiglia piddina per cui ci sono poche speranze che si trovino davvero dei responsabili. D’altro canto l’Anas ha già fatto un passo indietro dichiarando che il cedimento non riguarda l’opera in sé, ma per dirla senza tecnicismi, del rilevato dell’opera, ossia della sua base di appoggio. Non è che cambi molto, anzi fa sorgere dubbi ulteriori sulle manine che hanno sistemato il terreno e posato il cemento per l’opera, ma probabilmente cambia molto dal punto di vista dell’accertamento delle responsabilità e delle conseguenze: la peggiore delle quali potrebbe essere il fallimento della Bolognetta, ossia di un puro nome di comodo.

Per la cronaca è il quarto viadotto che crolla in due anni in Sicilia, quattro occasioni in cui in cui si è giurato che i responsabili sarebbero stati trovati. L’ultima a luglio scorso, siglato dallo stesso Lupi e con le medesime parole rituali. La festa è finita? No di certo, la notte della Repubblica è ancora giovane: finché c’è qualcuno e sono ahimè tanti che si benda gli occhi e si compiace della tempestività della risposta twittara di Renzi, vuol dire che siamo appena all’aperitivo anche se già ubriachi.


Addio ponte sullo stretto… una storia di sprechi e clientele

“Per il governo il ponte sullo Stretto è una priorità, un’opera necessaria Anche senza aiuti europei si provvederà con risorse reperite sul mercato. Sono quindi destituite di fondamento talune dichiarazioni strumentali su una “bocciatura” da parte dell’Ue dell’opera. Così non è, com’è di tutta evidenza. Disponiamo invece di un progetto definitivo il cui iter di approvazione è in corso mentre le fasi di realizzazione dell’opera procederanno secondo i programmi prestabiliti dal governo all’atto del suo insediamento”.

Così diceva sette giorni fa il ministro delle Infrastruture, Altero Matteoli che deve avere una certa alterigia nei confronti della verità, come del resto accade a tutti i suoi colleghi. Ma stamattina, con la connivenza e l’assenso del governo è stata approvata una mozione dell’Idv nella quale l’esecutivo si impegna “alla soppressione dei finanziamenti che il Governo ha previsto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, pari complessivamente a 1 miliardo e 770 milioni di euro, di cui 470 milioni per il solo anno 2012 quale contributo ad Anas s.p.a. per la sottoscrizione e l’esecuzione, a partire dal 2012, di aumenti di capitale della società Stretto di Messina s.p.a.”. Di fatto una dichiarazione di morte cerebrale anche se si farà di tutto per tenere in vita l’idea con alimentazione artificiale di speranze e soprattutto per confermare  l’attuale sistema di clientela che gravita attorno all’opera più impossibile di una fenice.

Possiamo rallegrarci del fatto che il ponte Berlusconi o ponte della mafia, ammesso che ci sia una significativa differenza, sia un progetto ormai tramontato, si fa invece strada la rabbia per l’enorme quantità di denaro profuso  per un progetto faraonico che forse aveva senso di essere  40 anni fa, quando fu ideato, ma che nell’ultimo decennio ha succhiato una cifra che la corte dei conti si aggira sui 311 milioni all’inizio di quest’ anno, senza cioè le ulteriori trivellazioni che secondo qualche calcolo potrebbero portare il totale a 400 milioni. E questo senza tenere conto della eventuale penale che si dovrà pagare a Eurolink, con capofila Impregilo che nel 2005 si aggiudico l’appalto la cui concessionaria è la società Stretto di Messina S.p.a. Una penale forte, il cui massimale arriva ai 400 milioni.

Ho scritto eventuale penale perché anche qui emerge tutta l’ambiguità a cui purtroppo siamo abituati: da quello che si sa nessuna penale andrebbe riconosciuta prima della presentazione del progetto esecutivo che in effetti non c’è ancora. Ma allora non si capisce perché proprio su questo esborso insistano sia Matteoli che Romano. Mentono per tentare di mandare avanti i cantieri ad ogni costo o ci sono accordi segreti che non sono mai arrivati all’opinione pubblica? La Eurolink è formata dalla Impregilo (45%), Sacyr S.A. (18.70%), Società Italiana per Condotte d’Acqua SpA (15%), Cooperativa Muratori & Cementisti (13%), Ishikawajima – Harima Heavy Industries CO Ltd (6.3%) e il rimanente al Consorzio Stabile A.C.I. SCpA: visto ciò che è successo in altre occasioni non è escluso che una qualche penale e forse anche più salata di quella ufficiale non la si arrivi a pagare per via indiretta. Le vie del signore sono infinite.

Di certo il ponte anche inesistente è stata una gallina dalle uova d’oro per il “normale” clientelismo e lo spreco più sfacciato. Gran parte delle spese, a parte quelle di progettazione e quelle di quest’anno sono dovute alla Stretto di Messina Spa che dal 2001 al 2006   ha speso 88,9 milioni di euro, dei quali 21,3 per consulenze e 28,8 milioni per il personale.

Ma da allora i costi si sono alzati:  l’ultimo bilancio approvato, relativo al 2010, risulta un aumento della spesa destinata a stipendi e affitti e così la perdita di esercizio risulta essere di 1 milione e mezzo. Gran parte delle uscite riguarda i 54 dipendenti (9 dirigenti, 31 quadri e 14 impiegati). Il personale della “Stretto” nel 2009 è costato 3,5 milioni, nel 2010 la spesa è salita a 4 milioni 900 mila euro, «in ragione del fatto che nel frattempo si sono registrate 19 nuove assunzioni e che in luogo del contratto degli edili è stato applicato quello dei dipendenti Anas». E ci sono poi  1 milione e 52 mila euro per «le prestazioni professionali di terzi». che davvero non si sa a che cosa si possano riferire. E ancora oggi risultano in via di affidamento corsi di formazione, in Sicilia come in Calabria, per i futuri addetti alla manutenzione del Ponte e per altre figure attinenti la gestione dell’opera e del rischio sismico.

E del resto chissà per quanti anni ancora tutto rimarrà in piedi senza la minima possibilità che il ponte si faccia.

Da queste notazioni si può arguire che le spese indirette, quelle che è difficile conteggiare perché si riferiscono a una sistema sfuggente e malato possano essere state molto alte negli ultimi dieci anni e forse da sole sufficienti a mettere mano alle infrastrutture cadenti di Calabria e Sicilia. Insomma uno spreco enorme, una storia tutta italiana  che da piccola clientela come era al tempo di Craxi( La società stretto di Messina è nata nell’81) è diventata una voragine senza fondo a partire dal 2001, nel decennio d’oro del berlusconismo  quando il cavaliere ha visto in questa opera epocale, ancorché inutile  il coronamento della sua vanità e un contraltare all’ immobilismo politico che rappresentava.

E c’è da augurarsi che assieme a questo sogno-incubo tramonti anche il sognatore.

 

Le tappe di un incubo dal 2002  al 2011

  • Nel corso del 2002 è stato aggiornato il progetto preliminare e predisposto lo studio di impatto ambientale.
  • Nel giugno 2003 il Ponte sullo Stretto è stato inserito tra i 18 progetti prioritari a livello europeo da rendere operativi entro il 2020. Lo ha stabilito il Gruppo di Alto Livello per la rete di trasporto transeuropea (TEN-T) presieduto da Karel Van Miert, incaricato dalla Commissione di identificare i progetti prioritari e i principali Corridoi sui quali concentrare gli sforzi e gli investimenti dei Paesi membri.
  • L’approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe è avvenuta il 1° agosto 2003 con la valutazione positiva di compatibilità ambientale.
  • La stipula dell’Accordo di Programma, nel novembre 2003, tra il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero dell’Economia, la Regione Calabria e la Regione Siciliana, l’Anas, Rete Ferroviaria Italiana e la Società Stretto di Messina, ha definito gli impegni tecnici e finanziari dei soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera.
  • Nell’dicembre 2003 è stata stipulata la nuova Convenzione, comprendente il Piano finanziario, tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina.
  • Nell’aprile 2004 il Parlamento Europeo ha approvato il Piano Van Miert per lo sviluppo delle Reti Transeuropee di Trasporto (TEN-T), che nell’ambito del Corridoio 1 Berlino-Palermo prevede la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
  • Nel maggio 2004 sono stati siglati i protocolli sindacali relativi, tra l’altro, alla sicurezza dei cantieri ed alla formazione professionale, elemento essenziale per lo sviluppo delle opportunità occupazionali nelle aree direttamente interessate, nonché al sistema di regole di relazioni industriali a livello nazionale e locale.
  • Nell’agosto 2004 è stato certificato il sistema in qualità per l’esperimento di gare d’appalto ad evidenza pubblica.
  • Nell’agosto 2005 il Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere e la Società Stretto di Messina hanno sottoscritto un protocollo d’intesa concernente l’attività di monitoraggio finalizzata alla prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle transazioni finanziarie relative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto e dei suoi collegamenti.
  • Tra gennaio e aprile 2006 sono stati firmati i contratti con Contraente Generale, Project Management Consultant, Monitore Ambientale e Broker Assicurativo a seguito della conclusione di quattro gare internazionali avviate tra il 2004 ed il 2005.
  • Il 24 novembre 2006, la Legge n. 286 ha stabilito di non considerare il Ponte sullo Stretto di Messina una priorità nel programma di Governo. Viene pertanto differita nel tempo ogni decisione sulla realizzazione dell’opera.
  • Il 22 maggio 2008 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha invitato la Società Stretto di Messina a porre in essere, nei tempi più brevi, tutte le condizioni per la ripresa delle attività inerenti alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
  • Nella seduta del 30 settembre 2008 il Cipe ha riconfermato la pubblica utilità del Ponte sullo Stretto di Messina.
  • Nella seduta del 6 marzo 2009 il Cipe ha deliberato uno stanziamento pari a 1,3 miliardi di euro.
  • Il 3 agosto 2009, la legge n. 102 conferma stanziamento del Cipe pari a 1,3 miliardi di euro.
  • Il 7 agosto 2009, ai sensi della Legge 3 agosto 2009 n. 102, è stato nominato il Commissario Straordinario con l’obiettivo di rimuovere entro 60 giorni gli ostacoli frapposti al riavvio delle attività.
  • Il 25 settembre 2009 è stato firmato l’accordo tra la Società Stretto di Messina e il Contraente Generale Eurolink finalizzato al riavvio delle attività per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 25 settembre 2009 è stata sottoscritta l’intesa tra la Stretto di Messina e il Project Management Consultant, la statunitense Parsons Transportation Group.
  • Il 2 ottobre 2009 il Commissario Straordinario, il linea con il mandato ricevuto, ha approvato gli accordi sottoscritti dalla Stretto di Messina rispettivamente con il Contraente Generale Eurolink e con il Project Management Consultant, la statunitense Parsons Transportation Group.
  • Il 2 ottobre 2009 il Commissario ha approvato il Piano finanziario aggiornato e deliberato dal Consiglio di Amministrazione dalla Stretto di Messina.
  • Il 2 ottobre 2009 è stato impartito l’Ordine di inizio attività al Contraente generale.
  • L’ 8 ottobre 2009 è stato impartito l’Ordine di inizio attività al Project Management Consultant.
  • Il 28 ottobre 2009 è stato impartito l’Ordine di inizio attività al Monitore ambientale.
  • L’ 11 novembre 2009 è stato nominato il commissario straordinario, per la velocizzazione delle procedure relative alla realizzazione delle opere propedeutiche e funzionali del Ponte sullo Stretto di Messina, dei relativi collegamenti stradali e ferroviari nonché delle opere e misure mitigatrici e compensative. La nomina ha durata triennale.
  • Il 30 novembre 2009 è stata stipulata la Convenzione aggiornata, comprendente il Piano finanziario, tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina. La Convenzione è stata successivamente approvata con apposita norma contenuta nella Legge Finanziaria 2010.
  • Il 21 dicembre 2009 l’Assemblea straordinaria degli Stretto di Messina ha approvato l’aumento di capitale dell’importo complessivo di 900 milioni di euro, a seguito degli stanziamenti previsti in favore di Anas ed RFI dalla delibera Cipe del 17 dicembre 2009 e dalla Legge Finanziaria 2010.
  • Il 23 dicembre 2009 avvio dei lavori dell’Opera propedeutica “Variante di Cannitello”: deviazione della esistente linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di Cannitello per risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, lato Calabria.
  • Il 1° febbraio 2010 avviata la progettazione definitiva delle opere a terra del ponte.
  • Il 1° aprile 2010 avviata la progettazione definitiva del ponte.
  • Tra maggio e giugno 2010 sono state avviate le seguenti attività: indagini di campo; aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale completo della prevista verifica di ottemperanza alle prescrizioni rilasciate dal Cipe nel 2003 e della analisi di incidenza relativa all’allargamento delle aree ZPS avvenuto nel 2005; Monitoraggio Ambientale-Territoriale-Sociale; prove aerodinamiche per il Ponte nelle gallerie del vento di Milano, Copenaghen e Ottawa.
  • Il 10 settembre 2010 è stato firmato il protocollo d’intesa tra l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group e Sviluppo Italia Sicilia, finalizzato a creare opportune forme di collaborazione per l’intera durata della realizzazione dell’Opera. Il 19 novembre è stato deliberato l’avvio dei primi stage formativi.
  • Nel novembre 2010 sono state completate le attività operative da parte del Contraente generale, del Monitore Ambientale e del Project Management Consultant che hanno comportato la presenza sul territorio dei diversi affidatari impegnati nella esecuzione delle indagini topografiche e geognostiche, nonché nelle attività di monitoraggio ante operam e nel relativo controllo dei vari lavori.
  • Il 20 dicembre 2010 la Società Stretto di Messina ha ricevuto dal Contraente generale Eurolink il progetto definitivo del ponte e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari. Il Progetto definitivo comprende anche la progettazione svolta dall’architetto Daniel Libeskind per alcune principali opere connesse alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 21 marzo 2011 la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink ed il Comune di Melicuccà (RC) hanno firmato l’Accordo procedimentale per la gestione dei siti di conferimento delle terre che interesseranno il territorio comunale nell’ambito dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 22 marzo 2011 la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink ed il Comune di Messina hanno firmato l’Accordo procedimentale per la gestione delle aree di cantiere e dei siti di conferimento delle terre che interesseranno il territorio comunale nell’ambito dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 10 maggio 2011 la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, la Presidenza della Provincia di Messina ed i Comuni di Torregrotta, Valdina e Venetico (ME), hanno firmato l’Accordo procedimentale per la gestione dei siti di conferimento delle terre che interesseranno i rispettivi territori comunali nell’ambito dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 10 maggio 2011 la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink ed il Comune di Villa San Giovanni, unitamente alle associazioni di categoria provinciali Coldiretti, Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, Associazione Sindacale Piccola Proprietà Immobiliare territoriale, hanno firmato l’Accordo sulle procedure e metodologie da adottare per la determinazione delle indennità di espropriazione per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina.
  • Il 21 giugno 2011 il Consiglio di Amministrazione della Stretto di Messina ha avviato l’esame del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e dei 40 chilometri di raccordi a terra stradali e ferroviari.
  • Il 29 luglio 2011 il Consiglio di Amministrazione della Stretto di Messina ha completato l’iter di approvazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e dei 40 chilometri di raccordi a terra stradali e ferroviari.
  • Il 4 agosto 2011 è stato firmato il Protocollo operativo per la sperimentazione del monitoraggio finanziario tra Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’economia e delle finanze, Società Stretto di Messina, Società di Progetto Eurolink, Consorzio CBI e ABI, in relazione alla variante ferroviaria di Cannitello.

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